Le cave dismesse diventano ambiente protetto per le api
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Un progetto che vuole trasformare le tante cave dismesse del Veneto in un ambiente di vita protetto per le api, sempre più rare e tanto preziose per l’agricoltura. Ideato dall’Albo dei cavatori del Veneto e dall’associazione regionale Apicoltori, che conta oltre 3mila soci, Cave amiche delle api ha avuto il patrocinio del consiglio regionale e punta a trasformare queste aree dismesse in generatori di effetti positivi per l’ambiente e per il primario. Al termine dell’attività estrattiva, infatti, le cave devono per legge tornare all’uso agricolo. Possono quindi trasformarsi in risorse strategiche: zone di stoccaggio verde di anidride carbonica, centrali di produzione di energie rinnovabili, aree di ricarica della falda, bacini di raccolta delle acque per l’irrigazione, a servizio di consorzi di bonifica, agricoltori e gestori idrici. “Possono infine diventare perfette oasi per le api: essendo state lasciate a riposo per lungo tempo da pratiche agricole, infatti, le superfici di cava risultano prive di sostanze chimiche nocive, che comunemente vengono utilizzate dall’agricoltura convenzionale, trasformandosi in rifugio incontaminato, in grado di favorire la biodiversità e l’equilibrio ecologico”, sostiene Roberto Ciambetti, presidente del consiglio veneto. Il progetto prevede che nelle aree non più utilizzate per l’attività estrattiva e destinate a questi insetti impollinatori si intervenga piantando essenze mellifere, vengano creati apiari e percorsi didattici. In Veneto le cave sono distribuite, in particolare nel Veronese, Vicentino e nel Trevigiano, province caratterizzate da una bassa qualità dell’aria, che può essere parzialmente recuperata. “Le api non sono solo un patrimonio per la biodiversità – fanno presente gli autori del progetto - ma svolgono anche una fondamentale azione di biomonitoraggio, rivelando possibili inquinamenti”. Sulla possibilità di destinare le cave ad habitat delle api esistono uno studio a firma di un team di ricerca dell’Università di Gottinga, in Germania, e una sperimentazione in Piemonte, condotta alla cava di gesso Nosei, a Cocconato d’Asti, diventata una stazione di biomonitoraggio ambientale. Con il progetto veneto, per la prima volta, in Italia, è possibile, grazie alla collaborazione tra cavatori e apicoltori mettere a fuoco un modello replicabile e innovativo.
