Mercati

Lagarde annuncia nuovi rialzi dei tassi, ma il mercato vede la fine. Ecco perché

Nonostante le parole da «falco», il mercato ridimensiona le attese di rialzi dei tassi Bce. E sui bond scatta il rally più forte da marzo

REUTERS

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Christine Lagarde, presidentessa Bce, ribadisce il concetto: «L’inflazione è ancora tropo alta, continueremo il nostro ciclo di rialzi dei tassi». Ma il mercato questa volta non vuole crederle: di fronte al calo netto (e soprattutto oltre le attese) dell’inflazione in quasi tutta Europa, inizia a scommettere che la Bce stia solo abbaiando. E che non morderà davvero come vuole farci credere.

Così le aspettative sulla politica monetaria della Bce, nonostante le dichiarazioni ancora dure di Lagarde e di vari membri del Consiglio Bce, stanno calando a vista d’occhio: ormai il mercato dei futures sconta solo due rialzi dei tassi Bce da qui a settembre (il secondo rialzo con una probabilità del 90%), mentre un mese fa ne prevedeva tre. Morale: questo cambio di scenario ha prodotto tra giovedì e i giorni scorsi della settimana il maggior calo dei rendimenti dei titoli di Stato europei dai tempi della crisi bancaria dello scorso marzo. Oltre a dare alle Borse un notevole sostegno.

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Il rally dei bond

I valori che emergono dagli schermi dei mercati parlano da soli. I listini azionari, anche sostenuti dall’Ok all’innalzamento del tetto del debito Usa, giovedì hanno registrato rialzi consistenti: Milano ha guadagnato il 2,01%, Francoforte l’1,21% e Parigi lo 0,55%. Ma il vero colpo l’ha registrato il mercato dei titoli di Stato: il rendimento dei Bund decennali tedeschi è sceso dal 2,49% di giovedì scorso al 2,25%: in una settimana è dimagrito di un quarto di punto percentuale.

Non poco per un periodo in cui non c’è alcun «flight to quality», come accadde a marzo scorso con la crisi bancaria Usa.

I BTp decennali nello stesso arco di tempo sono scesi dal 4,39% al 3,99%, sfondando al ribasso la soglia del 4% per la prima volta dal 20 marzo scorso. E lo spread sui titoli tedeschi è sceso in una sola settimana da 190 punti base a 174. Solo giovedì (dopo l’annuncio dei tassi sul BTp Valore) il differenziale Italia-Germania si è ridimensionato di 8 centesimi. Non poco.

Perché il mercato non crede a Lagarde?

La domanda da porsi è come mai il mercato tenda a non credere alle parole di Christine Lagarde. In fondo la presidentessa Bce non dice nulla di strano: l’inflazione cala, ma resta ben oltre l’obiettivo della Bce del 2%. E soprattutto resta troppo alta l’inflazione cosiddetta “core”, quella depurata da energia e alimentari. Perché allora il mercato abbassa le aspettative sulle prossime mosse della Bce, invece di mantenerle quantomeno stabili?

Le ragioni possono essere tante. Una la individua Giuseppe Sersale di Anthilia. Nei mesi scorsi le ripetute dichiarazioni da ”falco” di molti membri (soprattutto nordici) della Bce avevano convinto il mercato che la stretta monetaria fosse ancora a metà del guado e dunque gli investitori avevano ridotto il posizionamento sui titoli di Stato europei.

Ma ora che l’inflazione continua a stupire al ribasso, gli stessi investitori sono costretti a rivedere il posizionamento. Insomma: si sono resi conto di essere troppo prudenti sui titoli di Stato europei e dunque, di fronte a un’inflazione che continua a scendere, sono scattate le ricoperture. Cioè gli acquisti. È un po’ come se uno uscisse sempre con l’ombrello per paura della pioggia, ma a un certo punto - visto che la pioggia non arriva e la temperatura sale - preferisce portare un cappello per proteggersi dal sole. Questo stanno probabilmente facendo gli investitori: un pur timido cambio di “abbigliamento” nei loro portafogli.

La realtà dei fatti: la fine dei rialzi è vicina

Questo non significa dunque che il mercato non creda alla Bce. Significa piuttosto che il mercato ha capito che la Banca centrale, comunque vada, non è in mezzo al guado come si pesava fino a non molto tempo fa ma sta per terminare la stagione dei rialzi dei tassi. Che siano due o tre, ormai sono agli sgoccioli.

Le parole di Lagarde sono dunque suonate come un tentativo di frenare gli entusiasmi, più che come un reale monito.

C’è poi un altro motivo. Nonostante la sorpresa al rialzo del Pil italiano, in generale l’economia europea frena. Quella tedesca è tecnicamente in recessione. È vero che l’1 giugno sono usciti dai positivi dalla Cina, ma due giorni fa il gigante asiatico aveva mostrato segnali di rallentamento. Questo è un altro elemento che potrebbe indicare la fine imminente dei rialzi del tassi anche in Europa. Almeno, così la pensa il mercato.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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