Le insalate in busta tornano sugli scaffali, ma possibili criticità anche in inverno
Comparto da 1 miliardo e 48 milioni di euro nei dodici mesi. Per Confcooperative, deve trovare un adeguato riconoscimento economico
di Silvia Marzialetti
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Per le insalate in busta, dopo qualche settimana di forniture ridotte dovute al gran caldo, si va verso un progressivo ritorno sugli scaffali, ma questo deve a maggior ragione spingere il comparto a riflettere su come evitare una nuova emergenza e sulle condizioni del settore.
Ne è convinto Mariano Rago, presidente di Confcooperative Agroalimentare Campania, che indica la quarta gamma come caso concreto da cui partire: “Non possiamo aspettare la prossima emergenza per tornare a discutere degli equilibri della filiera”.
Il miglioramento delle disponibilità deve aprire una fase di programmazione: il ritorno del prodotto sugli scaffali deve accompagnarsi al recupero della sostenibilità economica delle imprese. “Tutelare chi produce oggi significa garantire continuità delle forniture domani”.
Parliamo di una referenza le cui vendite al consumo nella distribuzione italiana rilevata da NielsenIQ hanno raggiunto 1 miliardo e 48 milioni di euro nei dodici mesi terminanti a maggio 2026. Per Confcooperative, queste attività e responsabilità devono trovare un adeguato riconoscimento economico.
“Le insalate pronte non possono diventare un prodotto civetta della GDO, sempre in offerta. Le promozioni devono essere concordate, rispettare le disponibilità produttive e prevedere una ripartizione equilibrata degli oneri”, sottolinea Rago. E ancora: “Il prezzo promozionale non può diventare il riferimento permanente per remunerare la produzione”.
