Mai così tante donne al potere anche in Italia: il cambiamento arrivi da loro
In un contesto geopolitico complesso e incerto, i diritti delle donne non possono essere messi in discussione soprattutto in Europa
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I punti chiave
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È tempo di andare oltre le percentuali e la conta delle prime volte per guardare alla realtà con occhi nuovi e trovare insieme una nuova narrazione per un 8 marzo che arriva in un contesto geopolitico di incertezze e venti avversi. Dagli Stati Uniti arriva un attacco mai visto prima al tema della diversità e dell’inclusione a tutti i livelli: dalle istituzioni alle aziende, dagli studi scientifici alla comunicazione. E il primo obiettivo è naturalmente la cultura che ha perseguito nell’ultimo vent’ennio la parità di genere, punta dell’iceberg della diversity. Attacchi che portano inevitabilmente a un ripensamento profondo delle conquiste e delle disparità che le donne stanno ancora vivendo. Dalle prime bisogna ripartire per fissare un nuovo punto fermo, perché non ci siano passi indietro, almeno in Europa e in Italia, dove il sistema normativo garantisce diritti e tutele conquistate in anni di dibattiti politici e confronti serrati.
Le direttive europee
Basti pensare che a livello europeo nel novembre 2012 la Commissione ha proposto la direttiva sull’equilibrio di genere nei consigli delle società e solo dopo dieci anni di discussioni, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico nel giugno 2022. Altri due anni, poi per il recepimento delle disposizioni della direttiva, fissato per lo scorso 28 dicembre 2024. Un iter di dodici anni per affermare a livello comunitario ciò che già in molti Paesi era stato stabilito per legge. In Italia, ad esempio, la legge Golfo Mosca è stata approvata nel 2011 ed è entrata in vigore l’anno successivo.
Il prossimo anno poi entrerà in vigore la direttiva per la trasparenza salariale, che porrà le aziende di fronte al divario retributivo fra uomini e donne e nel caso si superi il 5% ci sarà l’obbligo di intervenire. Una rivoluzione in un Paese come l’Italia, in cui l’Inps proprio la settimana scorsa ha certificato un gender pay gap pari al 20%.
Il diritto all’aborto
Se si guarda all’ambito più ampio dei diritti delle donne, il confronto è stato aperto, ad esempio, in tema di aborto. L’11 aprile 2024 ha avuto luogo la votazione del Parlamento europeo circa l’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La proposta era già stata presentata nel 2022, ed è stata ripresa a seguito dell’inserimento del diritto all’aborto nella costituzione francese all’inizio di marzo 2024. Con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni, il Parlamento ha espresso il suo favore verso la modifica della Carta. Prima che tale modifica venga implementata, sarà necessaria l’approvazione da parte dei 27 stati membri, requisito necessario per le modifiche della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Ma qualcosa nei Paesi europei si muove, tanto dallo scorso 31 ottobre in Inghilterra e Galles è illegale per gli attivisti anti aborto manifestare a meno di 150 metri da un ospedale o una clinica dove si praticano interruzioni di gravidanza con l’intenzione di influenzare la decisione delle donne che vogliono abortire oppure impedire loro di entrare nelle strutture. Un provvedimento, approvato dal parlamento all’inizio del 2023, già in vigore in Irlanda del Nord da settembre del 2023 e in Scozia da settembre 2024.



