«La situazione è delicata, servirebbe una politica monetaria selettiva»
La posizione controcorrente di Stephanie Kelton e autrice de «Il mito del deficit»
di Morya Longo
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«Le banche centrali dovrebbero avere un po’ più di umiltà. Dovrebbero riconoscere che lo strumento dei tassi non è quello giusto per combattere l’inflazione, soprattutto quando è causata da prezzi energetici elevati. Serve piuttosto un ventaglio di strumenti strategici, in grado di combattere l’inflazione nel medio termine evitando però il dolore di una recessione e il rischio di una crisi fiscale. Quando vedo i tassi dei BTp che salgono al 4%, cioè i titoli di Stato di un Paese con un debito enorme come l’Italia, mi domando se la Bce si renda conto del pericolo che questa situazione comporta». Stephanie Kelton, docente di economia e di politiche pubbliche alla Stiny Brook University, membro del Consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’economia della salute per tutti, ex capo economista della Commissione bilancio del Senato degli Stati Uniti e tra le 100 donne più influenti in ambito finanziario per Barron’s, è abituata ad esprimere posizioni controcorrente. Come ha fatto nel suo libro «Il mito del deficit» che si riconduce alla Teoria monetaria moderna. Incontrata al Forum Ambrosetti di Cernobbio, Kelton ha avuto l’occasione per argomentare le sue posizioni. Guardando proprio all’Italia.
La Bce non dovrebbe alzare i tassi di fronte a un’inflazione così elevata? Che altro dovrebbe fare?
Il problema è che gli spread dei titoli di Stato di Italia, Spagna e dei Paesi periferici stanno salendo: questo rischia di spingere questi Stati verso una situazione fiscale insostenibile, costringendoli poi a rigorose politiche di bilancio per ridurre la spesa pubblica che alla fine peggiorerebbero lo stato dell’economia. Serve invece tutt’altro: un mix di politiche fiscali e monetarie meglio calibrate.
Cioè?
Innanzitutto serve una politica fiscale che punti sugli investimenti, più che sul controllo dei deficit. Investimenti strategici in settori chiave come la scuola, la sanità o l’energia.



