Arte

Le “parole in libertà” dei Futuristi in mostra alla Estorick

“Breaking Lines: il Futurismo e le origini della poesia sperimentale” punta i riflettori sull’importanza delle parole per il movimento

di Nicol Degli Innocenti

Carlo Carra_Atmospheric Swirls - A Burning Shell, 1914_Courtesy Estorick Collection

3' min read

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I quadri dei pittori futuristi sono così noti e riconoscibili, hanno un tale senso di movimento e una tale forza espressiva che è facile dimenticare che Filippo Tommaso Marinetti, guida del movimento futurista da lui fondato nel 1909, era un poeta.

Ora una mostra alla Estorick Gallery di Londra, “Breaking Lines: il Futurismo e le origini della poesia sperimentale”, punta i riflettori sull’importanza delle parole e non solo delle immagini per il movimento.

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Tutti gli artisti di diverse discipline – pittori, scultori, illustratori, scrittori, musicisti e poeti - che hanno aderito al movimento condividevano la stessa determinazione a innovare, trovando un nuovo linguaggio artistico che potesse rispecchiare meglio il dinamismo del mondo in rapida trasformazione e industrializzazione all’inizio del nuovo secolo.

Le opere di scrittori e poeti nelle sale della Estorick dimostrano la loro volontà di sperimentare e sembrano ancora vive e moderne. L’obiettivo era “raddoppiare la forza espressiva delle parole” enfatizzando e sottolineando le diverse dimensioni visive e musicali del linguaggio. Le parole si muovono, ballano e sembrano cantare, hanno una carica vitale che le fa balzare fuori dalla pagina.

Sono “parole in libertà”, per dirla con Marinetti, che puntava a niente di meno che “una rivoluzione tipografica”, utilizzando caratteri diversi e un posizionamento del testo per renderlo il più espressivo possibile. Frammentare il testo, smembrare grammatica e sintassi, ignorare la metrica classica, le rime e la punteggiatura per creare un linguaggio nuovo e immediatamente percepibile con gli occhi, con il cuore e con l’istinto.

“Avvolgimenti atmosferici – scoppio di un obice”, di Carlo Carrà, creato nel 1914, è un disegno a carboncino che mostra un’esplosione che ha fatto saltare in aria anche le parole sulla carta, incorporando “Zang Tumb Tumb”, il capolavoro di Marinetti, considerate una pietra miliare della poesia sperimentale. I suoni onomatopeici evocano il rumore del campo di battaglia e dimostrano il nuovo approccio sperimentale alla tipografia.

Corrado Govoni

Un altro esempio in mostra è “Autoritratto”, un disegno del 1915 del poeta simbolista Corrado Govoni che crea un’immagine creando forme con le parole, parte di “Rarefazioni e parole in libertà”, la sua opera più radicale.

L’Italia futurista, il giornale ufficiale del movimento, pubblicato tra il 1916 e il 1918, è stato il campo di sperimentazione ideale per la nuova grafica e la tipografia innovative, sfruttando al massimo la potenza visiva delle parole. Una delle edizioni contiene un poema pubblicato per commemorare la morte di Umberto Boccioni, ucciso durante un’esercitazione militare nel 1916.

Un’altra rivista cruciale per l’elaborazione delle idee futuriste è stata “Noi”, fondata da Enrico Prampolini, pubblicata tra il 1917 e il 1925, con una particolare tipografia angolare che voleva promuovere l’estetica dell’arte meccanica e che ha collaborato con il movimento dadaista, dando spazio a poeti e artisti sperimentali stranieri come Tristan Tzara e Hans Arp.

Corrado Govoni_ Self Portrait, 1915_Courtesy Estorick Collection

“Depero Futurista”

L’influenza della rivoluzione tipografica di Marinetti è visible anche nel libro “Depero Futurista” di Fortunato Depero, che comprende le poesie sperimentali dell’artista e una spiegazione dei principi teorici che le avevano ispirate.

La sperimentazione continua nei decenni successivi, con le ‘poesie visive’ di Carlo Belloli, uno degli ultimi artisti ad aderire al movimento, o le ‘Parole nello spazio’ del pittore Tullio Crali. La poesia di Belloli ‘Guerra/Terra’ del 1943 con poche parole evoca la opprimente desolazione causata dal conflitto.

Nel 1944 Marinetti e Crali crearono una tecnica chiamata “Parole musicali – alfabeto in libertà”, nuove parole e invenzioni fonetiche basate sull’emozione e sull’istinto e una totale libertà di espressione. Il loro manifesto dichiara che “le parole in libertà e l’aeropoesia hanno raggiunto alte quote, ma la sete di novità e originalità è inesauribile.”

Una sala a parte è dedicata all’opera di Dom Sylvester Houédard, teologo, monaco benedettino e poeta che ha voluto fondere letteratura e arte visuale, parole e forme. I suoi delicati “disegni” su carta in realtà sono intricati scritti realizzati con una macchina da scrivere, la sua preziosa Olivetti Lettera 22. Punti, virgole, trattini e lettere creano spirali e complesse forme astratte o geometriche. Rispetto alle opere futuriste così assertive, quasi rumorose, questo è un linguaggio silenzioso e più contemplativo, che però deve la sua ispirazione alle sperimentazioni avviate da Marinetti oltre mezzo secolo prima.

Parole in liberta L’Italia Futurista, vol. 2 No 33, 18 November 1917

Breaking Lines – Futurism and the Origins of Experimental Poetry, fino all’11 maggio 2025, Estorick Collection, Londra

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