Infrastrutture

Le autostrade del futuro: connesse, sostenibili e senza più i caselli

La A4 Torino Milano sperimenta asfalti speciali composti da grafene e plastiche dure ricavate dal riciclo di cassette della frutta e vecchi giocattoli. Autobrennero investe 9 miliardi nel primo green corridor d’Europa

di Marco Morino

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Innovative, green, tecnologiche e senza più i caselli. Le autostrade del futuro andranno oltre la semplice infrastruttura stradale. Saranno portatrici di una visione rivoluzionaria e sostenibile della mobilità, dove la tecnologia e l’attenzione all’ambiente si fondono per creare un sistema di trasporto più efficiente, sicuro e che garantisce una migliore esperienza di viaggio agli utenti. Questo approccio si concretizza nel progetto per la A4 Torino-Milano, che trasformerà i 125 chilometri della tratta in un’autostrada digitale, resiliente e sostenibile, tra le più avanzate d’Italia e d’Europa e che rappresenterà un vero e proprio laboratorio per la transizione ecologica e digitale.

Oppure nella smart road che sta nascendo lungo la A1 Milano-Napoli, tra Firenze Sud e il nodo urbano di Bologna, che proietta l’autostrada del Sole nel futuro grazie all’interconnessione tra veicoli e infrastrutture, considerando le strade, i veicoli e gli utenti parti di un unico spazio interconnesso. Come pure il green corridor lungo l’autostrada del Brennero, con punti di ricarica per auto elettriche e stazioni di rifornimento per l’idrogeno, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto dell’infrastruttura sul delicato ambiente alpino. Progetti lanciati dalle alcune delle principali concessionarie autostradali del Paese: il gruppo Astm (Gavio) per la A4 Torino-Milano, Autostrade per l’Italia (Aspi) per la A1 Milano-Napoli e Autostrada del Brennero per la A22 Modena-Brennero (confine di Stato). Ma andiamo con ordine.

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A4 Torino-Milano

Astm ha presentato il suo progetto per la A4 Torino-Milano alla Climate Week di New York, uno dei più importanti eventi sul cambiamento climatico. La manifestazione, che si è svolta dal 22 al 29 settembre scorsi, è stata organizzata in collaborazione con l’assemblea generale delle Nazioni Unite e la città di New York. Un grande palcoscenico, sul quale l’Italia, attraverso Astm, ha recitato un ruolo da protagonista.

Dice Umberto Tosoni, amministratore delegato di Astm: «Il progetto della A4 Torino-Milano è un esempio concreto di come le infrastrutture possano evolversi per ridurre il proprio impatto ambientale, migliorare la sicurezza e ottimizzare la mobilità grazie a soluzioni intelligenti e integrate tra loro. Un modello infrastrutturale che vogliamo esportare anche nel mercato statunitense delle concessioni a cui guardiamo con grande attenzione».

Al momento, lungo la A4 Torino-Milano sono già in corso i lavori di ripavimentazione con un asfalto composto da grafene, additivi polimerici e plastiche dure ricavate dal riciclaggio di cassette della frutta e vecchi giocattoli, oltre al reimpiego del 70% di fresato proveniente dalla pavimentazione esistente. La nuova pavimentazione, spiega Astm, permetterà di ridurre i consumi energetici di circa 90 milioni di kWh (-30%), equivalenti al fabbisogno annuale di circa 30mila famiglie e consentirà l’abbattimento di 18,3 milioni di chilogrammi (kg) di emissioni di CO2eq (il 38,5% in meno) pari all’azione di assorbimento di circa 115mila alberi. Inoltre, rispetto a una pavimentazione realizzata con metodologia tradizionale, per questa attività verranno riutilizzati circa 1,5 milioni di chilogrammi di plastiche dure (pari circa al peso di oltre 1.200 automobili), risparmiando quasi 23 milioni di kg di bitume e circa 480 milioni di kg di materie prime estratte da cave (-40% di materiali non rinnovabili impiegati rispetto alle tecnologie tradizionali)

Inoltre, lungo la tratta è stato installato il primo impianto di raccolta e riuso delle acque piovane. Il sistema autostradale, infatti, rappresenta uno strumento straordinario per intercettare la risorsa idrica che confluirà in vasche di conservazione per usi futuri. Le acque raccolte possono così rientrare nel ciclo produttivo interno dell’ecosistema autostradale ed essere utilizzate dalla stazione di pedaggio e dalle aree di servizio attigue per attività quotidiane di pulizia. Le scorte idriche possono essere impiegate anche dalle realtà esterne in prossimità dell’impianto, per uso industriale ed eventualmente per uso agricolo.

In un prossimo futuro, Astm punta anche alla rimozione dei caselli. Il sistema sarà simile al “Free Flow”, già in uso sull’Asti-Cuneo (A33) e in Brasile lungo una tratta auostradale gestita dal gruppo italiano: in sostanza le auto, senza fermarsi o rallentare, passeranno sotto dei portali che calcoleranno il pedaggio dovuto in base al chilometraggio e alla classe del veicolo. Il pagamento sarà tramite addebito automatico sul Telepass (per chi dispone dell’abbonamento al servizio) oppure, tramite la lettura della targa, sarà poi possibile pagare online (e in questo caso le modalità sono multiple e vanno dalla app sullo smartphone all’addebito su carta di credito, passando dall’utilizzo dell’Internet Banking o agli sportelli Bancomat). Al momento, le tempistiche per la realizzazione di questo progetto sono top secret: la sola certezza è che si farà e probabilmente senza attendere ancora troppo.

A1 Milano-Napoli

Nel 2023, Autostrade per l’Italia ha avviato i primi 100 chilometri di smart road. Nel tratto autostradale di Firenze Sud e nel nodo urbano di Bologna, Aspi ha effettuato i test di un sistema che consente al veicolo di comunicare con l’infrastruttura anche in assenza del segnale satellitare. Il funzionamento di questi sistemi si basa sullo scambio continuo di informazioni: ecco perché è necessario che l’infrastruttura sia adeguatamente attrezzata. Oggi, tutti i 3mila chilometri in concessione ad Aspi sono cablati con la fibra, e questa rete è quasi esclusivamente utilizzata per servizi interni e per gestire i pannelli a messaggio variabile. Per garantire i servizi in tempo reale, Autostrade per l’Italia ha progettato e proposto al Mit (ministero Infrastrutture e Trasporti) una profonda evoluzione dell’infrastruttura di rete. Progetto che prevede, oltre all’installazione di una dorsale di fibra ad hoc, l’impiego di specifiche antenne (roadsite unit) che, basandosi sulla comunicazione wireless e 5G, permettono all’auto di ricevere informazioni utili al posizionamento di precisione e di mantenere il livello di comunicazione costante lungo il percorso. Si tratta di innovazioni che in futuro saranno essenziali anche per l’utilizzo di veicoli a guida autonoma.

A22 del Brennero

Autostrada del Brennero (Autobrennero) è impegnata a realizzare, lungo i 314 chilometri di sua competenza, un corridoio verde nel quale le merci a lunga percorrenza si spostano progressivamente su rotaia e l’autostrada si trasforma in una infrastruttura intelligente. Tre i pilastri su cui poggia l’intero progetto: intermodalità, transizione ecologica e digitalizzazione. Osserva Diego Cattoni, amministratore delegato di Autobrennero: «Siamo convinti che saranno innovazione e tecnologia a farci vincere la sfida della sostenibilità».

Per la realizzazione del green corridor, la società ha presentato l’11 maggio 2022 al ministero delle Infrastrutture un progetto di investimenti del valore, oggi, di oltre 9 miliardi di euro, totalmente autofinanziati. Il piano ha ottenuto il 6 dicembre del 2022 la fattibilità da parte del ministero, che ha di fatto aperto la fase propedeutica alla gara: con questo riconoscimento Autostrada del Brennero da proponente è diventata promotrice e ciò significa che potrà comunque esercitare il diritto di prelazione anche rispetto a eventuali proposte di terzi. Il decreto Infrastrutture ha stabilito che la gara venga indetta entro la fine dell’anno.

Prosegue Cattoni: «Dobbiamo offrire, da subito, una pluralità di alternative ai combustibili tradizionali». Di qui l’accelerazione sul fronte dell’elettrico. Già oggi 79 stazioni di ricarica offrono un servizio diffuso ai clienti della A22. Nel giro di pochi anni, diventeranno 100, offrendo una ricarica sempre più potente e veloce. C’è poi il fronte dell’idrogeno verde, ossia generato con il solo utilizzo di fonti di energia rinnovabili, che pone Autobrennero al vertice dell’innovazione in Italia. Dal 2014, a Bolzano Sud, è attivo il primo e ancora unico centro italiano di produzione e distribuzione di idrogeno verde d’Italia. Il piano della concessionaria prevede di realizzare altri 8 impianti di distribuzione e 4 impianti di produzione di idrogeno lungo i 314 chilometri, equamente dislocati in carreggiata Nord e Sud.

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