La guerra in Ucraina

La Ue insiste e prova a farsi sentire: sedicesimo pacchetto di sanzioni alla Russia

Bruxelles va controcorrente e dà il via libera diplomatico a un’ampia gamma di misure che aggiungono, tra l’altro, 73 imbarcazioni alla lista di navi fantasma che Mosca usa per aggirare l’embargo sul petrolio

dal nostro corrispondente Beda Romano

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese  Emmanuel Macron

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BRUXELLES – In un contesto internazionale drammaticamente incerto, l’Unione europea ha varato a livello diplomatico un 16mo pacchetto di sanzioni contro la Russia (il benestare politico è atteso lunedì). La decisione può sembrare anacronistica, mentre Mosca sta trattando con Washington la fine delle ostilità in Ucraina. In realtà, dietro al varo delle nuove misure sanzionatorie, c’è (anche) il tentativo di pesare sul negoziato, in un momento in cui l’Unione europea appare esclusa.

Il pacchetto è particolarmente ampio. Tra le altre cose prevede l’uscita di 13 istituti di credito russi dalla rete Swift, che gestisce le transazioni interbancarie; l’iscrizione di altre 73 imbarcazioni sulla lista delle navi-fantasma; la sospensione delle licenze di trasmissione di otto società editoriali; la messa al bando delle importazioni dalla Russia di alluminio e di altri prodotti quali il cromo; e il divieto di viaggio in Europa così come il congelamento degli attivi per altre 48 persone e 35 entità.

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La questione delle navi-fantasma è interessante. Queste imbarcazioni sono utilizzate dalla Russia per aggirare le sanzioni esistenti volte a limitare le esportazioni di petrolio russo. La flotta-fantasma, composta da navi spesso fatiscenti e non registrate, è presente soprattutto nel Mar Baltico. Le imbarcazioni operano senza assicurazione occidentale e con equipaggi inesperti. Il loro numero è esploso dopo l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022.

Come detto, il 16mo pacchetto di sanzioni può apparire anacronistico, alla luce del fatto che gli Stati Uniti e la Russia stanno ormai negoziando un cessate-il-fuoco tra Mosca e Kiev. In realtà, le nuove misure sanzionatorie erano in lavorazione da tempo, e per molti versi possono essere attribuite a una certa inerzia. Al tempo stesso servono all’Unione europea per mantenere alta la pressione sulla Russia e tentare di imporsi al tavolo delle trattative.

Analizzava così un diplomatico: «C’è chi pensa già a un 17mo pacchetto di sanzioni. Altri sono più cauti, non fosse altro per via dell’impatto economico che ulteriori sanzioni potrebbero avere sulla loro economia. C’è chi poi ricorda l’ultimo comunicato del Gruppo dei Sette». Nella dichiarazione del G7 uscita sabato si legge: «Qualsiasi nuova sanzione aggiuntiva dopo febbraio dovrebbe essere legata al fatto che la Russia intraprenda sforzi reali e in buona fede» per terminare la guerra.

Lunedì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ammesso che l’Europa dovrebbe essere ammessa al negoziato in corso. L’inviato americano per l’Ucraina, Keith Kellogg, è passato da Bruxelles martedì per discutere della questione con i vertici dell’Unione europea. Spiegava ieri un altro diplomatico: «Il tema delle sanzioni ci può essere utile per partecipare alle trattative. L’altro tema è puramente economico e ha a che fare con il nostro possibile contributo alla ricostruzione del paese».

Intanto il presidente del Consiglio europeo António Costa sta effettuando un giro di telefonate tra i leader europei per capire quale sia la loro posizione su due temi cruciali: il sostegno all’Ucraina e le garanzie di sicurezza da offrire a Kiev. Le due questioni non sono banali. Non solo perché sono motivo di divergenze tra i Ventisette, ma anche perché dalla coesione dimostrata dai paesi membri dipenderà in ultima analisi il peso politico dell’Europa nella vicenda.


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