Liliana Segre: «Con le leggi razziali divenni invisibile. Ad Auschwitz ero solo il numero 75190»
«Non ho mai perdonato certe cose». La senatrice a vita racconta tutto l’orrore che ha dovuto affrontare in campo di concentramento, invitando a non essere indifferenti
di Nicoletta Cottone
4' min read
4' min read
«Ad Auschwitz ero solo il numero 75190». La senatrice a vita Liliana Segre, nella sua ultima testimonianza pubblica alla Cittadella della pace di Rondine, vicino Arezzo, racconta tutto l’orrore che ha dovuto affrontare in campo di concentramento. Sollecita a non essere indifferenti. «Il campo di sterminio funzionava alla perfezione, da anni, non c’era il minimo errore. Cominciammo a capire che dovevamo cominciare a dimenticare il proprio nome, che nella tradizione ebraica ha un significato. Mi venne tatuato un numero sul braccio e dopo tanti anni si legge ancora bene, 75190. E dovemmo subito impararlo in tedesco».
«Con le leggi razziali divenni invisibile»
Ricorda le leggi razziali: «Un giorno di settembre del 1938 sono diventata l’altra. So che quando le mie amiche parlano di me aggiungono sempre “la mia amica ebrea”. E quel giorno a 8 anni non sono più potuta andare a scuola. Ero a tavola con mio papa e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, ricordo gli sguardi dei miei, mi risposero perché siamo ebrei, ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste, una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto».
«Certe cose non sono riuscita mai a perdonarle»
«Non ho mai perdonato, come non ho dimenticato, certe cose non sono mai riuscita a perdonarle», ha detto. «A 13 anni ero una ragazzina e mi dettero qualche anno in più, così fui scelta con altre 30 ragazze italiane ebree», ha raccontato. «Tutte le altre andarono alle camere a gas e così successe con gli uomini. Scesi dal treno vidi mio padre lo salutai e non lo vidi mai più».Ha raccontato le sue paure: «La paura di morire per un passo falso o un’occhiata, ti fa diventare quello che i tuoi aguzzini vogliono che tu sia: che tu diventi disumana, egoista. Dopo il distacco da mio padre il terrore di diventare amico di qualcuno e poi perderlo mi faceva preferire la solitudine, io avevo paura di perdere ancora qualcosa».
«Sono viva per caso»
«Quando si toglie l’umanità alle persone bisogna astrarsi e togliersi da lì col pensiero se si vuole vivere. Scegliere sempre la vita. Io sono viva per caso. Perché tutte sceglievano la vita, poche quelle che si sono suicidate anche se era facilissimo», ha raccontato la senatrice a vita. Racconta di quando vide per terra una pistola a terra e pensò di raccoglierla, « ma non lo feci. Capii che io non ero come il mio assassino. Da allora sono diventata donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad adesso». Nella sua testimonianza ha ricordato anche i clandestini: «Sono stata clandestina e so cosa vuol dire essere respinti. Si può essere respinti in tanti modi».
Mattarella: «La Costituzione scritta contro i mostri del totalitarismo»
«La Costituzione è stata scritta avendo davanti agli occhi le tragiche vicende che hanno coinvolto anche Liliana Segre da ragazza ed è stata approvata con la ferma determinazione di non permettere che i mostri del totalitarismo che avevano devastato l'Europa potessero ancora avvelenare l'Italia, il nostro continente, ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato oggi in occasione dell'ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre. «Mai più - ha scritto il capo dello Stato - privazione della libertà, guerre di aggressione, mai più negazione dei diritti umani, mai più razzismo, odio, intolleranza. questa era la comune volontà dei padri costituenti. Merito loro se la nostra Repubblica è fondata su principi di grande valore: democrazia, libertà, uguaglianza, centralità della persona umana, pace e giustizia tra le nazioni».

