Lo sbarco

Leapmotor: modelli, strategie e obiettivi di una start up con Stellantis alle spalle

Il costruttore cinese, diventato un marchio del gruppo franco italiano, lancia i primi modelli per l’Europa: T03 e C10 .Il piano di espansione fa leva su tecnologie innovative, rete di assistenza globale e a breve la citycar elettrica sarà prodotta in Polonia

di Mario Cianflone

4' min read

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Obiettivi ambiziosi ma non irraggiungibili, tecnologie di base sviluppate in casa e una strategia multi energy e una posizionamento di mercato incentrato sul concetto di abbordabilità ma non low cost. Leapmotor sbarca in Europa con due modelli elettrici agli antipodi del mercato: la citycar T03 e il suv di taglia medio grande C10. Ma non è l’ennesimo marchio cinese in cerca di fortuna nel vecchio continente (e qui si apre tutta una questione sul ruolo dei brand). Leapmotor ha una peculiarità: ha alle spalle Stellantis. E questo in virtù di un patto da 1.5 miliardi tra il gruppo franco-italiano (e americano) e la start-up di Hangzhou, siglato 11 mesi fa da Carlo Tavares e da Jiangming Zhu. L’accordo ha dato vita a Leapmotor International, joint venture 51/49 guidata da Stellantis, con i diritti esclusivi per l’esportazione, la vendita e la fabbricazione dei prodotti Leapmotor fuori dalla Cina.

In pratica Leapmotor è diventato il 15esimo marchio di Stellantis e il sospetto che sia un cavallo di troia per le auto cinesi in Europa è concreto. La Joint venture, guidata da un Xin Tianshu, ceo cinese, con esperienza internazionale anche in Fca, è giunta proprio nel momento in cui la Ue ha messo sotto la lente le case cinesi e avviato una stretta sui dazi. A ottobre dello scorso anno Tavares dichiarava che Stellantis avrebbe operato solo in qualità di distributore, mettendo a disposizione un network di 200 dealer con i relativi servizi assistenza riparazione e ricambi (aspetto cruciale per un’auto cinese dal marchio sconosciuto, senza reputazione e storia visto che Leap è nata nel 2015).

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Successivamente, c’è stato un ribaltamento, da parte di Tavares, tanto improvviso da sembrare sospetto proprio per i tempi non consoni all’industria: tra indiscrezioni e mezze verità è stato reso noto che la T03 sarà costruita a Tychy (purtroppo non a Mirafiori), nella storica fabbrica polacca ex Fiat nella quale vengono assemblate anche Jeep Avenger Alfa Romeo Junior e Fiat 600 (ibride ed elettriche su base francese CMP2). Ed è lo stesso Xin Tianshu che conferma al Sole 24 Ore il timing per la produzione: entro la fine dell’ultimo trimestre. Ma nell’ambiente si vocifera a fine ottobre anche se non è che chiaro se sarà un assemblaggio completo o una finalizzazione sufficiente a ottenere per avere un numero di telaio europeo. La T03 è fatta in Cina è sdoganata a Gioia Tauro). Una mossa questa per evitare i dazi Ue a una mini e-car economica che con 19mila euro di listino sfida Dacia Spring e si innesta nel nascente mercato delle elettriche per tutti e da città.

Il piano di sviluppo della start-up è ambizioso spiega Xin Tianshu: «Vogliamo arrivare a 500mila unità anno nel 2030, ora abbiamo superato quota 145mila e il prossimo anno andremo verso le 250 mila unità».

Sono numeri comunque bassi (per fare un esempio Byd viaggia sulle 400 mila al mese e scala posizioni verso il podio mondiale nella classifica costruttori, mentre Leapmotor in Cina ha fatto gli stessi volumi in 5 anni. Tuttavia restano dati interessanti sia per l’apporto che possono dare al market share europeo di Stellantis sia per quanto riguarda le tecnologie che Leapmotor è in grado di schierare e che il gruppo europeo non ha.

La strategia è commerciale e industriale, infatti il ceo non nasconde che, con l’ingresso in Stellantis ,vuole far leva su tutti gli stabilimenti del gruppo sparsi in tutto il mondo e avviare una espansione in Sud America, Asia Pacifico ed Emea. Il piano prodotto prevede il lancio di un modello all’anno e tra due settimane, al salone di Parigi, sarà svelato il terzo modello per l’Europa: B10, un suv di taglia media piccola che si infila nel combattuto segmento B/C. E non ci sono solo le elettriche: ma anche ibride Erev (Extended range electric vehicle) importanti in questa fase di discussione sulla neutralità tecnologica.

Leapmotor, continua a spiegare il ceo, porta in dote a Stellantis anche altre tecnologie come l’architettura Cell-to-Chassis per batterie (una soluzione stile Tesla), l’approccio progettuale basato sul paradigma del software design vehicle e, ricorda Xin Tianshu, la decisione di sviluppare internamente le tecnologie base. Infatti, oltre il 60% dei componenti chiave delle Leapmotor sono sviluppati in house.

Tutte rose? Non, proprio. Abbiamo guidato la T03 e la C10 e la conclusione è che sono prodotti interessanti ma necessitano di miglioramenti. La piccola, nata nel 2020, lunga poco più di 3,6 metri, offre un’autonomia di 265 km (dato dichiarato non lontano da quanto riscontrato nel test drive) grazie a una batteria da 37,3 kWh e un motore da 95 kW che spinge bene ed è svelto. Tanto spazio a bordo e attenzione per la praticità. lo stile non fa gridare la miracolo ma è simpatico con qualche richiamo alla prima serie della Kia Picanto, mentre l’handling non convince del tutto e lo sterzo non è certo un benchmark ma con i driving mode si migliora la situazione (resta un’auto da città). Discutibile invece l’ergonomia del sistema di infotainment, privo di Android Auto e Carplay, e con un’interfaccia utente da rivedere anche sulle funzioni del climatizzatore.

La C10 (da 36.400 euro) è un altro mondo: un grosso suv, segmento d, lungo oltre 4,7 metri a ioni di litio, pensato per le famiglie con un design pulito, ma che non suscita particolari emozioni. Si apprezza per lo spazio a bordo e il layout degli interni che seguono il filone già visto su Tesla (tutti i comandi sono touch (ed è un male) e su una miriade di vetture cinesi ben fatte ma dall’originalità prossima a zero. L’ergonomia è da migliorabile: troppo “teslari” quelli al volante, l pari della card per aperture porte possibile anche con smartphone. Android Auto e Carplay non ci sono ma arriveranno (dicono). Giudizio negativo per la ricarica massima in DC a 84 kW ma a casa sostiene che sarà aggiornata. Ok l’autonomia di 420 km Wltp, ottenuti con una batteria da 69,9 kW. Al volante: lo sterzo non è troppo preciso ma va bene per il tipo di auto e in genere sul fronte dell’handling si nota il buon lavoro svolto a Balocco dai tecnici di Stellantis per europeizzare il comportamento.

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