L’intervista

«Le difficoltà di accesso al Piano 5.0 tolgono efficacia alla norma»

Parla Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio

Marco Campanari

2' min read

2' min read

L’accesso alle misure di Industria 5.0 è particolarmente complesso e ha caratteristiche che, di fatto, ne impediscono lo sfruttamento». Tra le principali criticità della norma, il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Marco Campanari, cita la «limitazione temporale», che prevede il termine dell’investimento a fine dicembre 2025. «Una scadenza così ravvicinata impedisce di inserire gli investimenti in una programmazione che vada oltre qualche mese e fa quasi forzatamente cadere la scelta su macchinari in pronta consegna, a sfavore di impianti più importanti e customizzati».

Quali sono gli altri ostacoli indicati dalle aziende?

Loading...

La limitazione della domanda a un singolo investimento per unità locale, considerando anche che non è possibile presentare domande separate per la stessa azienda. E ancora, la necessità di incaricare professionisti esterni per fare una relazione ex post, oltre a quella ex ante.

Come fare perché questo provvedimento diventi una opportunità di ripresa come fu Industria 4.0?

Industria 4.0 è stata un volano di grande efficacia sia per la visione di medio e lungo termine, sia per caratteristiche di accessibilità, che non sono quelle di Industria 5.0. Era un provvedimento ben scritto e congegnato, Industria 5.0 purtroppo non lo è. Sarebbe opportuno, considerando quanto è stato efficace e volano di un salto quantico tecnologico delle nostre manifatture, replicare il modello 4.0.

Quali sono le principali differenze tra i due piani?

Oltre a quanto detto rispetto al tema dell’accessibilità e della programmazione, Industria 5.0 è intrinsecamente legata all’efficienza energetica. Un punto importante, se la misura potesse liberare tutte le sue effettive potenzialità.

Come potrebbe accadere?

C’è, lo ribadisco, un tema di accessibilità, che è alla base di ogni altra considerazione. Ma in termini di sostenibilità, credo sia determinante affrontare la questione di come si stia approcciando la transizione green a livello europeo, con una visione fortemente ideologica e non sufficientemente attenta alle effettive ricadute, per ora per lo più dannose, sull’industria e sull’economia dei paesi europei, tra l’altro ora con un brusco cambio di slogan, dal perseguimento di uno spazio green-idilliaco a quello di uno spazio che si vuole riarmare: due sensibilità un po’ differenti e che implicano sforzi e focalizzazioni diverse.

Quali sono le priorità dell’industria lombarda per uscire dalla crisi? 

Loading...

I nostri territori faticano, stante la congiuntura, ma per fortuna meno di quanto si potrebbe prevedere, soprattutto grazie alla loro vocazione intrinseca. Sono territori a fortissima intensità manifatturiera, che hanno saputo diversificare tipologia e localizzazione della clientela, rendendosi più trasversali negli sbocchi e meno dipendenti da singole aree. Certamente si pone e continuerà a porsi un tema “tassi”: finché la Bce non ridurrà sensibilmente il costo del denaro sarà difficile stimolare gli investimenti. Per quanto riguarda i dazi, non mi fermerei agli annunci: occorrerà capire se, cosa, e quanto andrà a regime e solo allora sarà possibile quantificarne l’effetto. Con uno scenario che muta così velocemente, non mi stupirei se, fra qualche mese, questo problema diventasse un non-problema o, quanto meno, un problema meno complesso di quanto appaia oggi. Nel frattempo, mi auguro che si possa stimolare molto di più la domanda interna dell’Europa, fattore utilissimo sia a livello di equilibrio macroeconomico, sia per far crescere e consolidare un’alternativa.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti