Oro tessile

La via della lana: viaggio alla ricerca del vello più raro e pregiato del mondo

Il filo di questa storia comincia in Anatolia, attraversa l’Andalusia e il Vecchio Continente per sbarcare fra eucalipti secolari e siti aborigeni, nei remoti paesaggi di Tasmania e Australia del sud.

di Benedetta Rusconi

Pecora Saxon della Winton Estate, in Tasmania.©Jason Cartwright

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La bellezza a volte comincia con gesti minuti e ripetitivi. Lo sanno bene Everard e Matthew Linke, padre e figlio, allevatori nel Victoria Centrale, Australia del sud. Una volta all’anno tosano le loro pecore, stendono i velli su un lungo tavolo di legno, eliminano i bordi e le parti sporche e ruvide, e cominciano ad analizzare la lana più pregiata, quella che cresce sui fianchi e sull’addome dell’animale: ne strappano un fiocco alla volta, lo strofinano tra le dita, lo tirano per la sua lunghezza. Piccoli gesti appunto, quasi impercettibili quando entrambi hanno la testa china e le mani affondate in quella nuvola biancastra e soffice. Gesti che rappresentano l’inizio di un lungo e affascinante viaggio, capace di trasformare quei velli in uno dei tessuti più pregiati al mondo.

Balle di lana: ognuna contiene circa 180 chili di lana grezza e porta, stampata sui lati, la sua storia. L’85 per cento delle balle di lana vendute all’asta va in Cina, il restante 15 per cento in Europa. Di queste, l’80 per cento ha un micron inferiore a 18, ed è destinato al mercato italiano. ©Jason Cartwright

Un fiocco di lana è lungo mediamente 7-8 centimetri, ma è capace di raccontare molte storie. «Ogni fibra registra nella sua struttura tutto quello che è accaduto negli ultimi dodici mesi di vita», mi spiega Matthew. «Com’è cambiata la dieta, i periodi di siccità o di troppa pioggia, infezioni, gravidanze... La lana si adatta e modifica spessore e resistenza». Ogni brusco cambiamento può trasformarsi in un punto di rottura della fibra, e ridurne così il valore.

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Alla tenuta Coliban Park in Victoria, vicina a Bendigo, il vello di lana merino viene steso sul tavolo di legno dopo la tosatura. Un piccolo campione

Le bizzarrie del clima sono fuori dal controllo umano, ma mantenere un’alimentazione bilanciata ed evitare virus e batteri sono gli obiettivi principali dell’allevatore, il risultato di un lavoro duro e costante nei pascoli, di decisioni prese davanti alle mappe metereologiche, e del controllo quotidiano della salute delle greggi. «Fortunatamente, nella nostra regione possiamo avere inverni meno piovosi o estati più calde e secche, ma mai fenomeni estremi», aggiunge Everard. «E i giacimenti d’acqua non mancano». La fattoria Glenholme, di proprietà dei Linke dalla metà del Novecento, si trova infatti in una delle regioni più fertili e verdi dell’Australia del sud, con una terra vulcanica che agli inizi dell’Ottocento ha attirato allevatori da tutta Europa e creato uno dei centri di produzione della lana più importanti in Australia. Morbide colline e praterie di cui spesso non si vedono i confini circondano le montagne dai contorni più duri del parco nazionale di Grampians, famoso per i numerosi siti archeologici aborigeni, e per i percorsi di trekking e arrampicata che ogni anno attirano quasi un milione di turisti. Un blocco massiccio di roccia arenaria, non particolarmente alto – le sue cime non raggiungono i 1.200 metri –, ma che svetta imponente e diventa sfondo poetico dei pascoli di Glenholme, dove i Linke allevano 2.400 pecore Saxon, la razza più pregiata tra le più note pecore merino.

Lo scorso novembre, Everard e Matthew hanno ricevuto l’ambito Wool Excellence Award, il premio annuale istituito dall’azienda biellese Vitale Barberis Canonico per promuovere la qualità e la produzione di questa speciale lana ultrafine, in un periodo in cui sempre più allevatori decidono di dedicarsi a lane meno pregiate e più redditizie.

Nella fattoria Coliban Park, in Victoria, il primo piano del manto di una delle 27.000 pecore. ©Jason Cartwright

L’Australia produce la metà della merino venduta nel mondo, ed è l’unico Paese ad allevare ancora le Saxon; più piccole e delicate, producono una media di tre chili di lana all’anno, contro i sei di una pecora normale, di una finezza compresa tra i 13 e i 17,5 micron (millesimi di millimetro). Il crimp della lana Saxon, ovvero la naturale ondulazione della sua fibra, è molto fitto e ha una perfetta forma elicoidale, elastica e resistente alla compressione; trattiene più aria tra i suoi fili, aumentando così la naturale capacità di mantenere costante la temperatura corporea di chi la indossa. È una particolare fibra a molla, da cui nascerà un tessuto estremamente morbido e leggero, resistente alle stropicciature.

Il gregge al pascolo; controllo post-tosatura nella fattoria Glenholme, che lo scorso novembre ha vinto il Wool Excellence Award: quello dei tosatori è un mestiere altamente specializzato. ©Jason Cartwright

Le pecore merino hanno una storia affascinante e un nome ancora avvolto nel mistero; originarie dell’Anatolia, arrivarono in Europa nel XII secolo, passando dal Maghreb e dalle montagne dell’Atlante, e sbarcando infine in Andalusia. La Spagna le trasformò in una voce essenziale della sua economia, e le custodì gelosamente entro i propri confini per oltre cinque secoli. La loro esportazione era vietata e punita con la pena di morte. Sino a quando salì al trono spagnolo Carlo III, meno interessato al controllo esclusivo della razza merino e più incline a soddisfare la popolazione con riforme agricole e rapporti diplomatici con il resto d’Europa. Nel 1765, Carlo III regalò un gregge delle famose pecore a Francia, Olanda, Ungheria, Austria, Irlanda e Sassonia, mettendo così in ginocchio il concorrente mercato inglese. Tra tutte le greggi lecite o clandestine sparse per l’Europa, solo quello in Sassonia riuscì però a sopravvivere a guerre e carestie: qui le merino spagnole vennero incrociate con quelle tedesche, riducendo lo spessore della fibra sotto i 18 micron e dando origine alle pregiate Saxon. Oggi, esistono ancora grazie ad alcuni ostinati allevatori australiani e a una donna scozzese che intorno al 1830 ebbe una visione: produrre la pregiata lana nella nuova colonia inglese dall’altra parte del mondo. Si chiamava Eliza Forlong. Con la sua famiglia si stabilì in una fattoria in Tasmania, vicino a Campbell Town. Questo è uno dei primissimi insediamenti inglesi in Australia, dove la popolazione discende in buona parte dai detenuti portati qui all’inizio dell’Ottocento per bonificare terreni o costruire case e strade e poi, una volta scontata la pena, lasciati liberi di coltivare un piccolo appezzamento di terra e cominciare una nuova vita. I loro nomi e i loro crimini, se vogliamo chiamarli così, sono incisi su una lunga fila di mattoni rossi, che segue il profilo della strada principale di Campbell Town e sfiora l’imponente statua dedicata alla Forlong. Spesso colpevoli di aver rubato un paio di pantaloni, un attrezzo da lavoro o un pugno di patate, furono i primi abitanti dell’Australia colonizzata, che si sostituirono velocemente alle centinaia di tribù aborigene che abitavano queste terre da migliaia di anni.

Vicino a Campbell Town, dal 1835 si trova anche la tenuta Winton, gestita dalla famiglia Taylor da sette generazioni e molto più estesa di quella dei Linke in Victoria: 12.500 pecore Saxon su 3.300 ettari di terreno sabbioso e cespugli nativi. La fattoria è così estesa che ci vogliono diversi minuti di fuoristrada per percorrerla in lunghezza: sei miglia di terreno leggermente ondulato, a tratti incredibilmente piatto, con poca vegetazione, macchie più verdi di piccole piantagioni di pini e un grande lago artificiale popolato da cigni neri, che garantisce acqua tutto l’anno.

Fiocchi di lana alla Winton Estate, in Tasmania. ©Jason Cartwright

Per compensare l’andamento fluttuante del mercato della lana – nel 2024, ad esempio, i prezzi sono risultati quasi la metà di quelli del 2018 –, i Taylor allevano anche mucche e coltivano orzo e frumento, ma sulle Saxon hanno costruito la loro reputazione: le loro greggi sono le più pure al mondo e derivano direttamente dalle pecore dei Forlong. John Taylor gestisce con passione la tenuta di famiglia, investendo molto in nuove tecnologie, bilanciando innovazione e tradizione.

In Victoria, sulle colline granitiche vicine a Bendigo, a ovest di Melbourne, sorge invece la fattoria di Duncan Barber, Coliban Park. Paesaggi che, a metà dell’Ottocento, furono quinte suggestive della corsa all’oro, puntellati da eucalipti secolari imponenti. La loro immensa chioma assicura un’ombra alle 27mila pecore Saxon dei Barber nei mesi più caldi e secchi, ma rappresenta anche uno dei maggiori rischi di incendio quando il vento si mette a litigare con le temperature alte dell’estate. Duncan ha un’allegria contagiosa e ama prendersi gioco di chi non conosce i segreti della campagna. Si sposta velocemente da una collina all’altra a bordo del suo quad, e con l’aiuto dei suoi fedelissimi kelpie, i cani da pastore australiani a cui grida ordini incomprensibili, spinge una delle greggi sulla cima di una collina da cui si può apprezzare meglio la vastità della sua fattoria.

Asta e vendita di balle di lana. ©Jason Cartwright

Insieme ai Taylor e ai Linke, i Barber hanno vinto alcuni anni fa il Wool Excellence Award e sono tra quei selezionatissimi membri del Wool Excellence Club, creato in Australia da Vitale Barberis Canonico (vedi box).

Nel vecchio capannone di Coliban Park, in agosto i tosatori lavorano instancabilmente, la lana viene classificata, imballata in grandi sacche di nylon e spedita ai magazzini di Melbourne dell’Australian Wool Holdings, dove viene certificata e infine venduta all’asta alle maggiori aziende internazionali per la produzione di tessuti. Ogni balla di lana è unica e ha la sua storia stampata sui lati: la provenienza, la classificazione, la data della tosatura e una serie di codici che ne garantiscono sostenibilità e tracciabilità.

Dopo due mesi di navigazione, i lotti arrivano finalmente in Italia e cominciano la seconda parte della loro trasformazione. Mani esperte prendono un fiocco di lana da ciascun vello, ne controllano la lunghezza, l’elasticità, la resistenza, ne leggono la storia nei codici e nelle certificazioni allegate, e decidono che prodotto possono diventare.

Ancora una volta, la bellezza prende forma da gesti minuti e ripetitivi, tramandati nei secoli. Prima che la lana grezza venga lavata, lavorata e impalpabilmente trasformata in tessuti preziosi.

DA PREMIO AUSTRALIAN WOOL HOLDINGS. COLIBAN PARK, Metcalfe VIC 3448, Australia. GLENHOLME, 905 HamiltonChatsworth Rd, Tarrington, Australia. VITALE BARBERIS CANONICO. WINTON ESTATE.

Eseguito spesso da freelance che viaggiano tra una fattoria e l’altra e sono in grado di tosare oltre 150 pecore ciascuno, ogni giorno. ©Benedetta Rusconi

 

Il circolo dei 13 micron

Da oltre 360 anni, Vitale Barberis Canonico produce pregiati tessuti per abbigliamento maschile. L’azienda biellese è gestita dalla stessa famiglia, oggi alla tredicesima generazione, e realizza i suoi prodotti interamente in Italia.

La lana merino, così come il suo prodotto di alta gamma Saxon merino, arrivano dall’Australia e ne vengono acquistati mediamente 4 milioni di chili ogni anno da 3mila fattorie diverse, che poi trasformano in 8 milioni di metri di tessuto (che diventeranno qualcosa come 3,5 milioni di abiti da uomo). Per controllare e promuovere la qualità della lana Saxon, prodotto più difficile e costoso per gli stessi allevatori, nel 2014 l’azienda ha creato il Wool Excellence Club, che raggruppa le migliori fattorie australiane specializzate nella produzione di questa lana ultrafine.

Ad oggi, le fattorie associate sono 29, sparse tra il Nuovo Galles del Sud, il Victoria e la Tasmania, e Vitale Barberis Canonico ne controlla e promuove la qualità, acquistandone la lana a un prezzo superiore a quello del mercato. Ogni anno, viene assegnato il Wool Excellence Award, che premia la migliore fattoria con 50mila dollari australiani e un viaggio in Italia.

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