Le insalate in busta tornano sugli scaffali, ma possibili criticità anche in inverno

Comparto da 1 miliardo e 48 milioni di euro nei dodici mesi. Per Confcooperative, deve trovare un adeguato riconoscimento economico

di Silvia Marzialetti

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Per le insalate in busta, dopo qualche settimana di forniture ridotte dovute al gran caldo, si va verso un progressivo ritorno sugli scaffali, ma questo deve a maggior ragione spingere il comparto a riflettere su come evitare una nuova emergenza e sulle condizioni del settore.

Ne è convinto Mariano Rago, presidente di Confcooperative Agroalimentare Campania, che indica la quarta gamma come caso concreto da cui partire: “Non possiamo aspettare la prossima emergenza per tornare a discutere degli equilibri della filiera”.

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Il miglioramento delle disponibilità deve aprire una fase di programmazione: il ritorno del prodotto sugli scaffali deve accompagnarsi al recupero della sostenibilità economica delle imprese. “Tutelare chi produce oggi significa garantire continuità delle forniture domani”.

Parliamo di una referenza le cui vendite al consumo nella distribuzione italiana rilevata da NielsenIQ hanno raggiunto 1 miliardo e 48 milioni di euro nei dodici mesi terminanti a maggio 2026. Per Confcooperative, queste attività e responsabilità devono trovare un adeguato riconoscimento economico.

“Le insalate pronte non possono diventare un prodotto civetta della GDO, sempre in offerta. Le promozioni devono essere concordate, rispettare le disponibilità produttive e prevedere una ripartizione equilibrata degli oneri”, sottolinea Rago. E ancora: “Il prezzo promozionale non può diventare il riferimento permanente per remunerare la produzione”.

Il caldo record di quest’anno ha bruciato intere coltivazioni e se per le insalate in pieno campo la stagione è stata compromessa, con perdite fino al 40%.

“Il comparto della quarta gamma sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia recente”, aggiunge il presidente del settore Ortofrutticolo di Confcooperative, Davide Vernocchi.

“Le temperature eccezionalmente elevate, la prolungata siccità e l’irregolarità della disponibilità idrica hanno compromesso quantità, qualità e continuità delle produzioni agricole”. E se l’estate è stata a dir poco disastrosa, anche la campagna invernale si presenta in salita.

Il motivo? “Molti agricoltori – spiega Vernocchi – “potrebbero decidere ora di coltivare verdure per la prima gamma - che è riuscita ad essere rivalutata e a spuntare prezzi e ricavi più alti – a discapito di quelle destinate alla quarta gamma, sottraendo in tal modo superfici importanti a questa produzione”.

Altro problema che pesa sul settore è la dinamica con la grande distribuzione, che quest’estate ha provveduto ad adeguare i prezzi dei prodotti freschi, mentre “la quarta gamma – denuncia il presidente Vernocchi - ha avuto una capacità molto più limitata di trasferire i rincari”.

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Il comparto delle insalate in busta rischia pertanto di dover fare i conti non solo con una carenza climatica, ma anche con una progressiva riduzione delle superfici coltivate. Di qui la necessità, secondo Confcooperative di “poter ridefinire insieme alla grande distribuzione programmazione, volumi, assortimenti, programmi promozionali e prezzi”.

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