Lavoro, Conte rilancia proposta di legge per la settimana corta. Da 40 a 32 ore a parità di stipendio
Il leader 5 Stelle cita statistiche positive dei paesi in cui la “settimana corta” è stata adottata: «Aumenta la soddisfazione dei dipendenti e il livello di produttività dell’azienda ed ha anche vantaggi dal punti di vista ambientale»
di Andrea Gagliardi
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I punti chiave
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«È arrivata adesso in Commissione Lavoro alla Camera una proposta a mia prima firma sulla riduzione del tempo di lavoro. La nostra proposta (presentata il 15 marzo 2023, ndr) è di ridurre in via sperimentale l’orario di lavoro da 40 a 32 ore, a parità di retribuzione». Così Giuseppe Conte in diretta Fb. Il leader 5 Stelle cita statistiche positive dei paesi in cui la “settimana corta” è stata adottata: «Aumenta la soddisfazione dei dipendenti e il livello di produttività dell’azienda ed ha anche vantaggi dal punti di vista ambientale», sia in termini di emissioni che di consumi energetici. «L’obiettivo è fare anche dell’Italia il prossimo Paese in cui sperimentare questa riforma e siamo pronti a confrontaci, spero ci sarà un dialogo sereno con le altre forze politiche».
Obiettivo: una migliore conciliazione vita-lavoro
Nella presentazione della proposta di legge si ricorda che attualmente «alcuni contratti aziendali, in Italia e non soltanto, stanno già prevedendo la possibilità di articolare la prestazione lavorativa su soli quattro giorni settimanali: è una prassi ancora limitata, ma che si rispecchia nella tendenza a lasciare ai lavoratori più tempo per sé, nel rispetto della conciliazione tra vita e lavoro e soprattutto nella consapevolezza della condivisione di progetti e della valorizzazione di risultati per il benessere delle persone, per cui la responsabilità, la fiducia e l’organizzazione sono riconosciute, al pari della paga oraria, come valori economici e professionali della prestazione lavorativa stessa»
I vantaggi per lavoratori e aziende
E ancora: «Per molte persone la settimana lavorativa di cinque giorni è ormai un retaggio del ventesimo secolo, che va ripensato» perché «i lavoratori sono usciti dalla pandemia con un’idea molto diversa di qualità della vita», mentre «sempre più imprese si rendono conto che un lavoro a orario ridotto, ma concentrato sugli obiettivi da raggiungere, è il modo migliore per avere un vantaggio competitivo».
Gli esperimenti all’estero
Esperimenti in tal senso sono stati realizzati in Spagna, Gran Bretagna e in Belgio. E si fa notare come l’organizzazione del lavoro a orario ridotto si sta poi diffondendo in Francia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Norvegia e in Svizzera. Tutte esperienze che «dimostrano come non sia sempre vero che lavorare di più equivale ad essere più produttivi. I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sulle ore lavorate - si legge ancora - smentiscono molti luoghi comuni e danno riscontro di come, oltre un certo limite, lavorare molte ore comporti invece una drastica riduzione della produttività»
Gli effetti positivi sulla salute
Non solo. La riduzione della settimana lavorativa e un fine di settimana più lungo «possono influire positivamente sulla salute mentale e fisica dei lavoratori, facendo diminuire i casi di esaurimento o altre malattie correlate all’attività lavorativa nonché migliorando l’equilibrio tra la vita professionale e quella privata, contribuendo così a ridurre la pressione e l’affaticamento che spesso accompagnano i lavoratori dipendenti»

