Cassazione

Maltrattamenti in famiglia se la compagna accetta regole inique per «amore e devozione»

Proprio l'accettazione volontaria di un rapporto squilibrato dimostra la sudditanza della donna e il suo annullamento personale

di Patrizia Maciocchi

Tinnakorn - stock.adobe.com

2' min read

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Scatta il reato di maltrattamenti in famiglia per il compagno che impone regole inique nel rapporto di coppia, anche se lei le accetta con «amore e devozione». Proprio la scelta volontaria di una vita a due del tutto sbilanciata, fatta di sopraffazione e violenza fisica e verbale, dimostra lo stato di sudditanza, prostrazione e avvilimento della donna. La Cassazione conferma, dunque, la condanna a carico del ricorrente per i maltrattamenti imposti alla sua compagna che, «pur di preservare l’unità familiare ed evitare litigi, aveva finito per annullare sé stessa, lasciando il lavoro, perdendo la propria autonomia economica, rimanendo succube di discriminatorie e condizionanti regole di vita».

Per la difesa diventa un argomento boomerang sottolineare «l'amore e la devozione» che avevano spinto la vittima ad accettare un ménage umiliante, fatto di tradimenti, di una divisione di compiti del tutto sbilanciata a favore dell'uomo, tanto da indurre la signora a rinunciare anche al lavoro per restare in un inferno domestico. Non passa neppure il tentativo di derubricare a liti e crisi di coppia fisiologiche quelle che erano in realtà vere aggressioni verbali e, in una circostanza, anche fisiche.

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Nella lite deve esserci simmetria

Per la Suprema corte un argomento non spendibile. I giudici ricordano, infatti, che «il mero litigio - per quanto lo scontro possa essere animato - rinviene pur sempre l'humus in una situazione di “simmetria”, presuppone una parità di posizione e un confronto dialettico». Per il ricorrente c'è anche l'aggravante della violenza assistita, perché i maltrattamenti erano avvenuti alla presenza dei figli (uno dei quali minorenne). Ragazzi - sottolineano gli ermellini - che erano «loro malgrado, cresciuti e vissuti in un contesto familiare, ove - non solo le minacce e gli insulti- ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità della loro madre erano all'ordine del giorno».

Per la Cassazione non c'è dubbio che i figli avessero percepito e avvertito tutto il peso del clima di “sudditanza” della mamma, mortificata dalle ferree regole dettate dal compagno nella gestione quotidiana del ménage familiare.

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