Osteoporosi

La start up che rivoluziona i test sulle ossa

M2TEST, fondata da mamma ingegnera e figlia farmacistaalla prova crowdfunding per il device Otto: il test affianca la densitometria

di Barbara Ganz

 L’idea è nata nel 2004: un nuovo test per l’osteoporosi da affiancare alla tradizionale densitometria. Francesca Cosmi e Alessandra Nicolosi  hanno presentato un nuovo device al Ces di Las Vegas. Il test si esegue sulla mano

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Francesca Cosmi, ingegnera e docente universitaria con oltre 30 anni in ambito dell’ingegneria biomeccanica, autrice di oltre 170 pubblicazioni, e Alessandra Nicolosi, laurea in Farmacia e 10 anni di esperienza in ambito di gestione aziendale, oltre a quattro anni in ambito regolamentatorio dei dispositivi medici, sono madre e figlia startupper con un obiettivo: cambiare la diagnosi, il monitoraggio e la prevenzione delle alterazioni ossee e del rischio di frattura.

L’idea nasce nel 2004, quando Cosmi collabora a un progetto che riguarda metodi ingegneristici per valutare l’impatto dei viaggi spaziali sulle ossa umane: «Pensa se si potesse usare nella clinica di ogni giorno, ha detto uno dei membri del team. Quelle parole mi sono rimaste impresse e ho iniziato a lavorarci. Negli anni l’idea ha via via preso forma e superato le prime verifiche, e nel 2016 con mia figlia fresca di laurea, che non aveva intenzione di svolgere la professione di farmacista, e Innovation Factory, è nata M2TEST, incubata in Area Scienze park di Trieste, una delle città a più alta densità di ricercatori e innovazione al mondo».

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Sono passati otto anni, nei quali Francesca ha messo a punto il metodo scientifico e l’esame chiamato Bes Test®, e Alessandra ha preso in mano la parte gestionale, frequentando corsi e master per gestire il passaggio fra il laboratorio e il mercato.

Nel 2019 è a Berkeley, e sembra tutto pronto per il grande salto in America: ma è vicina la paralisi mondiale determinata dalla pandemia e ogni progetto si ferma. Non per molto; oggi Cosmi e Nicolosi sono di rientro dal Ces di Las Vegas, il principale evento rivolto alle nuove tecnologie che si è svolto a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio. Qui è stato presentato Otto, il medical device che serve a portare il test ovunque.

L’ambito è quello della digital healt: Otto è un nuovo medical device controllabile da remoto che unisce le funzionalità hardware necessarie per l’acquisizione delle biopsie virtuali e quelle in cloud del software Bes Test di analisi della struttura ossea. «Una piccola rivoluzione, poiché il nuovo dispositivo sarà posizionabile anche in locali diversi dallo studio medico, come ad esempio le farmacie o le palestre, ma anche la sala d’attesa del medico di famiglia, per favorire l’accesso del pubblico a diagnosi e prevenzione».

Il problema

Ogni 3 minuti nel mondo una persona subisce una frattura a causa della fragilità ossea. In Italia, si stima che i costi associati alle fratture ammontino a 40 milioni all’anno. Il 50% di queste fratture potrebbe essere evitato valutando non solo la densità, ma anche la struttura interna delle ossa. Cosmi lo spiega in modo semplice così: «Un conto è guardare alla densità del materiale osseo, e quello già si fa. Un altro aspetto è la struttura, la sua elasticità, a un livello più interno dell’osso. A parità del metallo, un conto è avere la struttura della torre Eiffel, un altro è avere parti non assemblate: potremmo definirlo l’effetto mi piego ma non mi spezzo».

Il metodo

Il Bes Test non intente soppiantare la densitomeria, ma affiancarla: è in grado di simulare le sollecitazioni meccaniche su una biopsia virtuale, funzionale, del paziente. Il medico accede alla piattaforma e carica le radiografie acquisite secondo il protocollo; di qui l’algoritmo proprietario simula virtualmente la risposta elastica della struttura interna dell’osso e il referto è pronto in pochi minuti.

Ci sono già 16 early adopters che stanno usando il metodo, fra strutture ospedaliere e studi privati. Oltre 12mila pazienti esaminati, a un costo contenuto. E poi ci sono le sperimentazioni, come gli studi pilota sull’uso del Bes Test per i pazienti in dialisi (ospedale Gemelli di Roma e Università di Verona), quelli per la valutazione del danno osseo nelle terapie ormonali e il monitoraggio della condizione fisica nello sport sempre con l’Università di Verona.

Oggi M2TEST apre il capitale agli investitori anche non professionali, con la formula della raccolta pubblica. «Ci si può regalare una quota, anche piccola, di una startup rivoluzionaria che può fare il bene di tutti, e il regalo è doppio perché si possono scaricare dalle tasse il 30% dell’investimento, che parte da 500 euro», spiega Cosmi. Le quote si possono anche rivendere in futuro, ad esempio in occasione di una exit. L’obiettivo iniziale sono 100mila euro di raccolta (al momento della chiusura di questa pagine, lunedì 15 aprile, era appena stato raggiunto), per arrivare a 600mila nella seconda fase. Ci saranno anche nuove assunzioni; inoltre i fondi serviranno all’apertura di una sede americana e ad avviare la pratica di certificazione Fda, l’ente regolatore americano. Non solo: il 2024 è anche indicato come l’anno del completamento di studi e documentazione necessari per l’ingresso nelle Linee Guida ministeriali come esame diagnostico.

Fra le tappe che hanno portato la startup fin qui, da citare il primo aumento di capitale nel 2021 e la partecipazione a Prospera Women Program a Seattle; nel 2022 la vittoria di Up2Stars (Intesa San Paolo) e nel 2023 i Premi America Innovazione e Donna & Lavoro Eurointerim 2023, oltre alla partecipazione al percorso Elite di Intesa San Paolo. M2TEST ha tre brevetti attivi in Italia e in Usa e il Bes Test è entrato nelle piattaforme di welfare aziendale con Bnp Paribas (oltre 500 dipendenti nelle 4 sedi principali di Milano, Napoli e Roma) e Findomestic.

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