Il piano

Lodi, restyling dell’ex Linificio: mancano all’appello 5 milioni

L’intervento di ristrutturazione per realizzare l’Opificio della cultura è finanziato con 18,5 milioni di fondi Pnrr e 2,5 del Comune ma non sono sufficienti.
Il sindaco Furegato: occasione unica per il territorio

di Raffaella Ciceri

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A chi gli chiede come si immagini l’ex Linificio tra dieci anni risponde «vivo, partecipato: un polo museale e culturale che a Lodi manca».

Ripiombando nel presente, il cantiere dell’ex Linificio oggi è la scommessa più impegnativa e dall’esito più incerto che stanno gestendo il sindaco Andrea Furegato e l’amministrazione comunale di Lodi.

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Il progetto di rigenerazione urbana dell’ex Linificio Canapificio Nazionale di via Fascetti è l’opera più imponente progettata nel Lodigiano con i fondi Pnrr.

Un intervento da oltre 20 milioni di euro (18,5 finanziati dal Pnrr, 2,5 a carico del Comune) per recuperare un’area di 14mila metri quadrati in una zona centrale della città, a ridosso della stazione ferroviaria, ben visibile per chi viaggia in treno sulla linea Milano Bologna.

Il Linificio, o fabricòn per i lodigiani, emblema della Lodi industriale del Dopoguerra in grado di accogliere fino a 1.600 operai, ha smesso di funzionare nel 1967 e dalla fine degli anni Settanta è di proprietà del Comune. In quasi mezzo secolo, un pezzo dopo l’altro ne è stata recuperata circa la metà, riconvertita nelle attuali sedi dell’Inps, delle Poste, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Ufficio scolastico provinciale, oltre a un Centro di formazione professionale, un Liceo artistico e al settore tecnico del Comune. Ma il resto è ancora una ferita aperta nel cuore della città, con il profilo architettonico inconfondibile delle industrie di inizio Novecento, i vetri rotti, gli interni invasi dalle erbacce.

Dalla scorsa settimana, con l’approvazione del progetto esecutivo e la consegna dei lavori, è scattata la corsa per trasformarlo in un “Opificio della cultura”. Vi troveranno spazio il Museo civico (inaccessibile da 15 anni), l’Archivio storico (chiuso dal 2019), un auditorium, spazi di coworking, caffetteria e aree da adibire a mostre temporanee, laboratori creativi e artistici, più altri servizi studiati anche in un percorso di condivisione con i cittadini che ha permesso di «raffinare il progetto», come spiega il sindaco Furegato.

I soldi però non bastano. I fondi del Pnrr erano stati ottenuti dalla precedente giunta di centrodestra, che aveva candidato il Linificio al bando ministeriale per la rigenerazione di immobili destinati a finalità culturali e sociali. Ma copriranno giusto il recupero della struttura.

I 2,5 milioni di mutuo acceso dal Comune serviranno per l’Archivio storico. All’appello mancano almeno altri 5 milioni per gli interni, gli impianti tecnici e gli arredi. E anche se oggi l’urgenza è il cantiere (il 30% delle opere va rendicontato entro fine settembre), c’è già il nodo dei costi della futura gestione.

Un’ipoteca pesante nelle mani di Andrea Furegato, eletto sindaco nel 2022 con una coalizione di centrosinistra: «È un’occasione unica – commenta -. Dal momento in cui sono stati accordati i fondi del Pnrr, sarebbe stato irresponsabile rinunciarvi. Ci siamo assunti la responsabilità di portare avanti una strada già imboccata: magari avremmo potuto immaginarla diversamente, ma ora conta il risultato».

Tra le ipotesi per la gestione futura c’è anche una Fondazione di partecipazione: «Penso a un partenariato pubblico-privato, con una governance aperta ai cittadini, che possa colmare il vuoto attuale in termini di promozione del territorio provinciale».

Intanto, proprio per gestire la sfida del Linificio, gli “Andrea” sono diventati due: il consigliere particolare del sindaco (a titolo gratuito) per la rigenerazione urbana dell’ex Linificio si chiama Andrea Cancellato, anche lui sindaco di Lodi (nel decennio 1980-90), già direttore della Triennale di Milano, oggi direttore dell’Adi Design Museum e presidente di Federculture.

«Senza di lui il percorso di questi mesi non sarebbe stato possibile - dice il sindaco Furegato -. Ha messo in campo un’idea progettuale che prima non c’era e una capacità manageriale unica». Chissà se l’accoppiata Furegato-Cancellato riuscirà anche nell’intento di ricostruire all’ex-Linificio la Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri, già eretta qualche anno fa lungo l’argine dell’Adda ma poi andata distrutta.

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