«Fin dagli inizi la nostra azienda si è distinta sul mercato per essere in grado di proporre carte riciclate di alta qualità. Volevamo proporre carte sostenibili negli impatti ambientali e nei prezzi ma con una qualità che non facesse in alcun modo rimpiangere le materie prime vergini. Una sfida che abbiamo vinto prima con le carte da imballaggi flessibili e poi, negli anni ‘80 e ‘90, con le cosiddette carte "tissue" cioè le carte per l'igiene. Nel 1997 siamo stati i primi, infatti, a lanciare sul mercato una carta igienica in carta riciclata e rigenerata con imballaggio in Mater-Bi e con certificazione Ecolabel dell'Unione Europea. Oggi stiamo lavorando affinché il concetto di sostenibilità sia parte integrante della strategia aziendale a tutti i livelli. Vuol dire che non ci possiamo limitare a proporre al mercato dei prodotti sostenibili ma dobbiamo essere sostenibili a 360 gradi, nel rapporto con il territorio e le comunità che ospitano i nostri stabilimenti produttivi, nei processi produttivi e, ovviamente, nelle condizioni di lavoro dei nostri stabilimenti. Il Rapporto di Sostenibilità 2020 di Lucart, che pubblicheremo fra pochi giorni, il sedicesimo della nostra storia, sarà dedicato proprio a questi argomenti».
Carta ecosostenibile, prodotti green, nuove tecnologie. Qual è il percorso che state portando avanti?
«Stiamo lavorando su modelli di business sempre più circolari, perché pensiamo che siano gli unici che possano assicurare la maggiore protezione e crescita dei capitali naturali, sociali ed economici. Quando dieci anni fa ci siamo inventati un modo per recuperare tutti i materiali che compongono i cartoni per bevande poliaccoppiati, siamo partiti proprio dalla considerazione che dopo ogni fase di lavorazione, distribuzione e uso di un materiale si creano degli scarti e che questi scarti devono essere visti come nuove risorse e creare opportunità di business. Allo stesso tempo siamo impegnati nello studio delle nuove tecnologie per ridurre gli impatti dei nostri processi produttivi. Per questo, ad esempio, abbiamo recentemente installato due nuove turbine a gas metano che saranno in grado di utilizzare in parte anche l'idrogeno e il biometano quando, in futuro, sarà disponibile nelle nostre reti. Investiremo molto nei prossimi anni anche nelle energie alternative come il fotovoltaico, anche se, per il processo produttivo di fabbricazione della carta abbiamo bisogno sia di elettricità sia di calore, 24 ore su 24, e quindi, le energie alternative possono essere una parte della soluzione ma non l'unica soluzione. Continueremo infine a lavorare per ridurre i consumi di acqua legati alla fabbricazione della carta: abbiamo già ridotto i consumi specifici per tonnellata di carta prodotta del 18% rispetto al 2013 e vogliamo arrivare a una riduzione del 30% entro il 2025».
Nel vostro settore, in un'ottica di benessere del pianeta, riveste un ruolo importante il packaging sostenibile. Quali sono i vostri target?
«Dopo aver inserito, primi nel mondo, i packaging compostabili alla fine degli anni ‘90, da un paio di anni abbiamo realizzato un imballaggio in carta riciclata e riciclabile per le nostre carte igieniche (già oggi sono utilizzati sulle linee Grazie Natural in carta Fiberpack ottenuta dal riciclo dei cartoni per bevande tipo Tetra Pak). Tra l'altro ci tengo a sottolineare che la carta che utilizziamo per questo imballaggio è prodotta sempre da noi nel nostro stabilimento di Porcari (Lu). In più dal 2020 abbiamo adottato delle linee guida a livello di Gruppo sugli imballaggi sostenibili ponendoci un primo obiettivo già per il 2025, ma che è praticamente già raggiunto, di avere tutti gli imballaggi riciclabili o compostabili. Parallelamente incrementeremo la quota di imballaggi di origine rinnovabile, che comunque è già molto alta, e quella di imballaggi realizzati con materiali riciclati».