Litio, cresce la ricerca Presentate nel Lazio quattro nuove richieste
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di Davide Madeddu
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Le prime ricerche nelle salamoie dei pozzi geotermali hanno dato esito positivo e ora, nel Lazio, la ricerca del litio comincia a prendere corpo e a crescere. La Altamin, azienda australiana che in Italia opera con le controllate Energia Minerals e Strategic Minerals, ha presentato nuove istanze per ottenere altre licenze di esplorazione. Si tratta di quattro nuove richieste che, come sottolineano dall’azienda, «aumenteranno l’area del progetto estendendo la copertura del 500% a serbatoi considerati altamente promettenti per l’energia geotermica e il litio dalle salamoie».
Si tratta dell’ultimo passo di un percorso iniziato lo scorso anno, quando l’azienda australiana ha presentato le prime richieste per indagare i pozzi geotermali scavati dall’Enel nei primi anni del 1900. Siti distribuiti tra Ponte Galeria, Campagnano e Cesano. Una volta ottenute le autorizzazioni, l’avvio delle attività sul campo con l’affidamento della valutazione alla società indipendente Steam, che «ora ha l’incarico di preparare una valutazione del giacimento sull’intera area di interesse ampliata di Altamin», e all’inglese Watercycle Technologies Ltd (Watercycle) che, come sottolinea il gruppo australiano in una nota ufficiale, «sta attualmente effettuando test su salamoie sintetiche utilizzando il loro processo proprietario di estrazione e cristallizzazione diretta del litio».
L’attività di campionamento svolta ha interessato i pozzi che si estendono oltre i 1.500 metri di profondità.
«Il nostro lavoro con Steam ha scoperto un prezioso corpus di dati sulle salamoie di Cesano e sul potenziale del giacimento - dice Geraint Harris, managing director di Altamin -. Il modello geologico preparato è sviluppato dai dati geofisici storici e dai pozzi di trivellazione che indicano la presenza di un serbatoio profondo, da circa 1500 a 2000 metri sotto la superficie». Non solo. Le salamoie presenti nei pozzi e indicate nel rapporto «mostrano livelli significativi di litio in più fori».
Alla luce dei risultati positivi e della richiesta di litio nello scenario nazionale e internazionale, la decisione di presentare domanda per nuove licenze di esplorazione. Un ulteriore passo avanti per l’azienda che in Italia segue i progetti per riutilizzare siti minerari dismessi e valorizzare materiali critici che, oltre al litio del Lazio interessano il progetto Cobalto a Punta Corna, il progetto Rame a Corchia e il progetto zinco e piombo a Gorno. «Puntiamo a portare avanti rapidamente questi progetti - aggiunge ancora il manager australiano - in un momento in cui l’Unione europea e l’Italia sono concentrate sullo sviluppo di risorse critiche per la fornitura nazionale di litio».
