La sostenibilità è ambientale, ma anche economica e sociale
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Tra i termini che, in questo periodo, hanno un gran successo, c’è certamente quello della “sostenibilità”, solitamente abbinato a tematiche ambientali ma che, per come vedremo, ha in sé il pregio di racchiudere un significato più ampio e, sotto tanti punti di vista, non ancora del tutto esplorato.
In termini ambientali, mi piace ricordare, seguendo gli insegnamenti di Herman Dayle (considerato il fondatore dell’Economia ecologica, da non confondere con l’economia dell’ambiente), che è ben difficile parlare, in modo acritico, di un incremento materiale infinito in un ambiente finito e che, sol per questo, sarebbe necessario stabilizzare (se non diminuire) il rapporto tra l’input di risorse naturali prelevato dall’ambiente e l’output sotto forma di rifiuti, gas di scarico e calore, rallentando il depauperamento delle risorse terrestri al fine di assicurare una migliore qualità della vita dei viventi ma soprattutto delle generazioni future.
Ma, come ricordavo, il concetto di sostenibilità non può essere limitato all’ambiente in quanto il tema abbraccia almeno altri due ambiti, quello sociale e quello economico: il non declinare la sostenibilità in termini anche economici e sociali significa mancare di una visione unitaria e offrire, al limite, soluzioni settoriali, per definizione, incomplete e incompiute.
Da questo punto di vista, le novità, anche normativamente, introdotte dovrebbero essere viste non come un ostacolo, ma come uno stimolo a modificare quelle routine che, solitamente, portano a una stagnazione del proprio modo di pensare e operare.
Tuttavia, è un enorme errore quello di imporre regole che, poi, non vengono rispettate, senza che ciò comporti conseguenze nei confronti dei non rispettosi: questo, infatti, può comportare un effetto espansivo della non osservanza delle regole che può arrivare a coinvolgere anche quelle magari sempre (in passato) rispettate.
