Legge di Bilancio 2024

La spesa statale in cultura ci vede ancora al terzultimo posto in Europa

L’Italia è considerata a parole una superpotenza culturale grazie all’importante patrimonio culturale del passato ma il punto debole è la spesa corrente che non investe sulla nuova produzione

di Roberta Capozucca e Giuditta Giardini

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Nel 2012, nel documento “Culture and the Structural Funds in Italy” pubblicato dallo European Network Expert on Culture, Pierluigi Sacco scriveva: «l’Italia è uno dei paesi membri dell’Unione Europea che sembra naturalmente incline a conferire alla cultura un ruolo centrale nelle sue strategie di sviluppo nazionali e locali […] Attualmente, il paese non ha una strategia nazionale, anche a livello regionale la prospettiva strategica sul campo è parziale e frammentata».
Da quel testo, sono ormai passati oltre 10 anni e, a pochi giorni dall’approvazione dell’ultima Legge di Bilancio (L. 30 dicembre 2023 n. 213, “LB”), viene da chiedersi che cosa sia cambiato. La risposta è poco, anzi molto poco a dire il vero. In questi anni, infatti, nessuna forza partitica salita al governo è stata in grado di costruire una visione politica di cosa rappresenti, e cosa dovrebbe rappresentare, il settore culturale e creativo per il nostro Paese. E questo non si afferma per ostruzionismo politico, bensì a fronte della quasi totale assenza di investimenti e di politiche strategiche che negli ultimi 10 anni hanno contraddistinto il capitolo “Spese di previsione per il Ministero della Cultura”, caratterizzato invece da un approccio emergenziale più che di spinta propositiva.

ANALISI DELLE PREVISIONI DI SPESA PER IL 2024 PER MISSIONE 1 DEL MIC

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Da quel 2012, infatti, l’andamento del bilancio del Ministero della Cultura (MiC) è sempre oscillato al di sotto della soglia dell’1% sul budget annuale di spesa, ricadendo, dopo l’aumento degli impieghi che hanno caratterizzato il periodo 2016-2020, al di sotto del 5% nel 2022 e attestandosi sullo 0,4% per le annualità 2023 e 2024. Una percentuale che secondo i dati Eurostat, fermi ancora al 2021, posiziona l’Italia al terzultimo posto in Europa per gli investimenti statali nel settore, dove la media è fissata per 71,2 miliardi di euro corrispondenti all’1% della spesa totale del settore pubblico.

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PERCENTUALE DI SPESA DEL SETTORE PUBBLICO PER SERVIZI CULTURALI E BROADCASTING NELLA UE

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SPESA GENERALE DEI PAESI DELLA UE IN INTRATTENIMENTO, CULTURA E RELIGIONE

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Spesa corrente, vero punto debole

Con una dotazione complessiva per l’anno 2024 pari a 3.670,4 milioni di euro (Articolo 15 LB), lo Stato di previsione del MiC consolida il trend, ormai decennale, del mancato aumento della spesa corrente. Che cosa significa questo? Significa che si continua a spendere negli ambiti su cui già si stava spendendo. E, anche se il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti lo definisce “un percorso di prudenza, responsabilità e fiducia”, le poche novità introdotte per il nostro settore sembrano un ‘contentino’ da dare in pasto ai giornali, piuttosto che il segno di una precisa posizione politica. È il caso dell’autorizzazione di spesa per il Parco Archeologico di Pompei che, nonostante sia già un istituto con ampia autonomia di budget e capacità di introitazione tramite visite pari a 20 milioni di euro, riceverà a decorrere dal 2024 un budget di 4 milioni di euro per l’avvio di nuove campagne di scavo (Articolo 1, comma 333 LB). Sebbene sia opportuno precisare che questa misura si accoppia con l’autorizzazione di spesa di altri 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2024 per la manutenzione ordinaria e la valorizzazione di Istituti culturali nazionali, in particolare dei parchi e delle aree archeologiche, noi continuiamo a chiederci perché una campagna di scavo sia stata finanziata dalla Legge di Bilancio (Articolo 1, comma 336 LB).

Valorizzare non significa vendere

Per la valorizzazione, gli investimenti passano attraverso il combinato disposto di due commi i quali sembrano spiegare l’approccio utilitaristico che insiste su questa funzione concorrente tra Stato e Regioni. L’Articolo 1, comma 334 LB prevede, infatti, che gli introiti di visite e servizi di cui all’Articolo 117 D.Lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) saranno gestiti in forma diretta dagli istituti e dei luoghi della cultura, individuati dall’Articolo 101 del Codice dei Beni Culturali, mentre il comma 338 fa salva la possibilità per il MiC di disporre di una quota dei proventi «conseguiti in occasione di concerti, mostre, manifestazioni culturali e altri eventi dagli uffici del Ministero» possa essere riassegnata a mezzo di decreti del Ragioniere Generale dello Stato «destinata alla tutela e alla valorizzazione dei beni e delle attività culturali».
La riallocazione delle risorse tra i musei e i siti culturali non è certamente una novità per il Ministero. Leggendo tra le righe quello che sembra cambiare sono le modalità di assegnazione di tali risorse che, a discrezionalità del Ministro, verranno prelevate e destinate alla previsione di spesa del Ministero, per non meglio specificate attività di tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali. Ma per quali attività? Entro quali parametri e secondo quali percentuali? E poi, chi se ne occuperà?

Una, nessuna, centomila capitali italiane della cultura

All’interno di questo ragionamento, si inserisce anche il finanziamento del progetto già annunciato dal Ministro Gennaro Sangiuliano della Capitale italiana dell’arte contemporanea, istituita con comma 339 dell’Articolo 1 LB. La procedura di selezione, che sarà definita con decreto del Ministro della Cultura e intesa in sede di Conferenza unificata, prevede l’assegnazione alla città designata di 1 milione di euro per interventi di riqualificazione di aree e spazi destinati alla fruizione dell’arte contemporanea. Un’operazione che probabilmente genererà confusione con le altre iniziative esistenti, come la Capitale della Cultura e quella del Libro. Certo è che l’iniziativa, dal forte valore comunicativo, non incide sull’asse della produzione artistica dove continuano a mancare fondi e normative a sostegno dell’attività degli artisti, nonché ad ampliare la circolazione delle opere contemporanee.

Definanziamento al cinema e all’audiovisivo

Relativamente agli interventi operati in Sezione I, che determinano complessivamente una diminuzione di 51,7 milioni di euro si evidenzia che l’Articolo 1 comma 538 LB riduce, a partire dal 2024, il finanziamento minimo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo di 50 milioni di euro annui, facendolo passare da 750 milioni di euro a 700 milioni di euro. Il capitolo 8599 dello stato di previsione del MiC, denominato “Fondo per lo sviluppo degli investimenti del cinema e dell’audiovisivo” viene, quindi, ridotto di 43 milioni di euro annui a decorrere dal 2024 (la restante riduzione di 7 milioni di euro annui, a decorrere dal 2024, risulta iscritta nel cap. 7765 dello stato di previsione del MEF, denominato “Somma da accreditare alla contabilità speciale 1778 “Agenzia delle entrate – fondi di bilancio”).

Tax credit per il cinema

L’Articolo 1, comma 538 LB, modifica l’Articolo 13, comma 2 della “Legge Cinema” (L. n. 220/2016) riducendo la dotazione del Fondo per il cinema e l’audiovisivo. La Legge è ulteriormente modificata nella parte relativa al tax credit e ad essere modificati sono i parametri. Per opere cinematografiche e audiovisive l’Articolo 1, comma 54 LB lascia l’aliquota del credito d’imposta al 40% ma, si legge, «è fatta salva la possibilità, nello stesso decreto, di prevedere aliquote diverse o escludere l’accesso al credito d’imposta in base a quanto previsto dall’articolo 12, comma 4, lettera b) (che indica gli obiettivi e le tipologie di intervento n.d.r.) ovvero prevedere aliquote diverse in relazione alle dimensioni di impresa o gruppi di imprese, nonché in relazione a determinati costi eleggibili o soglie di costo eleggibile, ferma rimanendo la misura massima del 40 per cento». È previsto, nel modificato articolo 17, a favore delle piccole e medie imprese un’aliquota massima fino al 60%. È aumentato fino al 40% il credito d’imposta sui costi di funzionamento delle sale cinematografiche per esercenti grandi sale, per le piccole e medie il credito può arrivare fino ad un massimo di 60%.

Altri finanziamenti e rifinanziamenti

Si segnalano, inoltre, gli interventi previsti all’Articolo 1, comma 407 LB a mezzo del quale gli uffici territoriali del MiC potranno accelerare il processo di ricostruzione di chiese o altri edifici – come previsto dall’articolo 11, comma 11-bis, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125 – delegando attraverso accordi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le funzioni di stazione appaltante ai competenti uffici periferici del provveditorato interregionale per le opere pubbliche, agli Uffici speciali per la ricostruzione, ai comuni e alle diocesi.

L’Articolo 1 comma 58 LB autorizza l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale di avvalersi del supporto dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. per l’attuazione delle attività e delle misure della strategia nazionale di cyber- sicurezza. L’Articolo 1 comma 517 autorizza una spesa pari a 300.000 euro per l’anno 2024 in favore del comune di Vogogna per finanziare, nell’ambito di attuazione della Strategia nazionale per le aree interne, l’intervento di recupero dell’episodio di archeologia industriale della Bulloneria Morino di Vogogna anche mediante l’accordo di programma tra l’Università del Piemonte Orientale e il comune di Vogogna, beneficiario del presente provvedimento. Tra i rifinanziamenti, solo per il 2025, sono stati stanziati 500.000 euro per il Museo MAXXI di Roma percepirà e 400.000 euro per il Teatro Carlo Felice di Genova. Contestualmente viene ridotto di 400.000 euro a regime lo stanziamento iscritto sul piano di gestione relativo al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro alla Scala di Milano.

Che fine ha fatto l’indennità di discontinuità?

Non compare tra le voci della Legge di Bilancio la cosiddetta indennità di discontinuità a favore dei lavoratori dello spettacolo poiché già normata con Decreto Legislativo del 30 novembre 2023 n. 175. Dopo ben 78 audizioni parlamentari in Commissione congiunta Cultura e Lavoro, il D.Lgs. «Riordino e revisione degli ammortizzatori e delle indennità e per l’introduzione di un’indennità di discontinuità in favore dei lavoratori del settore dello spettacolo» è stato approvato dall’Esecutivo.
Partendo dagli interventi e dagli investimenti previsti da questa Manovra finanziaria, abbiamo chiesto a Alessandro Ferdinando Leon, Presidente e legale rappresentante di CLES S.r.l., qual è, secondo lui, l’impronta che questo governo intende dare al settore culturale e dove si poteva fare di più.
«La Manovra 2024 segue la grande riforma del Ministero della Cultura voluta dal Ministro Sangiuliano, la quale ha rallentato l’azione di governo (con la Legge 137 del 2023 il Ministero della Cultura, ha smantellato l’organizzazione per Direzioni Generali per fare ricorso al modello dei Dipartimenti n.d.r.). Seppur sembra difficile apprezzare il cambiamento e comprendere la direzione che Sangiuliano intende dare al suo mandato, possiamo dire che di certo non sia stata una finanziaria distruttiva: si è mantenuto per il momento lo stesso sistema, l’autonomia museale è stata ampliata, ci sono stati dei tagli, ma non una vera e propria rivoluzione. Questo potrebbe preannunciare una fase di transizione, ma è forse ancora presto capire dove si stia andando. Intanto, sono state cambiate “le teste” nelle posizioni apicali, un passaggio che si preannuncia a mio parere molto importante di cui vedremo gli effetti nel prossimo futuro».
Cosa si poteva fare di più? «Avrei voluto vedere maggiore spesa corrente anche al costo di una riduzione della spesa in conto capitale. Lo sguardo poi dovrebbe andare oltre al mondo della cultura tradizionale del patrimonio culturale, iniziando ad abbracciare in un’ottica sistemica anche a quello più ampio delle imprese culturali e creative. Ad oggi questo governo non ha agito, se non attraverso l’attuazione del PNRR, su vere e proprie politiche industriali di settore. Per ora non ci resta che aspettare, attendendo a tal proposito le prossime mosse del sottosegretario Gianmarco Mazzi per lo spettacolo dal vivo».

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