Il caso elvetico

La Svizzera resta allergica alla morsa dell’inflazione (grazie al super franco)

A gennaio tasso al 3,3%: livello alto per il Paese ma imparagonabile rispetto ai vicini

di Lino Terlizzi

3' min read

3' min read

La Svizzera si conferma allergica all'inflazione. Anche qui i prezzi sono saliti nell'ultimo anno, ma il tasso elvetico di inflazione rimane nel complesso nettamente più basso rispetto alla gran parte dei Paesi sviluppati. Secondo l'Ocse, l'inflazione annua nel 2022 è stata del 2,8% in Svizzera, del 7,9% nel Regno Unito, dell'8% negli Stati Uniti, dell'8,4% nell'Eurozona. Lo scorso agosto l'aumento dei prezzi al consumo svizzeri ha toccato un picco al 3,5%, ma nei mesi successivi c'è stato un graduale calo. In gennaio di quest'anno c'è stato un rimbalzo al 3,3% in rapporto a dodici mesi prima, ma occorre tener presente l'effetto concentrato nel mese degli incrementi nelle bollette, soprattutto per gas ed elettricità.

Le previsioni

Abituata ad avere un'inflazione annua più vicina allo zero che al 2% (la Banca nazionale svizzera punta a rimanere un po' al di sotto di questa soglia massima), la Confederazione vive questa come una fase di inflazione insolita. Ma molti residenti in Svizzera diventano più tranquilli quando vedono le cifre più elevate di molti altri Paesi.

Loading...

A Berna la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) d'altronde in dicembre ha pubblicato previsioni di un calo dell'inflazione annua al 2,2% quest'anno e all'1,5% il prossimo, con crescite economiche rispettivamente dell'1% e dell'1,6%, dunque senza recessioni annue. La Banca nazionale per contrastare l'inflazione ha comunque alzato il tasso di riferimento sul franco, che ora è all'1%, abbandonando a partire dal giugno scorso un lungo periodo di tassi di interesse negativi.

L’effetto valuta

Il franco, appunto. Una delle ragioni per cui la Svizzera ha un'inflazione contenuta è proprio la forza della valuta. Con una moneta robusta, la Confederazione può contare su importazioni di fatto meno care. In particolare in momenti di forti rincari a livello internazionale. La Banca nazionale ora non considera più sopravvalutato il franco: in questo contesto, va bene così. La valuta elvetica tende a rafforzarsi grazie sia alla solidità di fondo dell'economia svizzera sia al fatto che una parte degli investitori la considera un bene rifugio. A lungo la Banca nazionale e buona parte delle imprese elvetiche hanno considerato il franco forte un serio ostacolo all'export, di qui il freno posto con i tassi negativi e gli acquisti valute estere. Sono però subentrati due elementi: il citato contesto di inflazione e il fatto che l'export svizzero, molto basato su beni ad alto valore aggiunto, ha comunque nel complesso tenuto, anche con la valuta molto forte.

Il fattore energetico

In un reportage di questi giorni, l'emittente americana Cnbc ha fatto notare come la Svizzera, Paese in generale caro, abbia comunque un sistema di approvvigionamento di energia più diversificato rispetto a molti altri Paesi, con una buona quota tra l'altro dell'idroelettrico, ben presente sul territorio in gran parte montagnoso. Ciò, insieme al fatto che in Svizzera la mano pubblica continua per alcuni aspetti ad essere presente nel comparto energia ed a regolarlo in modo non secondario, ha contribuito per una parte degli esperti elvetici a limitare i danni dell'onda di rincari.

Spesa e debito

Un altro fattore di fondo da considerare è peraltro quello della spesa e del debito. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, la Svizzera ha avuto l'anno scorso una spesa pubblica pari a circa il 34% del Pil e un debito pubblico pari a circa il 40% del Pil. Si tratta di percentuali al di sotto della media delle economie avanzate. Alcuni esperti della piazza elvetica sottolineano che, con questo livello contenuto di spesa pubblica (con entrate pubbliche di poco inferiori) e con un debito pubblico limitato, il Paese riesce comunque ad avere buoni standard sia nell'economia sia nel welfare. Con un'altra annotazione, tornando al tema: fare molta spesa e molto debito pubblici significa tra l'altro anche, in sostanza, stampare più moneta e contribuire quindi a diminuire il valore della valuta, favorendo l'inflazione. Esattamente quello che la piccola ma abbiente Svizzera tenta di non fare, come emerge più chiaramente in una fase come questa.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti