Geografie

I rubini di Groenlandia: un tesoro nascosto sotto il ghiaccio

La società che possedeva la concessione per l’estrazione ha dichiarato bancarotta alla fine del 2024 e ora c’è incertezza su chi conquisterà uno dei giacimenti più grandi del pianeta. E che può essere un modello di sostenibilità per tutta l’industria

di Chiara Beghelli

4' min read

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Una divinità delle acque, dalle forme sinuose e ondeggianti dove si fondono la cultura e la storia dei popoli norreni e degli Inuit. È la figura scelta dallo scultore canadese Thomas McPhee per intagliare il favoloso rubino da oltre 440 carati trovato nel terreno ghiacciato della Groenlandia. Era il 2015, e da un anno la società canadese True North Gems, dopo ben 10 anni, aveva finalmente ricevuto dal governo dell’isola la concessione trentennale per avviare le sue attività di estrazione mineraria.

Perché Donald Trump vuole a tutti i costi la Groenlandia

Dei tanti minerali che già a inizio ’800 lo studioso Carl Ludwig Giesecke (ex attore e, a sua detta, vero librettista del Flauto Magico di Mozart) aveva individuato nelle spedizioni lungo le coste della Groenlandia, a bordo delle imbarcazioni Inuit, i rubini erano una scoperta relativamente recente. Solo nel 1965, in effetti, Martin Ghisler del Geological Survey of Greeland scoprì i primi rubini nella zona di Aappaluttoq, nel sud-ovest dell’isola, a circa 160 km a sud della capitale Nuuk. Un nome, un destino: Aappaluttoq in groenlandese significa “rosso”.

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Il Kitaa Ruby scolpito

Torniamo al rubino intagliato e noto da allora come Kitaa Ruby, il nome della ex area amministrativa della Groenlandia occidentale dove è stato trovato, e diventato una scultura preziosa da oltre 302 carati. La True North Gems era convinta di aver visto giusto, sotto quel terreno ghiacciato. Negli anni precedenti aveva già individuato smeraldi lungo il corso dello Yukon, a Tsa Da Glisza, e zaffiri nell’isola canadese di Zaffin. Ma era proprio in Groenlandia che secondo loro si celava uno dei più grandi giacimenti di rubini di tutto l’emisfero boreale: i depositi individuati erano 29 , disposti su un’area di 110 km quadrati. E c’erano anche zaffiri rosa. Per iniziare a scavare si formò una nuova società con il contractor norvegese LNS Group, la True North Gems Greenland, per il 76% controllata dai canadesi e per il 27% da Lns, che si occupava appunto delle attività di estrazione.

Il potenziale, per quella nuova industria, era enorme: il commercio dei rubini del Myanmar, i più numerosi e preziosi del pianeta, era bloccato dalle sanzioni subite fin dal 2008 e rafforzate nel 2021 e 2023, che impedivano la vendita delle gemme sui mercati statunitense ed europeo. Almeno, la vendita legale. Ma proprio in quegli anni, altri grandi giacimenti erano stati scoperti in Mozambico, con gemme di qualità anche migliore di quella dei rubini della Groenlandia: anche se racchiudevano l’inizio della storia della Terra, visto che si stima risalgano a 3 miliardi di anni fa, appena uno in meno dell’età del nostro pianeta, le loro frequenti inclusioni, dei difetti, richiedevano trattamenti chimici. Per questo venivano spedite in Thailandia, dove True North Gems aveva aperto una filiale, Paese noto da secoli per i suoi metodi di miglioramento del colore delle gemme.

Tuttavia i primi dati di vendita, nel 2016, furono tutt’altro che soddisfacenti per gli investitori. True North Gems fu costretta a dichiarare bancarotta, per poi essere rilevata, appena 10 giorni dopo, da Lns Group. Nacque così una nuova società, la Greenland Ruby. E fu subito chiaro che per sopperire a una qualità definita “media-commerciale” bisognava puntare anche su altro. L’aiuto a comprendere la strategia da adottare viene paradossalmente dalle proteste locali, che già da anni avevano accompagnato le attività estrattive: nel 2007, infatti, quando True North Gems aveva iniziato i suoi sondaggi, la 16th August Union, in particolare, contestava il fatto che si sarebbe potuto formare un monopolio che avrebbe escluso dai benefici economici le popolazioni locali, peraltro impedendo loro di raccogliere gemme, come accadeva da secoli.

La mossa di entrare a far parte, come prima attività estrattiva, del Responsible Jewellery Council nel 2019 fu decisiva, come quella di far tracciare ogni rubino sin dal momento dell’estrazione. Non solo: vennero coinvolti designer locali per creare gioielli ispirati alla tradizione, come Tupârna (Dubaarna) Simonsen e Camilla Lennert, che fecero correre intorno ai rubini linee che ricordavano i tatuaggi Inuit e i paesaggi della Groenlandia. Si decise anche di fondare una ong, la PinkPolarBear Foundation, per «supportare la ricerca polare internazionale in tutte le discipline, con l’obiettivo di proteggere gli abitanti (umani, animali e vegetali) della Groenlandia, colpiti dal cambiamento climatico», versando una quota dei proventi della vendita dei rubini.

Anello di Gubelin com rubino della Groenlandia

Nonostante tutto, il progetto non decollerà mai. I costi sono molto alti, l’inflazione corre, il mercato non recepisce le gemme come sperato, nonostante l’autentico impegno per garantirne sostenibilità e tracciabilità. I conti di Greenland Ruby crollano, le estrazioni si fermano, fino alla bancarotta dichiarata lo scorso settembre. Ma è qui che la storia dei rubini della Groenlandia si chiude? «Greenland Ruby ha fatto investimenti considerevoli sia nei servizi sia nelle infrastrutture relative all’estrazione mineraria, per Aappaluttoq come per la comunità groenlandese – ha detto il ceo Arnt Eirik Rørnes - . Inoltre, l’azienda ha sviluppato nuovi e moderni canali per la vendita e la distribuzione delle gemme, e offre un potenziale realistico per la creazione di posti di lavoro e ricchezza in Groenlandia». Non solo: Greenland Ruby detiene ancora la licenza per estrarre da uno dei depositi più ricchi del pianeta e non da ultimo il suo sistema di tracciabilità è qualcosa che l’industria può prendere a modello.

Alle mail inviate dal Sole 24 Ore il vecchio proprietario, Lns Group, non ha risposto. Le mire del presidente Trump sull’isola sono state attratte anche dalle potenzialità dell’industria dei rubini? Certamente la gemma, soprattutto di altissima qualità, oggi è sempre più rara, e se si tratta di pezzi sopra i 3-5 carati allora il prezzo che possono raggiungere non ha limiti. In Mozambico, peraltro, le estrazioni continuano, ma Gemfields, che lì possiede la grande miniera di Montepuez , ha dichiarato di recente che le estrazioni degli ultimi sei mesi sono state meno soddisfacenti del previsto, ed è a volte costretta a sospendere le operazioni a causa dei disordini politici che attraversano il Paese. Si stanno facendo esplorazioni in Kenya, in Malawi. Ma sotto il ghiaccio della Groenlandia c’è probabilmente un mare di piccoli e preziosi fuochi che aspettano solo di vedere la luce. Grazie a qualcuno che si prenda cura della loro terra e di chi la abita.

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