Formazione

Le Academy diventano una palestra per creare le figure mancanti

Le aziende si stanno attivando per aprire scuole professionali all’estero

(Adobe Stock)

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La mancanza di figure professionali specializzate nei settori più evoluti dell’economia italiana, in particolare nell’area delle tecnologie e dell’ingegneria, e la difficoltà di trovare addetti anche nei settori più poveri del mercato del lavoro, come turismo, ristorazione ed altri settori, sta diventando un’emergenza.

Come stanno reagendo le organizzazioni ed i territori coinvolti?

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Un fenomeno nuovo al quale stiamo assistendo è quello della creazione di Academy aziendali dedicate a formare direttamente giovani disoccupati, aprendo vere e proprie scuole professionali a finanziamento diretto o con il supporto di finanziamenti pubblici destinati alla formazione professionale.

Diverse aziende si stanno attivando per aprire scuole professionali all’estero e lo stesso stanno organizzando alcune associazioni imprenditoriali territoriali.

Il tradizionale sistema formativo aziendale, storicamente dedicato alla formazione del personale interno, dal momento dell’assunzione all’aggiornamento tecnico e professionale continuo per tutta la vita lavorativa delle proprie persone, sta evolvendo verso un nuovo modello di vero e proprio centro formativo professionale aperto ai giovani disoccupati, alle piccole e medie imprese fornitrici per adeguarle agli standard di qualità richiesti e talvolta la formazione si rivolge al cliente finale. Questa evoluzione coinvolge, in molti casi, i diversi attori degli ecosistemi formativi territoriali, come i centri di formazione professionale, gli ITS e le diverse scuole tecniche, ed alcune regioni stanno accompagnando questo processo con norme specifiche e finanziamenti.

Sono ormai centinaia le aziende che in Italia stanno andando in questa direzione e molti i casi di successo che si possono citare.

WeBuild, che prevede di assumere 10.000 persone entro il 2026, con un focus particolare sul Sud Italia, ha attivato un programma aperto a giovani con diploma di scuola secondaria, neolaureati e disoccupati che desiderano intraprendere un percorso di riqualificazione professionale, con tre tipi di scuole: Scuola del Territorio, per la formazione di base; Scuola di Mestieri, per competenze tecniche specialistiche; Scuola delle Professioni, per competenze avanzate.

Il Gruppo TESYA ha attivato il progetto STARTech, in collaborazione con la Federazione Nazionale CNOS-FAP e l’ITS Meccatronica Salesiani di Sesto San Giovanni, per formare giovani disoccupati, in particolare nel settore della meccatronica e dell’Industria 4.0. L’iniziativa è stata attuata in Italia e Spagna ed estesa al Portogallo, con il 2025 che vede un raddoppio di partecipanti rispetto agli anni precedenti. Aruba, con la sua Academy, ha iniziato ad organizzare percorsi formativi per giovani, con un focus particolare sulle competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e sull’inserimento nel mondo del lavoro, con una forte attenzione alle persone disoccupate. Tra le specializzazioni offerte troviamo corsi per Professional System Administrator, Facility Operation Center, Java Full Stack Developer.

Sono molte le regioni che, con appositi provvedimenti legislativi, stanno accompagnando queste evoluzioni delle Academy aziendali. La regione Piemonte ha promulgato una legge sulle Academy di Filiera, per potenziare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro su specifici settori, come Mobilità integrata, innovativa e sostenibile, Tam e Green Jobs, Agrifood, Infrastrutture e manutenzione del territorio, Sistemi della logistica, Turismo, Commercio e artigianato di servizio, Tecnologie informatiche e digitali, Chimica, farmaceutica e biotech ed altri settori. Altre regioni, come la Sardegna, il Lazio con il progetto Lazio Academy e le Marche, hanno emanato specifiche leggi e delibere per supportare le Academy aziendali che si strutturano per gestire percorsi di formazione professionale per giovani disoccupati, in autonomia o in collaborazione con i centri di formazione professionale del territorio.

Una rivoluzione silenziosa che prefigura un nuovo rapporto tra scuola ed impresa e una maggiore chiarezza dei rispettivi ruoli in ambito formativo, con l’impresa che si fa carico di formare specifiche professionalità, aggiornandole nel tempo e permettendo alla scuola di focalizzarsi sulla formazione dei giovani con una visione di lungo periodo.

 

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