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Le competenze che devono avere i giovani per affrontare il futuro

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Abbiamo bisogno di giovani attrezzati ad affrontare il futuro e a renderlo migliore. Giovani curiosi, attivi, socievoli, ricchi di energie; l’opposto degli Hikikomori, dei Neet e di quelli che distruggono. Ce ne sono molti e, per contrastare la visione desolata e talora rassegnata sui giovani, è necessario scovarli e offrire esperienze significative per coltivare le loro risorse e individuare percorsi formativi innovativi che possano essere stimolo anche per gli altri.

La formazione alla cittadinanza attiva globale può essere una via: richiede uno spirito generoso disponibile a cercare di comprendere gli altri e il mondo nel quale si vive, attraverso un dialogo diretto, profondo e riflessivo che metta a fuoco obiettivi da perseguire per il bene comune.

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L’educazione alla cittadinanza, vale a dire come insegnare ai ragazzi a comportarsi come cittadini del mondo, è stata oggetto, negli ultimi decenni di discussioni, e di Indicazioni per come attuarla nella scuola. Già nel 2007 venne introdotto, per il primo ciclo della scuola, il concetto dell’educazione alla cittadinanza come “imparare le regole per vivere e convivere” e della necessità di saper “creare relazioni tra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità”. (Indicazioni per il curricolo per il primo ciclo 31/7/2007 del MIUR la cui stesura venne coordinata da Mauro Ceruti).

In seguito si terrà conto anche per gli altri ordini di scuola, oltre alla conoscenza della Costituzione, del modo di vivere e agire nel mondo.

Oggi, le Linee per l’insegnamento dell’educazione civica allegate al Decreto 183 del settembre 2024 del MIM, il più recente documento di indirizzo per la scuola italiana sul tema, prevede una prospettiva trasversale dell’insegnamento dell’educazione civica e identifica tre grandi nuclei i temi - la Costituzione, lo sviluppo economico e la sostenibilità, la cittadinanza digitale. Le Linee sottolineano anche, nella parte metodologica, l’obiettivo di promuovere “autentiche competenze civiche, capacità di partecipazione, cittadinanza attiva” che richiedono la connessione tra conoscenza ed esperienze quali “attività laboratoriali e service learning”. L’impostazione resta sostanzialmente fondata sugli aspetti conoscitivi e ha una netta curvatura sul consolidamento dell’identità nazionale indicando “obiettivi di apprendimento coerenti con quel sentimento che deriva dall’esperienza umana e sociale del nascere, crescere e convivere in un Paese chiamato Italia”. Un senso profondo di appartenenza è sicuramente importante, ma è sufficiente? O sono necessarie, accanto allo studio, esperienze significative negli anni della formazione che aprano alla complessità e varietà del mondo e dell’umanità?

Sviluppare cittadinanza globale attiva richiede di più delle conoscenze e delle esperienze che può offrire la scuola. Per aprirsi al mondo i futuri cittadini attivi globali devono imparare a vivere consolidando la propria identità, sviluppando la percezione del valore della comune appartenenza al genere umano, e perseguendo lo sforzo di comprendere gli altri. Dovranno sviluppare competenze dialogiche che si esercitano attraverso l’ascolto e la sperimentazione di una gamma di competenze comunicative in contesti che sono molto diversi. Si impara ad essere cittadini attivi globali cercando di capire anche ciò e chi ha altre radici, sperimentando stili flessibili di comunicazione e di dialogo in luoghi non familiari e conosciuti, cercando di individuare, nelle diverse circostanze, i punti di incontro e dunque il possibile, perseguibile bene comune. E’ un percorso che richiede lo sviluppo di caratteristiche personali che possono diventare virtù, vale a dire competenze praticate che diventano un habitus.

Coraggio, delicatezza, tenacia, prudenza, apertura mentale, pazienza, spirito critico, diligenza, affidabilità, energia, autocontrollo, iniziativa, socialità, generosità.

Sono competenze da allenare attraverso esperienze sfidanti, ben preparate e accompagnate da occasioni di riflessione, nelle quali confrontarsi, spendersi e misurarsi.

E’ importante dunque trovare e coinvolgere, nelle e con le scuole secondarie ragazze e ragazzi disposti ad affrontare esperienze impegnative, a imparare come affrontarle e a testimoniare ad altri giovani, loro pari, che questo è possibile, aumenta la sicurezza di sé, è una fonte di energia.

Le competenze che consentono di agire in modo costruttivo e creativo per contribuire a un modo più giusto - le competenze di cittadinanza attiva globale - sono il fulcro della proposta educativa di Intercultura che da 70 anni, offre ai giovani esperienze di vita in altri Paesi, sollecita e offre formazione alle scuole ad accogliere studenti e ad aprirsi a orizzonti internazionali attraverso un’ampia rete di volontariato nella quale giocano un ruolo cruciale i giovani che hanno già partecipato al programma.

Vivere per mesi o per un intero anno scolastico, grazie a una gratuita ospitalità, in altre scuole, altre famiglie, incontrare altre consuetudini, altri valori, sforzarsi a capire e a comunicare, essere sé stessi rispettando chi accoglie, imparare con metodi e strumenti diversi, mobilita energie, attiva la mente, costringe uscire dalle nicchie di sicurezza, a governare le proprie emozioni. Un’esperienza impegnativa e non volatile che porta oltre al pregiudizio e ai facili entusiasmi e crea un patrimonio personale che può svilupparsi in un patrimonio di tutti.

Presidente della Fondazione Intercultura,

Professore onorario di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Bicocca di Milano

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