Automotive

Magna Powertrain in crescita con le commesse dall’estero

La società del gruppo Magna International costruirà per un grande gruppo europeo un milione di pezzi di motorizzazione a doppia frizione. Pronta a partire la nuova linea di cambi

di Vincenzo Rutigliano

 La sede di Modugno (Bari) di Magna Powertrain, società del gruppo Magna International, colosso mondiale nella fornitura di componenti per l’automotive

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Automotive a doppio regime nel polo barese, quasi una terra di mezzo nella conversione dai motori endotermici a quelli ibridi verso la e-mobility. Un buon esempio di “doppio binario” viene da Magna Powertrain (ex-Getrag), società del gruppo Magna International, colosso mondiale nella fornitura di componenti per il settore automotive. Il sito di Modugno è in forte sviluppo. È infatti in fase di industrializzazione – con una linea di produzione definita gigantesca, già montata e pronta a partire ad inizio 2025 – la produzione di 1,6 milioni di cambi a tripla frizione per i motori ibridi, quindi sia endotermici che elettrici, di classe A e B di Mercedes. Il ciclo di vita del prodotto è previsto fino al 2034.

Amministratore delegato. Aldo Cirilli guida Magna Powertrain

Alla fine dell’anno scorso è stata poi acquisita una nuova commessa da un grande gruppo europeo per una motorizzazione a doppia frizione, quasi un milione di pezzi al termine del programma, con una capacità massima di 170mila unità l’anno. «Per noi – spiega Aldo Cirilli, ad di Magna PT a Bari da 4 anni – è una commessa strategica perché sulla stessa piattaforma stiamo sviluppando la variante ibrida e dunque è un inizio con questo grande gruppo europeo che ci fa ben sperare per il futuro». E infatti con la stessa casa sono in corso trattative -il cui esito sarà noto entro quest’anno - per un ulteriore incremento della commessa. La doppia frizione destinata al primario gruppo europeo è abbinabile, nella versione aggiudicata alla Magna di Bari, su motori a combustione interna il che dimostra che «questi prodotti non sono affatto morti» commenta Cirilli –. Le case costruttrici stanno continuando a investire in queste tecnologie tradizionali almeno per alcuni mercati e si tratta di tecnologie pensate in maniera modulare perché possono tranquillamente diventare ibride e dunque in grado di soddisfare altre tipologie di veicoli».

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Magna a Bari punta pure sulla produzione di assali elettrici e su questo è in gara con gli altri stabilimenti del gruppo. Un cliente premium interessato alla fornitura ha posticipato di circa 6 mesi la sua valutazione strategica che dovrebbe concludersi entro questo primo semestre. Si tratta di 2,6 milioni di unità nel ciclo di vita – con un picco massimo di 400mila unità – per equipaggiare i modelli di fascia alta del cliente. Con questo portafoglio commesse puntiamo a garantire occupazione dei quasi 900 addetti del sito il cui fatturato infragruppo, nel 2023, è rimasto stabile, a 800 milioni, come nel 2022. Le commesse di Magna – insieme all’investimento di 32 milioni nel sito barese di Magneti Marelli per la produzione di 4 nuovi prodotti destinati ai motori endotermici della piattaforma Stellantis – confermano che la fase di conversione verso la e-mobility è anche a Bari, lenta, graduale, procede secondo binari paralleli, non semplici.

Le sfide poste al polo barese sulla transizione richiedono molte risorse e strategie di lungo periodo. Come quella che Leo Caroli, responsabile della task-force regionale per l’occupazione che gestisce 40 tavoli di crisi in Puglia, chiede alla Bosch, l’altro colosso ( produzione di pompe per sistemi di common rail) presente a Bari, con 700 addetti in Cig a rotazione.

«Abbiamo puntato con Bosch alla gestione del personale in esubero e a fare la riconversione graduale, ma non c’è un piano industriale sostenuto dal pubblico con il quale compensare, fine al 2027, il passaggio alla nuova fase. A Bari Bosch deve fare progetti seri per la riconversione – dice Caroli – o sarà troppo tardi». La regione invece «è pronta ad attivare un contratto di sviluppo con il Governo per gestire ad hoc la nuova fase, ma – conclude Caroli – ci vuole un progetto». Insieme alla strategia le risorse. Per le grandi imprese ci sono i contratti di programma per finanziare R&S e formazione, ma non gli attivi materiali.Ci sono 4,2 miliardi di dotazione per questa misura ed i PIA, e se si sbloccano almeno 1,5 miliardi di fondi Fsc dal totale, si potrebbero finanziare anche gli attivi materiali ed i vecchi progetti in attesa del via libera. Ma manca l’accordo di Coesione con il Governo e tutto è paralizzato.

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