Manovra, il Tesoro a caccia di 10 miliardi per tenere il deficit sotto controllo
È corsa alle coperture della manovra. Il Mef è a caccia di 10 milaridi per mantenere un disavanzo nominale al 2-2,1 per cento. Intanto il mancato accordo sui tagli agli sconti fiscali “dannosi” fa slittare il decreto ambientale
di Marco Rogari e Gianni Trovati
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Dopo ore di tensione nel governo il decreto verde preparato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa salta l’appuntamento con il primo consiglio dei ministri operativo del governo Conte-2. Il provvedimento «arriverà presto», ha rilanciato Costa. Ma per spianare la strada verso il via libera, più dei problemi di copertura (modesti, la spesa indicata nelle bozze non arriva a 300 milioni), bisognerà affrontare il cuore vero del provvedimento: l’idea di tagliare di almeno il 10% all’anno gli sconti fiscali «ambientalmente dannosi», anche per finanziare con il 50% dei risparmi ottenuti per quella via una serie di investimenti verdi.
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L’obiettivo è ambizioso, perché il catalogo degli sconti dannosi pubblicato a luglio dal governo stima in 19,3 miliardi il costo complessivo nel 2018, per cui un taglio generalizzato del 10% porterebbe poco meno di due miliardi. Ma è anche politicamente azzardato, perché nel conto rientrano voci come l’accisa più leggera sul gasolio (4,9 miliardi all’anno), i rimborsi agli autotrasportatori (1,26 miliardi) o gli aiuti all’uso di prodotti energetici in agricoltura (865 milioni). Al decreto non è bastato indicare che sarà la legge di bilancio a individuare ogni anno gli sconti da tagliare. Anche perché è un passaggio scontato.
Proprio gli sconti fiscali sono del resto uno dei dossier al centro delle riunioni al ministero dell’Economia nella corsa alle coperture della manovra. La sfida è complicata anche dall’inevitabile taglio alle stime di crescita per l’anno prossimo: l’ultima previsione è arrivata dall’Ocse, che per il 2020 italiano indica un modestissimo +0,4%, e nemmeno la Nota di aggiornamento al Def attesa per la prossima settimana andrà oltre lo 0,3-0,4%. E meno crescita, com’è ovvio, significa più deficit.
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