Graffio del lunedì

ll Napoli non brilla ma resta al comando. Anche l’Inter a Roma vince di corto muso

 ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

5' min read

5' min read

L’importante è vincere. L’importante è il risultato. Quello che conta sono i punti incamerati per andare avanti in classifica. Questo è la polpa, il resto è contorno.
Se queste cose le avessimo dette ai tempi della Juve di Allegri, apriti cielo! Tutti sarebbero saltati in piedi e con il dito accusatore ci avrebbero fatto notare che nel calcio moderno, con i tempi televisivi, bisogno soprattutto fare spettacolo con partite combattute giocate a testa alta e non con il braccino corto. Ci avrebbero poi detto che un’epoca è finita, che ora ci vuole velocità e profondità, con triangolazioni filtranti tra le linee. Con i difensori che devono saper fare anche gli attaccanti, e gli attaccanti anche i difensori.

Tutto molto bello. Tutto stupendo.

Peccato che ora gli stessi che predicavano il calcio spettacolo e il nuovo che avanza adesso si esaltano per l’esatto contrario magnificando la striminzite vittorie della capolista Napoli a Empoli (1-0), dell’Inter all’Olimpico con la Roma (1-0), della Juventus a Torino con la Lazio (1-0), e del Milan che l’ha sfangata in qualche modo a San Siro con l’Udinese (1-0). Tutte vittorie di “corto muso” arrivate, a parte quella dell’Inter a Roma, grazie ad episodi molto discutibili, che permettono sicuramente di fare dei passi avanti in classifica (al Napoli di conservare il primato), lasciando però tanti dubbi sulla legittimità di questi successi e soprattutto sul modo come sono stati raggiunti. Con prestazioni mediocri, gioco lento e prevedibile e spesso anche con l’aiuto del fattore C. Vero che la fortuna alla fine premia gli audaci e i più forti, però almeno che si abbia l’onestà di dirlo: sì, è vero, un bel culo aiuta.l’andamento lento dei partenopei

Loading...

Invece è tutto un fiorire di complimenti. Molto ipocriti, molto ruffiani. A partire dal Napoli (solo a quota 19), che con l’Empoli porta a casa tre punti benedetti da San Gennaro e da tutti i suoi 52 santi protettori. Vincere è importante, certo, ma i partenopei hanno sempre subito la pressione dei toscani riuscendo a spuntarla solo con un rigore di Kvratskhelia (63’) su cui poi si potrebbe discutere all’infinito perchè è uno di quei penalty (atterramento subìto da Politano) che fino a poco tempo fa, non sarebbe mai stato fischiato.

E che adesso invece gli arbitri fischiano come vigili nel traffico impazzito.A parte che tutti questi episodi alla fine diventano decisivi, rovesciando il giudizio tecnico di una partita, è corretto però dire che il Napoli ha deluso. E che l’Empoli l’ha quasi sempre sovrastato. Ma siccome è il risultato poi a determinare i giudizi oggi verrà ripetuto che si vede la mano di Conte, che è una vittoria della squadra, dell’umiltà, del lavoro e dell’applicazione. L’unica cosa giusta, di questo elogio dell’andamento lento, è che gli scudetti si vincono anche così, cioè raddrizzando le partite storte.

Lautaro di nuovo decisivo

Un po’ come è successo all’Inter che ha battuto al’Olimpico la Roma grazie al 133esimo gol in nerazzurro di Lautaro, dopo aver perso in avvio prima Calhanoglu (rilevato da Frattesi) e poi Acerbi, sostituito da De Vrij. Usciti entrambi per risentimenti muscolari. Sembrava nata male, questa sfida, tra infortuni e il portiere Sonner che si fa scivolare sul palo un cross del tutto innocuo. E Invece, grazie alle fragilità della Roma e alla ritrovata vena di Lautaro (che eguaglia con 133 reti l’ungherese Nyers, mito del Dopoguerra), l’Inter ritorna a due punti dal Napoli proiettandosi con la dovuta serenità verso Berna per il nuovo impegno di Champions con lo Young Boys. Un successo meritato, il terzo consecutivo, più produttivo che bello. Anche quando non brilla, l’Inter è una corazzata con riservisti valido quanto i titolari. La Roma invece, pur pericolosa nel primo tempo, vive un momento di gran confusione. Contestata dai tifosi e con Juric sempre sono esame, non riesce mai ad andare al dunque per precipitazione e i troppi errori individuali. Lo stesso gol di Lautaro è nato da un doppio pastrocchio difensivo facilmente evitabile.

La Juve fatica, E Allegri ride

Un altro successo striminzito è quello della Juventus sulla Lazio, arrivato quando il pari ormai sembrava scritto, grazie a un maldestro autogol di Gila. Altro che vittoria di corto muso! Qui siamo al minimo sindacale. E chissà che risate si sarà fatto Allegri. Ci pare di sentirlo: bravi, è qui la festa, e questo lo spettacolo che volevate?Certo, superando la Lazio, la Juve rilancia la sua corsa restando a tre punti dal Napoli, resta però la sensazione di un’ombra, di qualcosa che non funziona. Anche perchè i bianconeri hanno giocato per oltre un’ora con un uomo in più. Una Juve lenta, impacciata, prevedibile. Che patisce le squadre che si chiudono. Mancavano sei giocatori, d’accordo, ma per Thiago Motta questo non è certo un problema, visto che l’alternanza è la sua regola. Comunque, Senza l’autogol, questa sarebbe stato il quinto pareggio bianconero nelle ultime sei partite. Qualche problema insomma c’è. Se poi vogliamo dire che Thiago Motta è comunque un genio, diciamolo. La sua fortuna è che in Europa (in arrivo lo Stoccarda) si gioca un calcio più aperto, dove questa Juve si trova più a suo agio.

Il Diavolo va avanti, ma Ibrahimovic dov’è?

E il Milan? Supera l’Udinese a San Siro per 1-0, con due annullati per fuorigioco millimetrico ai friulani, e sembra che il Diavolo abbia realizzato l’impresa della vita. Certo, dopo mezz’ora i rossoneri si sono ritrovati in dieci per l’espulsione di Reijnders (un altro episodio discutibile), però sostenere che è una vittoria del cuore, dell’orgoglio, di Fonseca e vattelappesca è abbastanza surreale e autoconsolatorio.“Abbiamo dimostrato di essere squadra” tuona l’allenatore tutto contento per aver vinto senza Hernandez (squalificato) e Leao per scelta. Bella soddisfazione. A parte che la difesa continua a fare acqua, ma cosa c’è da rallegrarsi? Ma come fa una società, anzi un importante fondo d’investimento, ad essere contenta che i suoi pezzi più pregiati siano messi ai margini dall’allenatore? Bene, abbiamo vinto senza Leao, che fortuna! Un buon tecnico, di solito, è quello che riesce a ottenere il meglio dai suoi. Soprattutto dai migliori. Lasciarli fuori non è una grande abilità. Un segnale forte? Mah, vedremo in Champions contro il Bruges.

La verità è che Il Milan, come un veliero disalberato, sembra un gruppo abbandonato a sé stesso. A proposito di società: dov’è Ibrahimovic? Cosa fa di bello il boss? E’ ancora in vacanza?

Retegui ancora in gol

Buone notizie dall’Atalanta che supera facilmente il Venezia con Pasalic e l’inesorabile Retegui. Si mette invece male per l’allenatore Di Francesco e per i Lagunari fermi a quattro punti e ultimi in classifica. A uscirne con le ossa rotte è anche il Lecce che in casa ne prende ben sei dalla Fiorentina. Un bel cappotto, insomma. Un punteggio tennistico, favorito dall’espulsione di Gallo sullo 0-2, che certifica l’atteggiamento arrendevole dei salentini, anche loro sempre più risucchiati verso il basso. Per il tecnico viola, Palladino, è il secondo successo di fila . Una bella giornata oscurata dagli infortuni di Kean e Gud. Ultimo, ma non ultimo il Cagliari, che centra la prima vittoria in casa (3-2) rimontando il Torino a un un quarto d’ora dalla fine. Un black out, quello del Toro, che costa ai granata la terza sconfitta consecutiva in campionato. Pesano le molte assenze, ma intanto l’Europa si allontana.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB