La sfida hi-tech di Amplifon è nei nuovi apparecchi acustici
di Vittorio Carlini
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Integrare la neoacquisita spagnola Gaes. Poi: sfruttare la leva dell’innovazione tecnologica. Ancora: accelerare le vendite negli Stati Uniti. Sono tra le priorità di Amplifon. In particolare, rispetto all’ultimo focus, il gruppo scommette sulla crescita per linee interne. Si tratta di una strategia che, per essere meglio compresa, presuppone di ricordare l’articolazione di Amplifon negli Usa. Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, in quel mercato è operativo con tre società. La prima è “Miracle Ear” che ha una rete essenzialmente di negozi in franchising. Poi c’è “Elite hearing network” costituita da punti vendita affiliati. Cioè: realtà commerciali indipendenti operanti con marchi propri e che acquistano prodotti da Amplifon. Infine: “Amplifon Hearing Health Care” presente nel settore legato alle assicurazioni. Orbene: la multinazionale italiana, al netto di volere crescere in tutte e tre le realtà, punta ad accelerare attraverso “Miracle hear”. Il progetto, oltre all’incremento della produttività dei canali distributivi, prevede uno sforzo nel marketing. Su quest’ultimo fronte Amplifon, come gruppo, nel 2017 ha investito intorno all’8% dei ricavi nel 2017. L’obiettivo è incrementare l’esborso di circa il 15% l’anno per arrivare, nel 2020, ad un impegno che valga il 9% del fatturato. Detto che gli esborsi maggiori sono previsti in Europa, parte di questi denari sarà, per l’appunto, anche appannaggio del marketing negli Usa. Soprattutto sui canali più innovativi (Internet e social media).
Variabile cambi
Sennonché rispetto all’ America, in parte rilevante costituita dal business negli Usa, può rilevarsi che il primo semestre del 2018 è stato contraddistinto dal calo di ricavi e redditività reported. Un trend che, da un lato, induce il dubbio possa sussistere qualche problematica; e, dall’altro, non costituisce un buon viatico per l’obiettivo di accelerare in America. Amplifon non condivide i timori. Il dato, spiega l’azienda, è dovuto essenzialmente alla ridenominazione contabile in euro del business locale in dollari. Nel primo semestre del 2017, ricorda la società, la debolezza della moneta unica ha costituito una condizione favorevole. Quel contesto, nella prima metà di quest’anno, è venuto meno. Con il che si ha l’effetto descritto. Tanto è vero che, aggiunge Amplifon, i ricavi dell’area America in valuta locale sono saliti del 5% e lo stesso Ebitda margin, anche grazie alle maggiori efficienze operative, è aumentato al 19,1%. In conclusione per l’azienda non c’è alcun particolare problema sul tema in oggetto. Ciò detto la variabile dei cambi ha inciso sui risultati semestrali complessivi del gruppo. Vediamo di spiegarci. Amplifon, a fine giugno scorso, ha riportato numeri di conto economico in crescita. I ricavi reported si sono assestati a 662,8 milioni in rialzo del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2017. L’Ebitda e l’utile netto reported, dal canto loro, sono saliti rispettivamente a 112,2 milioni (+8,5%) e a 49,1 milioni (+ 23,5%). Questi numeri però sono stati, per l’appunto, impattati dalla variabile-valute. Sul fatturato, ad esempio, i cambi hanno pesato negativamente per 24,47 milioni mentre riguardo al Mol l’incidenza è di 5,3 milioni. Una situazione che preoccupa? La risposta di Amplifon è negativa. In primis perchè, viene ribadito, l’effetto cambi è dovuto alla ridenominazione in euro delle voci contabili e ed è legato al dollaro, le cui quotazioni si sono normalizzate. E poi perchè, nonostante la dinamica avversa descritta, l’azienda ricorda di essere stata capace di crescere. Quindi, salvo eventi imprevedibili, il gruppo non vede problemi particolari sul fronte delle valute.
Innovazione tecnologica
Fin qui alcune considerazioni sugli Usa e i conti aziendali. Tra le priorità aziendali però c’è anche l’innovazione. Così dapprima, sottolineando che la società non “costruisce” apparecchi acustici, un focus è costituito dai nuovi prodotti a marchio Amplifon. I loro lancio è avvenuto nel maggio scorso e, attualmente, rappresentano oltre il 75% delle nuove vendite in Italia (progressivamente ci sarà la commercializzazione nei mercati esteri). Altro fronte, più strettamente tecnologico, è invece l’avviato utilizzo di una piattaforma multicanale digitale. In concreto si tratta di un’applicazione che consente, ad esempio tramite smarthphone, diversi servizi: dal prenotare l’appuntamento in negozio con l’audilogista di fiducia alla regolazione dell’apparecchio fino alla comparazione dei dati di utilizzo per migliorarne la funzionalità. Inoltre, entro, il 2018 verrà introdotta la possibilità di richiedere l’assistenza in remoto per riparare determinati guasti. Insomma: Amplifon, che si posiziona nella fascia di mercato premium, vuole da parte offrire ulteriori servizi a valore aggiunto per aumentare la funzionalità del prodotto (e sfruttare anche la leva del prezzo); e, dall’altra, usare le informazioni acquisite per incrementare l’efficienza dell’apparecchio acustico (e l’operatività aziendale). Sennonché proprio l’acquisizione di dati sensibili dell’utente, in un periodo in cui la tutela della privacy è molto sentita, può essere d’ostacolo alla crescita della domanda. Il gruppo, pure consapevole del tema, rigetta il dubbio. In primis, dice Amplifon, tutti i dati sono raccolti in ottemperanza alle normative a tutela della riservatezza. Inoltre, dice sempre l’azienda, l’intero ecosistema digitale è realizzato con le tecnologie più avanzate anti-intrusione. Infine, conclude Amplifon, l’efficacia dei servizi a valore aggiunto, come mostra il trend al rialzo delle vendite, più che controbilancia eventuali preoccupazioni sul fronte della privacy.


