Governo

Meloni, la conferenza slitta al 4 gennaio: problemi di otolite. Manovra, al via l’esame in Aula alla Camera

Il ministro dell’Economia Giorgetti: usciamo dall’allucinazione del superbonus, mai detto che Italia avrebbe ratificato il Mes

Aggiornato il 28 dicembre 2023

L'Italia non ratifica il Mes: no della Camera. Forza Italia astenuta

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Al via nell’Aula della Camera l’esame della manovra economica. Sono 26 i deputati iscritti a parlare in discussione generale, che si protrarrà fino al primo pomeriggio, quando avrà inizio l’esame degli emendamenti che sono stati presentati al testo approvato dal Senato e che dovrà essere licenziato a Montecitorio entro domani.

Era arrivato ieri il via libera della commissione Bilancio della Camera alla legge di bilancio . Bocciati tutti i quasi mille emendamenti presentati dalle opposizioni. Prima del voto in commissione si è svolta l’audizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha risposto alle domande dei deputati sulla manovra di bilancio. Ma anche sul nuovo Patto di stabilità e sul no al Mes da parte del Parlamento.

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Per Meloni problema di otoliti: in via di miglioramento

È slittata ancora la conferenza stampa di fine anno della premier Giorgia Meloni prevista per giovedì 28 dicembre alle ore 11. L’appuntamento è stato rinviato al 4 gennaio (ore 11) a causa della recrudescenza dello stato influenzale che aveva colpito la premier nei giorni scorsi. I collaboratori della premier hanno spiegato che Meloni ha sofferto di un problema di “otoliti” che l’ha costretta «a letto e al buio» per quasi due giorni. Nella serata di ieri un otorino l’ha visitata a casa, ha diagnosticato la «sindrome otolitica» e le ha eseguito «la manovra» per risolvere la situazione. Ora la premier è «già in via di miglioramento»: con «il collare, è riuscita ad alzarsi e a parlare al telefono».

Giorgetti: non ci saranno manovre aggiuntive

«Quello che posso dire è che le previsioni» del governo con i documenti programmatici «sono coerenti con quello che è previsto dal nuovo Patto di stabilità, non sono previste manovre aggiuntive». L’accordo sul patto di stabilità, ha spiegato, «è un compromesso, se un compromesso verso il basso o verso l’alto, io ho detto e ribadisco che le valutazione le faremo tra qualche tempo». Poi ha aggiunto: «Il successo italiano è la possibilità dell’allungamento» fino a «sette anni per coloro che rispettano il Pnrr. Vuol dire che bisogna rispettare il Pnrr - ha sottolineato Giorgetti - in tutto questa flessibilità è entrata ed è un grande successo del nostro Paese».

«Camere sovrane sul superbonus ma stop allucinazione»

Sul superbonus, ha sottolineato Giorgetti, «è il Parlamento a decidere, ma io so quale è il limite oltre il quale non si può andare, questa è la realtà dei numeri» e il superbonus «è come una centrale nucleare che ancora non riusciamo a gestire». Anche il bonus al 70%, ha aggiunto, «vi assicuro che visto da fuori è tantissimo, dobbiamo uscire un po’ da questa allucinazione di questi anni in cui ci sembra tutto dovuto», anche perchè «quando fai debito lo paghi» e sono «miliardi sottratti agli italiani alle famiglie italiane, di spesa per la previdenza».

«Mai detto che Italia avrebbe ratificato il Mes»

Quanto al Mes «prima di tutto io non ho mai detto né in Parlamento, né in Europa, né in nessuna altra sede che l’Italia avrebbe ratificato il Mes. Ho letto cose assurde, assolutamente false e vi prego di prenderne atto» ha proseguito il ministro dell’Economia, spiegando di aver detto che dopo quattro rinvii «una decisione il Parlamento per serietà avrebbe dovuta prenderla». «Il Parlamento sovrano ha votato e ha votato come avevo anticipato in sede europea dove ho sempre detto» che gran parte del Parlamento era contraria e «l’esito sarebbe stato inevitabilmente questo».

Il Mes, ha affermato il ministro rivolto ai deputati, «non è né la causa né la soluzione del nostro problema che si chiama debito. Avete capito?». Per Giorgetti, «dobbiamo concentrarci sul fatto che il debito in particolare quando costa ed è oneroso deve essere tenuto sotto controllo altrimenti il Paese non ce la fa. O ce la fa mantenendo la rendita, come direbbe qualche vecchio marxista, e non premiando chi fa produzione, chi lavora e chi intraprende, che è la missione del governo».

«Assuefatti a Lsd del debito, ora basta»

«Abbiamo vissuto quattro anni in cui abbiamo pensato che gli scostamenti si potessero fare, che il debito e il deficit si potessero fare e si potesse andare avanti così senza tornare a un sistema di regole. Il problema non è l’austerità, il problema è la disciplina» ha detto il ministro dell’Economia, rispondendo alle domande in commissione. «Ci siamo assuefatti a questo Lsd che abbiamo preso in questi anni», ha aggiunto.

Giorgetti: al Senato migliorati tutti i saldi di finanza

«Con riferimento all’esame della legge di bilancio l’esame del Senato ha prodotto una serie di cambiamenti che hanno nel complesso» prodotto «un miglioramento di tutti i saldi di finanza pubblica» ha detto Giorgetti in commissione. Il minitro ha citato le modifiche intercorse nell’esame di Palazzo Madama e tra l’altro le misure sulla previdenza di medici, dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari ma anche le misure a contrasto del disagio abitativo o quelli relativi alle infrastrutture. «È stata mantenuta intatta - ha osservato - le quadratura e l’impianto della nostra proposta e il governo lo valuta positivamente».

Opposizioni sul piede di guerra

Da giorni le opposizioni in coro invocano le dimissioni del ministro dell’Economia, dopo il voto della maggioranza che ha bloccato la ratifica della riforma del Mes. Lo accusano soprattutto dopo averlo sentito dire che nel suo ruolo «aveva interesse che fosse approvato per motivazioni di tipo economico e finanziario» ma «non c’era aria» per farlo. Giorgetti è tranquillo - assicurano fonti a lui vicine -, se ci saranno domande è pronto a rispondere in commissione.

«Il Parlamento ha chiesto al ministro di parlare di Mes e Patto di stabilità - osserva Luigi Marattin, di Iv - e ci aspettiamo che parli di questo: in una repubblica parlamentare funziona così». Anche perché, nota Marco Grimaldi, di Avs, «vogliamo ci spieghi, alla luce del nuovo Patto, come la legge di bilancio e le politiche economiche del governo possano evitare un disastro sociale». Le incognite sono tante secondo la dem Maria Cecilia Guerra: «Il nuovo Patto è meno flessibile di quanto sperava il governo, questo avrà ricadute rilevanti sulla leggi».

Manovra giovedì 28 in Aula alla Camera

In attesa anche del report di Eurostat con i dati relativi al superbonus, la priorità è portare a termine l’approvazione della manovra in Parlamento entro la fine dell’anno. Va concluso in commissione l’esame degli emendamenti, giovedì il testo è atteso in Aula: è da capire quanto spazio ci sarà per i quesiti delle opposizioni. «Poiché è una manovra blindata, dalla maggioranza già ci hanno detto che i nostri li bocciano tutti - spiega uno di loro -, ma noi vogliamo che su tutte le proposte ci sia il parere e il voto».

Le misure principali della legge di bilancio

Proroga del taglio del cuneo fiscale per il 2024 e Irpef che passa da 4 a 3 aliquote: sono le misure più importanti della Legge di Bilancio, approvata il 22 dicembre in Senato, e che approda alla Camera per avere il via libera definitivo il 29 dicembre. Da sole, queste due misure assorbono metà dei 28 miliardi di euro stanziati dalla manovra. Il testo che ha ottenuto l’ok del Senato consta di 109 articoli. La maggioranza alla Camera potrà sostanzialmente solo approvarlo. Nella legge viene confermato il taglio del cuneo fiscale, già in vigore da luglio (6 punti in meno per i redditi fino a 35mila euro e 7 per quelli fino a 25mila). Ma la riduzione non sarà applicata alle tredicesime ed è finanziata solo per il 2024.

Poi c’è la nuova Irpef, che passa da quattro a tre aliquote, con l’accorpamento dei primi due scaglioni (l’aliquota del 23% sarà applicata sui redditi fino a 28mila euro): l’effetto combinato di cuneo ed Irpef, secondo il Tesoro, rimpinguerà le buste paga dei dipendenti fino 1.298 euro annui. Sul fronte pensioni si torna a Quota 103, ma con penalizzazioni: restano i 62 anni d’età e 41 di contributi, ma l’assegno sarà ricalcolato con il metodo contributivo e con un tetto massimo mensile di circa 2.250 euro. Secondo le stime, consentirà la pensione anticipata a 17mila persone nel 2024. Nel corso dei lavori in Senato è arrivata anche la correzione sul contestato taglio alle pensioni del personale sanitario, degli enti locali, degli uffici giudiziari e dei maestri. Saranno salvi i diritti acquisiti al 31 dicembre 2023 e non saranno toccate le pensioni di vecchiaia.


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