Le banche affossano le Borse: sul mercato l’allarme Deutsche Bank
L’annuncio del riscatto anticipato di un bond subordinato, anziché dare fiducia al mercato, dà il la alla speculazione
di Vito Lops
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I punti chiave
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La crisi bancaria non è finita. Ne hanno preso atto gli investitori dopo un’altra giornata di forte tensione sui titoli del credito su scala globale. Protagonista in negativo delle ultime ore è Deutsche Bank, le cui azioni sono arrivate a perdere fino al 15% per poi arginare il passivo sul listino di Francoforte a -8,5%, pesando sui listini europei (Eurostoxx 50 -2%) con la paura di un rischio sistemico nel settore bancario dopo i casi Silicon Valley Bank e Credit Suisse. Le azioni della banca elvetica salvata da Ubs alla Borsa di Zurigo hanno perso il 5,74% mentre Ubs ha registrato un calo del 3,55%.
In fibrillazione anche i cds (credit default swap, assicurazioni contro il default) che sono balzati a 220 punti. Sebbene sia elevato per una banca europea è un valore ancora molto lontano dai massimi raggiunti dai cds su Credit Suisse della scorsa settimana, oltre quota 3.000.
Il nodo dei bond e le parole di Scholz
Deutsche Bank, al primo giorno disponibile, ha annunciato che riscatterà in anticipo un’obbligazione subordinata Tier 2 a tasso fisso da 1,5 miliardi di dollari. La mossa, anziché dare fiducia al mercato, ha invece dato il la alla speculazione. Ha provato a rassicurare gli animi il cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Non c’è ragione di inquietarsi per Deutsche Bank. La banca è molto profittevole e ha radicalmente modernizzato il suo modello di business». Rassicurazioni anche dalla presidente della Bce Christine Lagarde: «Il settore bancario dell'area dell'euro è resiliente perché dispone di solide posizioni patrimoniali e di liquidità».
Il balzo dei cds
Nelle ultime 24 ore sono balzati anche i cds di altre big, come Ubs e Societé Generale, perché la preoccupazione per la crisi di fiducia a danno delle istituzioni bancarie è diffusa. A far correre veloce la paura sono anche i social media: secondo il “Wall Street Journal” la menzione Deutsche Bank è esplosa negli ultimi giorni, non diversamente da quanto è avvenuto in precedenza per Svb e Credit Suisse. Gli operatori fanno peraltro notare che Deutsche Bank risente della generale pressione a cui è sottoposto il debito equity-linked delle banche da quando il Credit Suisse ha cancellato 16 miliardi di franchi svizzeri di obbligazioni AT1 nell’ambito del suo salvataggio da parte di Ubs. L’impatto della svalutazione del Credit Suisse solleva a questo punto interrogativi su una parte importante del finanziamento bancario.
Il caso Stati Uniti
Negli Stati Uniti - dove difatti è partita questa crisi bancaria con i casi ravvicinati Signature, Silvergate e Silicon Valley Bank - il sistema bancario ha attinto alla porta della liquidità della Federal Reserve per 120 miliardi di dollari fino al 22 marzo. La cifra è anomala perché superiore persino ai livelli raggiunti dopo il fallimento di Lehman Brothers. Normalmente le banche preferiscono gli scambi di liquidità l’una con l’altra, ma l’indicatore di fiducia sul mercato dei capitali, lo spread Fra-Ois, è salito del 14% oltre 47 punti segnando livelli di diffidenza tra i vari istituti. Inoltre crescono gli istituti che stanno utilizzando la finestra di liquidità eccezionale aperta dalla Fed che consente alle banche di depositare presso la riserva federale bond anche molto sotto la pari per ottenere liquidità “alla pari”. Anche qui l’utilizzo giornaliero è salito dai 34 miliardi della scorsa settimana a 50 miliardi alzando l’asticella della tensione interbancaria.



