Le big bank americane scansano la crisi: utili trimestrali a 36,6 miliardi
Gli istituti Usa archiviano il trimestre con risultati oltre le stime, ma anche incognite. Per Morgan Stanley profitti in calo a tre miliardi. Il ceo: «Potremmo avere ancora crisi tra alcune banche»
di Marco Valsania
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Le grandi banche americane – ultima Morgan Stanley con quasi tre miliardi di utili - hanno archiviato un primo trimestre all'insegna di profitti superiori alle previsioni. Assieme i sei principali protagonisti della finanza statunitense, a cominciare da JP Morgan e Bank of America, hanno messo a segno utili per un totale di oltre 36,6 miliardi di dollari. L'andamento ha allontanato spettri di generalizzate crisi e contagi legati alle recenti bufere sulle banche regionali e più vulnerabili: spesso hanno anzi riportato aumenti dei depositi in risposta alle difficoltà di istituti minori.
Il traino delle attività tradizionali
A trainare i conti dei colossi sono state le attività bancarie tradizionali, con significativi guadagni da interessi. Morgan Stanley e Goldman, le più esposte ad attività di Wall Street sotto pressione, hanno tuttavia dovuto fare i conti con flessioni dei profitti, anche se hanno ugualmente battuto i pronostici di utili. Goldman ha sofferto più della rivale, riportando una delusione nelle revenue.
Non tutte le incognite sono svanite dagli orizzonti delle banche: gli istituti hanno rafforzato le riserve a fronte di future potenziali perdite su prestiti, con prospettive dell'economia prese tra rallentamento e recessione. E numerosi top executive hanno sottolineato le incertezze: James Gorman, chief executive di Morgan Stanley, ha escluso paralleli con la debacle finanziaria del 2008 ma ha ammesso che gli strascichi del crack di Silicon Valley Bank, la sedicesima banca del Paese, potrebbero proseguire. «Non siamo in una crisi bancaria, ma abbiamo avuto e potremmo ancora avere crisi tra alcune banche».
I numeri di Morgan Stanley
Morgan Stanley ha chiuso la stagione delle trimestrali dei colossi riportato profitti in calo del 19% a 2,98 miliardi, segnati da flessioni nell'investment banking ma sostenuti dalla gestione patrimoniale sulla quale da anni punta per ovviare alla volatilità del business di Wall Street. Le revenue sono scivolate del 2% a 14,52 miliardi. Gorman ha dichiarato che «gli investimenti nel business del wealth management continuano a dare frutti», prevedendo ulteriori acquisizioni nel settore. Le entrate qui sono aumentate dell'11% a 6,56 miliardi. L'investment banking, colpito dal gelo sulle operazioni di fusione e collocamenti, ha al contrario conosciuto una flessione del 24% a 1,25 miliardi.
La classifica
I bilanci bancari hanno visto JP Morgan svettare con un incremento trimestrale degli utili del 52% a 12,6 miliardi e revenue record, seguita da Bank of America capace di profitti lievitati del 15% a 8,2 miliardi. Citigroup ha messo a segno aumenti del 7% a 4,6 miliardi e Wells Fargo del 30% a quasi 5 miliardi. Goldman ha sollevato il sipario su una flessione degli utili del 18% a 3,23 miliardi, scontando accanto alla debolezza di merger e collocamenti anche passi falsi nel retail banking. Più complessa appare la realtà degli istituti regionali o di attori della finanza di minori dimensioni, che spesso devono tuttora riportare i bilanci. Tensioni, in particolare per fuoriuscite di depositi, sono affiorate nei conti di alcuni gruppi, da Charles Schwab a State Street.

