La violenza sulle donne si ferma riconoscendola: la chiave è prevenire
Disco verde del Senato all’istituzione di una bicamerale sul femminicidio a fronte delle 104 donne uccise da inizio anno in Italia
di Manuela Perrone e Livia Zancaner
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Da ieri sulla facciata di Palazzo Chigi, illuminata di rosso, scorrono 104 nomi. Sono quelli delle donne uccise dall’inizio dell’anno, il promemoria drammatico di un fenomeno trasversale per età, classe sociale, area geografica, livello d’istruzione. Il femminicidio è una piaga che fatichiamo a contrastare, nonostante le leggi, i piani nazionali, le campagne di sensibilizzazione, la rete di centri antiviolenza sui territori, l’impegno delle istituzioni, dei movimenti e delle associazioni. Tutti concordi, ormai, nell’indicare il tassello che manca, l’anello che non tiene: la prevenzione. Che significa non solo saper fermare la violenza prima che accada, ma anche imparare a riconoscerla.
Le azioni del governo
«Dietro ognuno di quei nomi c’è una storia», ha ricordato Giorgia Meloni, citando la vicenda di Anastasiia Alashri, la donna ucraina uccisa a Fano dal marito e poi abbandonata in una valigia in campagna. «Mentre scappava da una guerra, ne combatteva un’altra», ha sottolineato la presidente del Consiglio nel suo accorato intervento al Senato in occasione della presentazione dei risultati della commissione Femminicidio presieduta da Valeria Valente, che idealmente passa il testimone alla nuova bicamerale la cui istituzione è stata approvata proprio ieri all’unanimità a Palazzo Madama. Netto l’impegno della premier, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: «Sul tema il Governo c’è e vuole esserci insieme al Parlamento, perché non è né una materia su cui ci si può dividere né una materia sulla quale si può andare in ordine sparso. È un problema prevalentemente culturale che ci riguarda tutti e ognuno deve fare la sua parte».
I pilastri d’azione dell’esecutivo saranno tre: «Prevenzione, protezione e certezza della pena». Al primo posto, dunque, gli interventi per combattere la violenza alla radice. Qui è piena l’identità di vedute con il «decalogo» che la commissione Femminicidio, con le sue 12 relazioni, lascia in eredità: in cima alla lista ci sono l’attuazione della legge 53/2022 sulle statistiche di genere (disporre di dati è fondamentale per disegnare politiche efficaci) e la formazione. Meloni ha citato tutti gli operatori che vanno formati: forze dell’ordine, magistrati e avvocati, personale sanitario, docenti.
«Bisogna attuare le leggi che ci sono e fare un’opera capillare di prevenzione», ha detto a Radio24 la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella. «È fondamentale intercettare subito i comportamenti spia per evitare che le azioni di ripetuta violenza diventino delitti irrimediabili. Ci stiamo attivando perché la campagna di propaganda del numero 1522 a sostegno delle vittime di violenza sia ripetuta tutto l’anno». L’associazione Differenza Donna, che gestisce il numero antiviolenza e stalking per conto del Dipartimento Pari Opportunità, rileva come l’attività di accoglienza e supporto - telefonica e in presenza - fornita nei centri antiviolenza quest’anno sia sensibilmente aumentata.
I numeri della violenza di genere
I numeri della violenza sono però sostanzialmente stabili da molti anni. Secondo i dati diffusi dal Viminale al 20 novembre, gli omicidi di donne in ambito familiare e affettivo da inizio 2022 sono stati 88 (52 per mano del partner o dell’ex), in calo rispetto ai 94 dello stesso periodo del 2021. Da gennaio a settembre le violenze sessuali sono risultate in crescita, con 4.416 episodi, il 90% dei quali nei confronti di donne. In calo stalking (12.200) e maltrattamenti contro familiari e conviventi (16.857).

