Manovra, il governo punta alla gara per il 5G. Attesi 2 miliardi
di Andrea Biondi e Carmine Fotina
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Le compagnie telefoniche la considerano già cosa fatta. Le telco stanno in sostanza già iniziando a fare i conti con l’idea che dovranno presto mettere mano al portafogli per affrontare l’asta per le frequenze del 5G, la quinta generazione di tecnologie su reti mobili: ora in fase di sperimentazione e per la cui commercializzazione occorrerà attendere almeno al 2020.
Un’idea, questa degli operatori, non del tutto campata in aria visto che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, ministero dell’Economia, ministero dello Sviluppo economico e Palazzo Chigi (in particolare il dossier alla presidenza del Consiglio è seguito dal vicesegretario generale Nino Rizzo Nervo), stanno lavorando per trovare la quadra attorno a un progetto che nelle intenzioni dovrà entrare nel menu della prossima legge di bilancio.
In un’intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa lo scorso 20 agosto il sottosegretario al Mise con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha per primo tratteggiato la possibilità di varare in tempi rapidi l’asta per le frequenze che serviranno per il 5G, ponendola possibilmente anche come alternativa alla vendita di quote di Poste e Ferrovie.
Al di là della dichiarazione, l’idea di dare un colpo d’acceleratore sul dossier c’è e ministeri e tecnici ci stanno lavorando. L’operazione sulle frequenze in manovra si chiarirà comunque solo a metà settembre. La Nota di aggiornamento del Def, che terrà conto del nuovo dato dell’inflazione e stabilirà un’eventuale revisione al rialzo delle previsioni di crescita, sarà determinante per capire i margini di movimento per finanziare misure espansive. E di conseguenza si determinerà anche il fabbisogno della dote di risorse necessarie per le coperture.
C’è comunque un precedente significativo nell’ultima legge di bilancio. Per il 2017, infatti, si recuperarono 2 miliardi con il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze 900 e 1800 Megahertz in scadenza, con autorizzazione al cambio di tecnologia, e rinnovo fino al 2029. Ovviamente, la scelta di utilizzare un’eventuale entrata straordinaria proveniente dalle frequenze a copertura di misure per la crescita sarebbe alternativa a uno scenario che vorrebbe le risorse impiegate per ridurre il debito pubblico, in sostituzione di nuove tranche di privatizzazioni. Scenario, quest’ultimo, che apparirebbe comunque complicato alla luce delle regole europee sulle entrate effettivamente utilizzabili a questo scopo. Il cantiere riguardante la nota di aggiornamento al Def e la legge di Bilancio è aperto e il premier Paolo Gentiloni, appena rientrato da Amatrice, ha fatto un primo giro di orizzonte insieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

