Le medie imprese più resilienti: il 49% investe, il 15% con il Pnrr
Lo studio su «Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno» curato da Srm di Intesa Sanpaolo rivela che le imprese con più di 10 dipendenti pianificano investimenti e puntano su export e reshoring
di Vera Viola
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Un tessuto imprenditoriale meridionale che ha colto la sfida posta dal Pnrr: con imprese, non solo sono più informate sulle opportunità offerte, ma anche maggiormente coinvolte in progetti già avviati (si parla del 15% contro 11% della media italiana).
È un Mezzogiorno resiliente quello che emerge dall’“Osservatorio Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno: sfide e opportunità per le imprese manifatturiere” di SRM di Intesa Sanpaolo di cui è stata appena realizzata la seconda edizione, dopo quella del 2021. Si tratta di un'indagine rivolta alle imprese manifatturiere più strutturate (oltre i 10 dipendenti) con l'obiettivo di cogliere gli umori e i segnali di cambiamento del sistema produttivo verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica. Il panel ha riguardato 700 imprese nazionali, delle quali 300 al Sud.
E tra queste ultime, pur nel contesto attuale di difficoltà diffuse di approvvigionamento energetico, appare chiaramente anche la volontà di contare su un importante fattore competitivo quale la capacità di auto-produrre energia: il 65% delle imprese del Mezzogiorno (45% a livello nazionale) copre attraverso produzione autonoma una quota dei propri consumi di energia, con previsioni di incrementare tale capacità.
Le 300 aziende meridionali intervistate sono concentrate tra Campania, Puglia e Sicilia : le tre regioni rappresentano circa il 70% dell’area in termini di imprese manifatturiere e relativo Valore aggiunto. Queste, come si diceva, mostrano conoscenza del Pnrr e si sono attivate per partecipare ai bandi. In molti casi sono protagoniste di un reshoring delle produzioni. Cresce, insomma, la quota di imprese investitrici nel Sud (dal 34% del 2021 al 49% del 2022 mentre in Italia dal 36% al 41%). Ma emerge anche che le imprese dell'area hanno tendenzialmente privilegiato investimenti di tipo tradizionale rispetto ad investimenti “innovativi” (44,8% del totale, in calo di quasi 4 punti rispetto all'indagine 2021), in controtendenza con altre aree. Guardando agli “investimenti innovativi”, le imprese del Mezzogiorno continuano a privilegiare quelli sulla digitalizzazione sul totale investimenti innovativi (37,3% nel Mezzogiorno, 39,4% in Italia), in crescita rispetto allo scorso anno. Particolarmente importante è la propensione ad investire risorse consistenti (superiori al 15% del fatturato) da parte delle imprese meridionali che passa dal 38% del 2021 al 41%, mentre a livello nazionale tale percentuale di imprese si riduce sensibilmente (dal 33% al 26%).
Altro ambito d'investimento rilevante è quello dell'innovazione sostenibile: le imprese meridionali intenzionate ad investire risorse superiori al 15% del fatturato sono pari al 35%, mentre a livello nazionale tale quota si ferma al 25%.


