Le tre minacce che l’Unione europea deve fronteggiare
Il 2025 si presenta come un anno altamente problematico in termini sia geopolitici che economico-sociali
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Il 2025 si presenta come un anno altamente problematico in termini sia geopolitici che economico-sociali. L’Unione europea (Ue) si trova a fronteggiare almeno tre minacce: conflitti sempre più profondi ai propri confini, essendo per giunta priva di un sistema comune di difesa e correndo il rischio di perdere l’abituale copertura statunitense; crescenti pressioni di flussi di rifugiati e migranti, non gestibili senza uno sforzo di solidarietà e progetti europei di inclusione e di formazione; un modello produttivo obsoleto, che non può affidarsi alle attuali tecnologie mature e al traino della domanda esterna in presenza di una competizione sempre più aspra fra Stati Uniti e Cina sulla frontiera tecnologica e dei dazi preannunciati dall’amministrazione Trump.
Nel 2025, come risponderà la Ue a queste sfide? Ecco le nostre risposte a dieci quesiti.
1- La Commissione reagirà all’imposizione di dazi da parte dell’amministrazione Trump con misure di ritorsione? Sì. Si tratta di una mossa inevitabile perché è una componente essenziale delle strategie negoziali che la Commissione si è preparata a condurre. Mentre Paesi quali il Giappone si piegheranno ai diktat di Trump, la Ue è il solo alleato che potrà opporsi alla nuova amministrazione statunitense sul terreno degli scambi internazionali. La speranza è che il negoziato sfoci in un accordo, anziché innescare un gioco “a somma negativa” che rischierebbe di generare una guerra commerciale generalizzata.
2- Il Consiglio Ue rigetterà l’accordo di libero scambio con il Mercosur firmato dalla Commissione? No. Il nuovo trattato di libero scambio verrà approvato nonostante la contrarietà della Francia. Resta da verificare se tale accordo diverrà parte di una nuova strategia della Ue che, anziché sottomettersi agli Stati Uniti di Trump, costruirà relazioni multipolari anche con il Sud globale. Va evitato che l’accordo si riduca a una reazione neo-mercantilista volta a puntellare il vecchio modello produttivo europeo.
3- La Ue manterrà invariato l’impegno verso la transizione verde? No. Anche se non verranno formalmente ridefiniti gli obiettivi di medio periodo, si opterà per forme di “neutralità tecnologica” che – in settori come l’automotive – contrastano con le traiettorie innovative ormai affermatesi a livello internazionale. La revisione della transizione verde potrà generare vantaggi nel breve termine ma correrà anche il rischio di aumentare i costi totali, di causare inefficienti allocazioni delle risorse e di minare fattori di vantaggio dell’economia europea a livello internazionale.

