La rivincita dell’outsider: l’ex Aim batte lo Star e tutti gli altri indici
Euronext Growth Milan tocca quota 10 miliardi di capitalizzazione
di Matteo Meneghello
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Euronext Growth Milan (la nuova denominazione dell’Aim) continua a crescere (+56% da inizio anno, meglio dello Star e di tutti gli altri listini milanesi) e tocca quota 10 miliardi di capitalizzazione. Ma soprattutto, grazie una pipeline di Ipo costantemente in crescita negli ultimi anni, si espande a macchia d’olio. E dopo una corsa ininterrotta durata 12 mesi, il listino delle società ad alto potenziale di crescita è in rampa di lancio per aggiornare nuovamente i massimi, lasciata alle spalle la micro-correzione della prima metà di ottobre.
Tra i 109 titoli del listino, 25 hanno almeno raddoppiato il prezzo dai valori precedenti alla pandemia (vale a dire febbraio 2020). Due, in particolare, Digital360 e Sciuker Frames l’hanno sestuplicato, altre tre (Digital Value, Farmaè, Portobello) l’hanno quadruplicato. Tra le realtà «ad alta crescita» ci sono player manifatturieri come Comer, Officina Stellare, Gibus, Ilpra, Clabo, Sciuker Frames, ma a prevalere sono realtà attive nei servizi, in particolare per il mondo digitale e Ict. Al di là delle singole performance, comunque, il dato di fondo è che nello scenario post pandemico il listino ha saputo consegnare alcune conferme nei fondamentali, insieme a segnali di maturità. Innanzitutto la velocità di crescita, con le nuove Ipo, si mantiene costante e se possibile accelera rispetto agli anni passati, già da record: nei primi nove mesi sono approdate sul mercato 22 società, di cui 20 Ipo e 2 Spac (a queste vanno aggiunte altre sei matricole tra ottobre e inizio novembre) con una raccolta di 548 milioni e un flottante medio del 27%. Le nuove ipo hanno registrato in media una domanda 3,9 volte superiore all’offerta, con una performance di crescita del 53%. Prosegue, poi, il flusso delle «translisting», passate al mercato principale dopo un periodo di rodaggio sull’ex Aim: dopo le 5 del 2020, altre 5 quest’anno. Una recente ricerca di KT Partners evidenzia poi un peso degli investitori esteri salito al 74%. Segnali, infine, sul fronte della liquidità: nei primi 8 mesi le 40 principali società del listino hanno generato 937mila scambi (+85,7%), con le masse quasi raddoppiate, da 1,4 a 2,6 miliardi. «La crescita dimensionale del mercato proseguirà nei prossimi 24-36 mesi - spiega Kevin Tempestini, ceo di KT&Partners -. Continuiamo ad aspettarci un sostanziale raddoppio alla fine del prossimo triennio con 35-50 società all’anno, per un totale di 250-300 a fine 2024». Sulla strada dell’ipo ormai c’è la fila. Tanto che Tempestini si spinge a consigliare «gli imprenditori che stanno valutando questo passo di programmare per tempo, in quanto è possibile che ci possano essere colli di bottiglia sia su lato della domanda che dell’offerta».
Negli ultimi quattro anni in particolare, secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, il numero di realtà quotate su Egm è cresciuto a una media del 15,5% e la liquidità nel periodo gennaio-ottobre è più che raddoppiata rispetto all’analogo periodo del 2020, raggiungendo in media i 350 milioni di euro al mese, con una crescita che, come detto, è stata superiore a quella dello Star. «Nonostante questa migliore performance - spiega Alberto Francese, responsabile corporate broking research di Intesa Sanpaolo - il rapporto enterprise value/Ebitda delle aziende dell’ex Aim sconta ancora un gap nei confronti dello Star tra il 15% e 20 per cento. Riscontriamo però un maggiore interesse da parte degli investitori istituzionali esteri, anche se l’obbligo di comunicazione trimestrale che caratterizza Star continua ad essere apprezzato, avendo a disposizione un flusso di informazioni costante. D’altra parte l’ex Aim, non regolamentato, conserva caratteristiche di flessibilità e appetibilità per le Pmi, magari a gestione famigliare, che vogliono aprirsi ai mercati finanziari».
Milano, calcola EnVent Capital markets, a oggi contribuisce al totale delle quotazioni realizzate sui mercati Growth di Euronext per oltre il 30 per cento (dato aggiornato al 31 ottobre) e registra un incremento della market cap fino a circa euro 9,6 miliardi con un aumento di oltre 60% rispetto al 2020. «Tuttavia - spiega Franco Gaudenti, presidente e cofondatore di EnVent - l’incidenza della capitalizzazione di mercato della nostra Borsa sul pil nazionale resta ferma intorno al 45% per cento rispetto a un ratio di oltre il 60% della Germania e 130% della Francia. Un definitivo sviluppo del nostro mercato è legato inscindibilmente a crescita e sviluppo delle imprese italiane e comporta una prospettiva globale e un impegno strategico diretto dell’attuale Governo che ha solida esperienza e competenza, e ha già mostrato attenzione e sensibilità».

