Lavoro in smart working per un italiano su 3: cosa cambia da maggio in 10 domande e risposte
Salta la soglia minima del 50% nella Pa, procedura semplificata fino al 31 luglio o addirittura al 31 dicembre. Dopo il coronavirus cosa cambia con lo smart working? Dai permessi a ticket fino al diritto alla disconnessione e al voucher baby sitter
di Francesca Barbieri
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I punti chiave
- 1) Fino a quando è possibile fare smart working senza accordo individuale? Cosa succederà dopo?
- 2) Come funziona lo smart working nel settore pubblico?
- 3) Chi lavora in smart working ha diritto al bonus baby sitter?
- 4) Esiste qualche obbligo di concessione dello smart working ai genitori?
- 5) Le lavoratrici ai primi mesi di gravidanza hanno diritto allo smart working?
- 6) Ci sono regole particolare se il lavoratore in smart working si ammala?
- 7) Il lavoratore smart ha diritto ai permessi?
- 8) I lavoratori fragili e quelli che hanno figli disabili possono accedere più facilmente allo smart working?
- 9) Chi lavora in smart working ha diritto al buono pasto?
- 10) Lo smart worker ha diritto a disconnettersi?
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Primo maggio festa dello smart working, almeno per un lavoratore su tre. Con il lockdown è stato la chiave a stella per la tenuta del mercato del lavoro. Passata l’emergenza sanitaria per molti italiani il “telelavoro” è rimasto comunque la regola, tanto che a oltre un anno dallo scoppio della pandemia da Coronavirus in Italia ci sono ancora 5,4 milioni di lavoratori dipendenti “agili” (oltre 7 milioni se si considerano anche gli autonomi, il 32% del totale) secondo le stime della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, rispetto ai 500mila dell’era pre Covid e agli 8 milioni di marzo 2020.
Per oltre 7 aziende su 10 i vantaggi dello smart working superano le criticità tanto che il 68% - secondo un’indagine condotta dall’Associazione dei direttori del personale Aidp - ha deciso che prolungherà le attività da remoto anche nella fase di ritorno ad una “nuova normalità”.
Dalla procedura per richiederlo alle regole per i dipendenti pubblici, dal diritto alla disconnessione ai buoni pasto, vediamo in 10 domande e risposte i punti chiave del lavoro agile, destinati a restare anche quando sarà finita l’emergenza.
1) Fino a quando è possibile fare smart working senza accordo individuale? Cosa succederà dopo?
Il decreto legge 22 aprile 2021, n. 52 (decreto Riaperture) ha prorogato lo stato di emergenza al 31 luglio 2021 (articolo 10, comma 1): è stato così esteso a questa data il termine per l'utilizzo della procedura semplificata di comunicazione dello smart working
Non servirà dunque l’accordo individuale tra azienda e lavoratore per avviare o proseguire il lavoro agile. Del resto anche l’aggiornamento delle regole anti Covid da rispettare sui luoghi di lavoro incentiva lo smart working con una serie di previsioni:
- la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli che possono funzionare con il ricorso al lavoro agile e da remoto;
- l’utilizzo del lavoro agile e da remoto per tutte quelle attività che possono essere svolte in tale modalità, in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione.

