Lavoro: metà dei dipendenti al Sud guadagna meno del reddito di cittadinanza
di Marzio Bartoloni
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Si chiama “effetto spiazzamento” ed è quello che potrebbe avvertire quasi metà (il 45% per l’esattezza) dei lavoratori dipendenti privati del Sud che - conti alla mano - guadagnano meno dei futuri percettori del reddito di cittadinanza da 780 euro. Il numero è contenuto in una dettagliatissima analisi depositata da Tito Boeri, presidente dell’Inps, durante l’audizione al Senato sugli effetti del reddito di cittadinanza così come è stato disegnato nel decreto approdato in Parlamento. Inps che avrà il compito di verificare - in base proprio ai dati in suo possesso - i requisiti dei richiedenti il reddito di cittadinanza.
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«Il problema - scrive il testo dell’analisi messa a punto dal presidente uscente dell’Inps Tito Boeri - è che il Reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo». Il riferimento è la possibilità di accedere a un reddito di cittadinanza di 780 euro per un singolo senza reddito. Un fatto che ha come «ulteriori controindicazioni il fatto di rischiare di spiazzare i redditi di lavoro». Il nodo infatti è che «secondo i dati Inps - avverte la relazione depositata in Senato - quasi il 45% dei dipendenti privati nel Mezzogiorno ha redditi di lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito pari a zero».
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