La via della lana: viaggio alla ricerca del vello più raro e pregiato del mondo
Il filo di questa storia comincia in Anatolia, attraversa l’Andalusia e il Vecchio Continente per sbarcare fra eucalipti secolari e siti aborigeni, nei remoti paesaggi di Tasmania e Australia del sud.
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La bellezza a volte comincia con gesti minuti e ripetitivi. Lo sanno bene Everard e Matthew Linke, padre e figlio, allevatori nel Victoria Centrale, Australia del sud. Una volta all’anno tosano le loro pecore, stendono i velli su un lungo tavolo di legno, eliminano i bordi e le parti sporche e ruvide, e cominciano ad analizzare la lana più pregiata, quella che cresce sui fianchi e sull’addome dell’animale: ne strappano un fiocco alla volta, lo strofinano tra le dita, lo tirano per la sua lunghezza. Piccoli gesti appunto, quasi impercettibili quando entrambi hanno la testa china e le mani affondate in quella nuvola biancastra e soffice. Gesti che rappresentano l’inizio di un lungo e affascinante viaggio, capace di trasformare quei velli in uno dei tessuti più pregiati al mondo.
Un fiocco di lana è lungo mediamente 7-8 centimetri, ma è capace di raccontare molte storie. «Ogni fibra registra nella sua struttura tutto quello che è accaduto negli ultimi dodici mesi di vita», mi spiega Matthew. «Com’è cambiata la dieta, i periodi di siccità o di troppa pioggia, infezioni, gravidanze... La lana si adatta e modifica spessore e resistenza». Ogni brusco cambiamento può trasformarsi in un punto di rottura della fibra, e ridurne così il valore.
Le bizzarrie del clima sono fuori dal controllo umano, ma mantenere un’alimentazione bilanciata ed evitare virus e batteri sono gli obiettivi principali dell’allevatore, il risultato di un lavoro duro e costante nei pascoli, di decisioni prese davanti alle mappe metereologiche, e del controllo quotidiano della salute delle greggi. «Fortunatamente, nella nostra regione possiamo avere inverni meno piovosi o estati più calde e secche, ma mai fenomeni estremi», aggiunge Everard. «E i giacimenti d’acqua non mancano». La fattoria Glenholme, di proprietà dei Linke dalla metà del Novecento, si trova infatti in una delle regioni più fertili e verdi dell’Australia del sud, con una terra vulcanica che agli inizi dell’Ottocento ha attirato allevatori da tutta Europa e creato uno dei centri di produzione della lana più importanti in Australia. Morbide colline e praterie di cui spesso non si vedono i confini circondano le montagne dai contorni più duri del parco nazionale di Grampians, famoso per i numerosi siti archeologici aborigeni, e per i percorsi di trekking e arrampicata che ogni anno attirano quasi un milione di turisti. Un blocco massiccio di roccia arenaria, non particolarmente alto – le sue cime non raggiungono i 1.200 metri –, ma che svetta imponente e diventa sfondo poetico dei pascoli di Glenholme, dove i Linke allevano 2.400 pecore Saxon, la razza più pregiata tra le più note pecore merino.
Lo scorso novembre, Everard e Matthew hanno ricevuto l’ambito Wool Excellence Award, il premio annuale istituito dall’azienda biellese Vitale Barberis Canonico per promuovere la qualità e la produzione di questa speciale lana ultrafine, in un periodo in cui sempre più allevatori decidono di dedicarsi a lane meno pregiate e più redditizie.
L’Australia produce la metà della merino venduta nel mondo, ed è l’unico Paese ad allevare ancora le Saxon; più piccole e delicate, producono una media di tre chili di lana all’anno, contro i sei di una pecora normale, di una finezza compresa tra i 13 e i 17,5 micron (millesimi di millimetro). Il crimp della lana Saxon, ovvero la naturale ondulazione della sua fibra, è molto fitto e ha una perfetta forma elicoidale, elastica e resistente alla compressione; trattiene più aria tra i suoi fili, aumentando così la naturale capacità di mantenere costante la temperatura corporea di chi la indossa. È una particolare fibra a molla, da cui nascerà un tessuto estremamente morbido e leggero, resistente alle stropicciature.








