Scenari

Le tre minacce che l’Unione europea deve fronteggiare

Il 2025 si presenta come un anno altamente problematico in termini sia geopolitici che economico-sociali

La  Presidente Slovena  Natasa Pirc Musar (C) con il  Presidente Croato Zoran Milanovic (S), il  Presidente italiano Sergio Mattarella (C-S), il  Presidente Austriaco Alexander Van der Bellen (C-D) e il  Presidente Ungherese Tamas Sulyok (R) per il ventennale dell'adesione slovena all'Unione Europea a Brdo, 22 aprile 2024.
ANSA/Francesco Ammendola

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Il 2025 si presenta come un anno altamente problematico in termini sia geopolitici che economico-sociali. L’Unione europea (Ue) si trova a fronteggiare almeno tre minacce: conflitti sempre più profondi ai propri confini, essendo per giunta priva di un sistema comune di difesa e correndo il rischio di perdere l’abituale copertura statunitense; crescenti pressioni di flussi di rifugiati e migranti, non gestibili senza uno sforzo di solidarietà e progetti europei di inclusione e di formazione; un modello produttivo obsoleto, che non può affidarsi alle attuali tecnologie mature e al traino della domanda esterna in presenza di una competizione sempre più aspra fra Stati Uniti e Cina sulla frontiera tecnologica e dei dazi preannunciati dall’amministrazione Trump.

Nel 2025, come risponderà la Ue a queste sfide? Ecco le nostre risposte a dieci quesiti.

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1- La Commissione reagirà all’imposizione di dazi da parte dell’amministrazione Trump con misure di ritorsione? Sì. Si tratta di una mossa inevitabile perché è una componente essenziale delle strategie negoziali che la Commissione si è preparata a condurre. Mentre Paesi quali il Giappone si piegheranno ai diktat di Trump, la Ue è il solo alleato che potrà opporsi alla nuova amministrazione statunitense sul terreno degli scambi internazionali. La speranza è che il negoziato sfoci in un accordo, anziché innescare un gioco “a somma negativa” che rischierebbe di generare una guerra commerciale generalizzata.

2- Il Consiglio Ue rigetterà l’accordo di libero scambio con il Mercosur firmato dalla Commissione? No. Il nuovo trattato di libero scambio verrà approvato nonostante la contrarietà della Francia. Resta da verificare se tale accordo diverrà parte di una nuova strategia della Ue che, anziché sottomettersi agli Stati Uniti di Trump, costruirà relazioni multipolari anche con il Sud globale. Va evitato che l’accordo si riduca a una reazione neo-mercantilista volta a puntellare il vecchio modello produttivo europeo.

3- La Ue manterrà invariato l’impegno verso la transizione verde? No. Anche se non verranno formalmente ridefiniti gli obiettivi di medio periodo, si opterà per forme di “neutralità tecnologica” che – in settori come l’automotive – contrastano con le traiettorie innovative ormai affermatesi a livello internazionale. La revisione della transizione verde potrà generare vantaggi nel breve termine ma correrà anche il rischio di aumentare i costi totali, di causare inefficienti allocazioni delle risorse e di minare fattori di vantaggio dell’economia europea a livello internazionale.

4- La Commissione proporrà una revisione sostanziale del bilancio europeo? Sì. Le proposte, previste per metà anno, incorporeranno il metodo del Dispositivo di ripresa e resilienza (Rrf), varando trasferimenti in favore degli stati membri subordinati alle loro performance. Vi saranno anche finanziamenti di specifici Beni pubblici europei (Bpe). Tuttavia, la spesa europea rimarrà vincolata a dimensioni così contenute da impedire il finanziamento dei Bpe necessari per innovare il modello produttivo europeo. Vi è poi il dubbio che il Consiglio Ue non riesca a superare i veti reciproci che hanno bloccato in passato ogni significativa riforma del bilancio europeo.

5- La Ue si doterà di un fondo centrale per la difesa finanziato con debito comune? Sì. Le pressioni di Trump e il riprodursi dei tragici conflitti ai confini della Ue convinceranno

anche gli stati membri scettici che occorrono aumenti nelle spese per la difesa. Inoltre, dati gli squilibri di bilancio di numerosi Paesi, diventerà evidente che questi aumenti saranno meno onerosi se elimineranno le duplicazioni nelle spese nazionali mediante un coordinamento centrale (aggregazione della domanda) e la realizzazione di specifiche missioni finanziate da un fondo europeo.

6- La Commissione proporrà una nuova riforma delle regole fiscali europee? No. L’attuale stagnazione economica europea suggerirebbe di evitare contemporanee restrizioni di bilancio nella maggior parte degli Stati membri. L’iter per l’approvazione delle regole fiscali è stato, però, così complesso da escludere spazi di revisione nel breve termine. Inoltre, le attuali regole sono sufficientemente elastiche specie se combinate con investimenti europei. Eventuali allentamenti dei vincoli fiscali nazionali saranno, quindi, realizzati per via interpretativa.

7- La Ue approverà un prolungamento del Rrf per garantire il completamento dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr)? Sì. Per evitare che una parte sostanziale delle risorse vada perduta, le istituzioni europee renderanno flessibile la scadenza del 2026 per il completamento dei Pnrr senza apportare modifiche formali alla normativa. Dato il palese contrasto con il metodo del Rrf, tale flessibilità avrà un elevato costo: rafforzerà l’opposizione dei paesi nordici rispetto alla trasformazione della temporanea capacità fiscale centrale di Next Generation-Eu in una capacità accentrata permanente.

8- La Banca centrale europea (Bce) attiverà lo strumento di protezione della trasmissione della politica monetaria (Tpi) per sostenere il collocamento del debito pubblico della Francia? No. Se il costituendo governo francese o quello che emergerà da nuove elezioni dopo il luglio 2025 saranno così deboli da ledere i vincoli di aggiustamento di bilancio imposti dalla procedura di deficit eccessivo, non vi sarebbero le condizioni legali per l’attivazione del Tpi: utilizzando lo strumento, la Bce perderebbe ogni credibilità. Il quadro cambierebbe in caso di contagio di altri paesi vulnerabili.

9- Il governo italiano rimuoverà il suo veto alla riforma del Mes? No. L’attuale governo ha trasformato il suo veto in un fatto di principio. La mancata riforma del Mes rafforzerà i vincoli al completamento dell’Unione bancaria e alla connessa costruzione di efficienti mercati finanziari europei, che sono essenziali per la mobilizzazione della ricchezza privata, e ostacolerà l’uso dei fondi del Mes per il finanziamento di iniziative innovative a livello centrale.

10- La Germania riformerà la regola costituzionale del “debt break”? Sì. L’allentamento dei vincoli di bilancio sarà, però, così limitato da impedire un’adeguata espansione degli investimenti pubblici per l’ammodernamento delle infrastrutture e per il sostegno delle innovazioni. Il programma del Partito popolare tedesco, che è indicato come il vincitore delle imminenti elezioni, suggerisce che i nuovi disavanzi pubblici serviranno a ridurre le imposte per famiglie e imprese tradizionali.

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