Già, le categorie di prodotto. Il gruppo, sotto questo aspetto, divide i ricavi in tre aree. Dapprima ci sono gli Scambiatori di calore. Questi sono costituiti da un sistema che, da una parte, grazie al passaggio di fluidi nei tubi di un componente (ad esempio CO2), cede o sottrae calore a un ambiente; e, dall’altra, costituisce una parte di un apparecchio più grande (ad esempio banchi refrigerati in un supermercato). La seconda area è, invece, rappresentata dagli Apparecchi ventilati. Appannaggio di questi sono gli scambiatori di calore abbinati a ventilatori, che di fatto costituiscono delle apparecchiature a sé stanti. Infine: la terza area. Qui troviamo le Porte di vetro per, tra le altre cose, i banchi refrigerati. Ebbene: alla fine del 2022 la divisione dei ricavi, secondo la tipologia di prodotto, è la seguente: gli Scambiatori di calore e gli Apparecchi ventilati valgono rispettivamente il 53,2 e 41,6% del fatturato. Le Porte, invece, hanno generato il 3% delle vendite.
Si tratta di una divisione destinata a cambiare nel medio periodo? Lu-Ve articola la risposta. Nel 2023, viene indicato, è prevista la ripresa ed incremento del peso percentuale degli Apparecchi ventilati. Nel medio periodo invece, al netto dell’M&A, dovrebbe aversi che gli Scambiatori di calore arrivano al 54-55% dei ricavi, mentre gli Apparecchi ventilati si assestano al 40-41%. Il segmento delle Porte, invece, resta residuale.
Vantaggi dalla diversificazione geografica
Al di là di ciò il risparmiatore realizza un ulteriore ragionamento.Il rialzo dei tassi voluto dalle banche centrali, per contrastare l’inflazione, ha spinto varie economie in recessione. Gli stessi Usa sono in predicato di cadere nella congiuntura negativa. È un trend che rischia di frenare la crescita di Lu-Ve. L’azienda, pure conscia della situazione, invita ad un’analisi articolata. In primis, viene ricordato, il gruppo vanta una diversificazione geografica, di applicazioni di prodotto e anche di stagionalità dell’attività che rende - come mostra il track record della società - resistente il business alle crisi. Inoltre, dice Lu-Ve, i processi strutturali, i quali contribuiscono alla stessa espansione aziendale, restano comunque in essere: dall’elettrificazione e digitalizzazione dell’economia - che richiede, ad esempio, più data center- fino alla messa al bando dei refrigeranti tradizionali ed inquinanti. Un contesto in cui, conclude il gruppo, la società non vede problemi.
Dinamiche e attività
Ciò detto, quali le prospettive delle categorie di prodotto? Negli Scambiatori di calore è attesa, nel medio periodo, una forte spinta in scia alla domanda di pompe di calore, soprattutto in Europa. Tra i target, sfruttando le nuove tecnologie - come le soluzioni a propano -, c’è l’ incremento delle quote di mercato. Al di là di cio, più nell’immediato e per fine del 2023, l’area in oggetto è prevista crescere ad una singola bassa cifra percentuale. Nell’altra divisione, gli Apparecchi ventilati, uno dei focus è invece sulla produzione di prodotti di ampie dimensioni da usare, ad esempio, nei centri logistici refrigerati o data center. O, ancora, sui macchinari che raffreddano i grandi motori finalizzati alla produzione di energia. Tutte soluzioni che dovranno contribuire all’espansione dell’area la quale, a fine del 2023, è stimata in rialzo tra l’alta singola e la bassa doppia cifra percentuale. Riguardo, infine, alle Porte è in atto la razionalizzazione dell’offerta, volta a concentrarsi su produzioni a valore aggiunto.
A fronte di un simile contesto, e con i ricavi che nel primo semestre 2023 sono saliti del 2,7%, quali allora le prospettive sull’intero anno? La società ricorda che il consensus di mercato prevede, a fine esercizio, un fatturato intorno a 650 milioni. Il gruppo indica che il consensus è sensato. Rispetto, invece, all’Ebitda margin Lu-Ve ribadisce che l’indicatore dovrebbe essere in linea con il 2022. Qui, a ben vedere, il rapporto tra Mol e ricavi è più debole rispetto alla media storica. Il che fa storcere il naso al risparmiatore. La società non condivide il disappunto. Il trend, viene spiegato, è anche e soprattutto l’effetto diluitivo delle acquisizioni che richiede un po’ di tempo per essere assorbito. In tal senso l’obiettivo della società, nel medio periodo, è arrivare a un Ebitda margin del 13-14 per cento.