Sfilate

Laura Biagiotti sfila in teatro, tra fiori veri e di cashmere

Grande ricerca nei tessuti, filati e lavorazioni nella collezione “Fiori Bianchi”, dal nome del primo profumo lanciato dalla maison nel 1982

di Giulia Crivelli

A 50 anni esatti dalla prima volta in cui si spostò a Milano per presentare le collezioni entrando ufficialmente nel primissimo calendario che raggruppava un ristretto numero di aziende, il marchio Laura Biagiotti è tornato a sfilare all'interno del calendario ufficiale della Fashion Week. (ANSA/UFFICIO STAMPA/Stefano Masse for Laura Biagiotti)

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Ogni sfilata è uno spettacolo teatrale “in miniatura”, da sempre. Stupisce quasi che raramente venga allestito, appunto, in un teatro. È la scelta che fece la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti nel 1998 e da allora le collezioni della maison romana sfilano al Piccolo Teatro Studio (oggi intitolato a Mariangela Melato).

Laura Biagiotti, la collezione per la PE 2025

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La scelta di una passerella autenticamente teatrale è stata confermata da Lavinia Biagiotti, che dall’improvvisa scomparsa della madre, nel 2017, guida il marchio e l’azienda con coerenza e rispetto generazionale come raramente capita di vedere nella moda. Ma cercando anche, stagione dopo stagione, di dare il suo tocco, sempre nel ricordo (e con un pizzico di malinconia) della madre Laura. «La collezione Fiori Bianchi è caratterizzata da una grande ricerca nei tessuti, nei filati pregiati e nelle lavorazioni – racconta Lavinia Biagiotti nel backstage, emozionata ma radiosa –. Il nome che abbiamo scelto è lo stesso del primo profumo lanciato dalla maison, nel 1982, che fu anche una delle prime fragranze di marchio della moda, uno dei tanti esempi della visionarietà di mia mamma».

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Laura Biagiotti aveva anche un’autentica passione per il cashmere e per la possibilità di trasformare questo filato orientale così pregiato in maglioni e abiti espressione di gusto, creatività e stile italiani. «Anche se la collezione è pensata per la primavera, ci sono leggeri abiti in cashmere, con fiori lavorati a mano che in alcuni casi si possono staccare per trasformarsi in spille – aggiunge Lavinia Biagiotti –. Il colore dominante è il bianco, che per me significa non solo purezza e candore, ma anche rispetto. È un colore che va maneggiato con cura, perché è “assoluto” e fragile allo stesso tempo. Un po’ come siamo noi donne, in fondo».

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