Le famiglie «sfiduciate» rilanciano la voglia di comprare casa
L’indagine di Nomisma sulle famiglie italiane fotografa dinamismo sul mercato nonostante le preoccupazioni per le difficoltà reddituali ed economiche. Aumentano sia la propensione all’acquisto (e la dipendenza da mutuo) che le fragilità di chi resta in affitto non potendo comprare e/o non riesce a coprire le spese
di Laura Cavestri
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I punti chiave
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Quasi 20 milioni di famiglie sono “sfiduciate”. L’inflazione erode la capacità di risparmio. Circa 800mila hanno difficoltà a pagare il canone d’affitto e 300mila a onorare la rata del mutuo. Tuttavia – contro ogni aspettativa – cresce la voglia di comprare (o cambiare casa). Non una casa qualunque, la cui unica “leva” siano i metri quadrati. La casa si deve “piegare”, adattare al nostro (mutato) stile di vita. Un “abitare arricchito” da servizi (dai bambini agli anziani). Anche a costo di andare in periferia o uscire dalla città, sino a dove il mutuo (dal quale dipende oltre l’80% degli acquisti) può consentire.
È quanto emerge dall’analisi “Famiglie e investitori alla prova di un abitare arricchito”, in occasione del 15° Rapporto sulla finanza immobiliare, a cura di Nomisma e presentata questa mattina
Cercare casa per superare la sfiducia
Nonostante soffino venti di guerra, ben 3,5 milioni di famiglie sono potenzialmente interessate a una nuova condizione abitativa e quasi 900mila hanno intrapreso iniziative concrete rivolte all’acquisto. E se da sempre il clima di sfiducia si è tradotto in una situazione di inattività-passività, in questa fase le famiglie italiane – benchè prudenti e preoccupate del futuro – si stanno muovendo sul fronte dell’abitare: locazione, acquisto e ristrutturazione. Cercare una nuova casa diventa la chance per un riequilibrio familiare che trasforma la sfiducia.
«Tuttavia – ha spiegato Marco Marcatili, responsabile dello Sviluppo di Nomisma e curatore dell’indagine – l’Indagine 2022 mostra l’urgenza di superare un’idea di “abitare semplificato” molto ricercata dai soggetti di offerta pubblici e privati in campo nel Paese. Bisogna superare l’automatismo di mercato che ragiona solo per metri quadrati e numero di stanze, ma non coglie la compresenza di bisogni e desideri. Bisogna avanzare verso un “abitare arricchito”, che tiene conto delle diverse forme di vulnerabilità (economica e sociale) e delle diverse componenti (single anziani, famiglie numerose, separati con figli, presenza di anziani o disabili). I metri quadrati non devono per forza essere tanti, ma offrire una risposta credibile alle domande complesse delle famiglie italiane».
C’è molta sfiducia nelle famiglie italiane. Ma più che per la propria situazione personale, per quella del Paese (3 famiglie su 4 ritengono che l’Italia dovrà affrontare forti problemi economici). Aumenta la quota di famiglie che giudica il proprio reddito adeguato a far fronte alle spese primarie, passando dal 28,2% al 35,5% del totale, anche per effetto di un aumento del valore del reddito medio disponibile nell’ultimo anno, mentre si assottiglia la componente che ritiene inadeguato il proprio reddito, che raggiunge il 15,8 per cento. Per quasi la metà dei nuclei (48,6%), le disponibilità vengono ritenute appena sufficienti: si tratta di una componente piuttosto vulnerabile, condizionata pesantemente dal blocco delle attività durante la pandemia.
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