Le elezioni europee oggi sono importanti, chi si candida deve poi esserci
Dal rinnovamento del parlamento alle nomine dei commissari, ecco perchè le prossime elezioni europee sono cruciali. Anche in vista dell’adesione di nuovi paesi
di Emma Bonino
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Leggendo domenica scorsa l’editoriale pubblicato da questo giornale a firma di Sergio Fabbrini, dopo anche il pezzo di Marco Buti e Giampaolo Vitali dello scorso 25 gennaio, mi sono sentita meno sola.
Da settimane, ahimè, il dibattito sul prossimo appuntamento elettorale per l’elezione del Parlamento europeo si avvita sull’opportunità o meno di candidature dei leader di partito, come unico elemento che possa spingere questa o quella lista per ottenere quanti più seggi.
Trovo molto scoraggiante il livello del dibattito in Italia in queste prime fasi e già in altri interventi ho sottolineato come, a partire dalle ipotesi di candidatura di Schlein o della stessa Signora Presidente del Consiglio, non si tiene minimamente in conto di cosa si giochi per la prossima configurazione europea. Perché il prossimo giugno non si voteranno solo i parlamentari europei.
Da quella elezione dipendono tanto le maggioranze e gli equilibri del prossimo Parlamento europeo e delle relative famiglie, quanto la scelta dei Commissari e la stessa configurazione del Consiglio europeo. Ed è forte il rischio di un arretramento nel percorso dell’Unione europea.
E quindi, più che mai, occorre rafforzare l’Europa politica, se si considerano anche le prospettive di allargamento: sono già dieci i Paesi in lista d’attesa per entrare in Europa e ora anche l’Ucraina cui il Consiglio europeo ha approvato l’adesione nell’assenza da quel consesso di Orban, che ha scelto di uscire, salvo poi porre il veto sul fondo da 50 miliardi per sostenere l’Ucraina. E questo è lo stato delle cose attualmente con il voto all’unanimità.

