La Sicilia vara un piano da 150 milioni per la manutenzione di invasi e dighe
Le misure dell’Osservatorio regionale per far fronte alla carenza di acqua nell’isola che sta colpendo soprattutto le campagne. L’allarme dell’assessorato all’Agricoltura e la richiesta dell’assessore: «Dichiarare lo stato di calamità naturale»
di Nino Amadore
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Un piano da 150 milioni per intervenire sulle dighe e far fronte alla carenza di acqua in Sicilia. Fondi che però devono essere ancora trovati. Ed è solo una delle azioni messe in campo dall’Osservatorio regionale sugli utilizzi idrici, istituito per volontà del presidente della Regione Renato Schifani, e coordinato dal segretario generale dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro. Un piano, alla luce della ricognizione complessiva dei fabbisogni irrigui che in tutta la regione rimangono in forte sofferenza, che prova a far fronte alla crisi idrica definita di livello di criticità medio da cui discende la decisione a tutto il territorio regionale le misure di attenzione che, lo scorso dicembre, erano state già avviate per le province di Agrigento e Caltanissetta, ovvero quelle che, al momento, presentano i problemi più importanti sia per quanto riguarda l’uso potabile che per quello irriguo. Tra le altre azioni messe in campo il monitoraggio delle attuali risorse idriche, l’individuazione di altre fonti di approvvigionamento, la riduzione delle perdite, l’interconnessione tra le condotte degli invasi, l’utilizzo razionale dei quantitativi d’acqua disponibili. Avviato il coordinamento dell’azione degli uffici del Genio civile per il rilascio, con procedure snelle, delle autorizzazioni agli enti gestori per la perforazione di nuovi pozzi e sono state individuate le misure necessarie per il riutilizzo delle acque reflue e quelle per la sensibilizzazione al risparmio idrico. la situazione non è serena. Siciliacque, che gestisce il servizio idrico sovrambito, ha ridotto la portata d’acqua del 10% e in alcuni casi del 15% a 39 Comuni che si trovano nelle province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo (più due Consorzi di Bonifica, Agrigento 3 e Caltanissetta 4), e dal 12 gennaio coinvolti nel piano di riduzione anche 15 comuni del trapanese.
Ecco perché è necessario correre ai ripari. Sono cinque gli interventi su alcune infrastrutture dell’Isola illustrati al Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, Nicola Dell’Acqua, che nelle scorse settimane ha effettuato un lungo sopralluogo in alcuni invasi siciliani. Al commissario è stata prospettata la necessità di metter in campo azioni ritenute necessarie e prioritarie, già inserite nel “Piano Nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico” inviato al Mit dal dipartimento regionale dell’Agricoltura il 27 ottobre dell’anno scorso. «Seguiamo costantemente l’evoluzione della situazione legata alle scorte e stiamo programmando gli interventi nel breve e nel medio-lungo periodo – ha spiegato il presidente della Regione siciliana Renato Schifani –. Abbiamo adesso un quadro concreto e preciso delle opere da attuare in collaborazione con il governo nazionale per contrastare gli effetti della mancanza di piogge. Riteniamo che il Piano nazionale possa essere lo strumento più idoneo per avere le risorse necessarie a migliorare la capacità di accumulo delle dighe e il riefficientamento delle condotte». Il piano della Regione prevede l’adeguamento del sistema di tenuta e dragaggio della diga Rosamarina (provincia di Palermo) e per il miglioramento delle opere utili alla sua gestione per un importo di 25,9 milioni; lo sfangamento dell’invaso “Madonna delle Grazie” sotteso alle dighe Scanzano e Rossella in provincia di Palermo per il ripristino della capacità originaria, per 9,2 milioni; la manutenzione straordinaria del sistema di approvvigionamento primario della Sicilia centro-meridionale (diga Fanaco, provincia di Palermo) per un totale di 49,2 milioni; la manutenzione straordinaria del sistema di paratoie dello sbarramento Contrasto sul fiume Simeto (provincia di Catania) per l’alimentazione del sistema irriguo, per un importo di 48,8 milioni; la sostituzione della condotta metallica sul fiume Simeto in località Ponte Barca (in provincia di Catania) con la quale vengono consegnati i volumi irrigui alle prese di distribuzione, per complessivi 23,5 milioni.
Il tutto mentre la situazione nelle campagne si fa veramente complicata. I volumi d’acqua negli invasi siciliani sono sotto il livello di guardia, spiegano dall’assessorato regionale all’Agricoltura: il mese di gennaio è stato il quinto consecutivo con precipitazioni inferiori alla norma del periodo; è stato registrato un deficit di circa 200 millilitri di acqua e nonostante qualche pioggia, si registra una marcata differenza territoriale tra le aree costiere e le aree interne del palermitano, del nisseno, dell’ennese e della piana di Catania. «La fotografia è preoccupante – dice l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino –. Una situazione che sta danneggiando i nostri agricoltori e allevatori, già gravati dalle conseguenze dei fenomeni atmosferici anomali che hanno colpito l’isola nel 2023». E intanto il governo regionale ha deliberato lo stato di calamità naturale e istituito l’Unità di crisi sull’agricoltura

