«Le prossime elezioni importanti per la democrazia e la libertà»
La provincia ribelle che la Cina vuol riportare a casa, con le buone o le cattive, tra pochi mesi torna alle urne. Per Vincent Tsai, responsabile di Taipei in Italia, è una prova di stabilità
di Rita Fatiguso
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Il risiko su Taiwan ha mille risvolti. La provincia ribelle che la Cina vuol riportare a casa con le buone o le cattive è sotto pressione, inclusa l’industria dei chip di cui è leader mondiale. Vincent Tsai, il rappresentante in Italia di Taipei, è convinto però che il sistema abbia sufficienti anticorpi per resistere. Come spiega in questa intervista rilasciata mentre la presidente in carica Tsai Ing-wen, pro-indipendentista, è in viaggio nelle Americhe e l’ex presidente, ex leader del partito Kuomintang Ma Ying-jeou visita la Cina (ed è la prima volta di un politico taiwanese anche se ormai fuori dall’arena politica). Due facce simbolo della sdoppiata realtà taiwanese.
Le spinte politiche globali stanno ridisegnando le filiere dei semiconduttori, l’Olanda, la Corea, gli Usa muovono le loro pedine, nascono nuove alleanze: non temete di perdere il primato in un settore così cruciale?
Direi di no, da tempo siamo posizionati non solo a casa nostra, ma in tutto il mondo, diversificando la nostra offerta. Abbiamo un grande stabilimento anche in Italia, da almeno trent’anni, la Global Wafers, che inizierà a entrare in produzione l’anno prossimo.
Nell’industria dei semiconduttori l’arco di tempo tra investimento e messa a regime è notoriamente molto dilatato.
Certo, ma noi vogliamo mantenere il controllo della tecnologia, questa è una priorità. Le alleanze che abbiamo stretto con Giappone, Corea e Stati Uniti ci permettono di resistere alle eventuali interruzioni della catena produttiva, come è successo purtroppo negli ultimi due anni.


