Marcegaglia: «Transizione energetica essenziale ma serve approccio non ideologico»
La presidente e ad di Marcegaglia Holding a tutto campo. «Bene il governo finora, ma serve qualche iniziativa più strutturale e più sostegno alle industrie energy intensive. Draghi è la persona giusta senza se e senza ma»
di Celestina Dominelli
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I punti chiave
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La transizione energetica è una strada imprescindibile per l’Italia e le sue aziende, ma è necessario un approccio «non ideologico», su una linea di neutralità tecnologica, che valuti costi e benefici ma anche l’impatto per le filiere industriali schiacciate dal peso degli effetti della crisi energetica amplificata dal conflitto russo-ucraino. Emma Marcegaglia, presidente e amministratrice delegata di Marcegaglia Holding, nonché ex presidente di Eni, del B20 e di Business Europe, va dritto al punto, dal palco del Festival dell’Economia di Trento, rispondendo alle domande di Alberto Faustini, direttore dell’Adige.
Rincari materie prime ai massimi, c’è preoccupazione
«Il 2021 è stato molto buono con il manifatturiero che ha fatto bene e gli investimenti sono saliti - esordisce esaminando l’andamento complessivo dell’economia -. Processi che hanno fatto aumentare gli ordini. Ora c’è preoccupazione: gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia sono iniziati prima della guerra. Per esempio le materie prime siderurgiche sono andate ai massimi degli ultimi 20 anni e la crisi ucraina ha acuito e reso duraturi questi effetti».
La transizione energetica è un tema enorme
L’imprenditrice usa parole chiare per analizzare la complicata congiuntura e l’impatto pesantissimo del conflitto. E la sua disamina si sofferma molto sulla transizione energetica che, precisa, «personalmente, ma lo dico anche a nome delle imprese, dobbiamo assolutamente fare. C’è un tema di responsabilità sociale delle imprese e gli imprenditori seri ce l’hanno ben presente», spiega l’imprenditrice perché, aggiunge, è «un tema enorme, che cambia completamente l’assetto di come produciamo».
Costi per 1100 miliardi per implementare le tecnologie green
Ma attenzione, appunto, a come sarà portata avanti dal momento che a questo percorso sono associati costi molto significativi, aggiunge la Marcegaglia citando alcune stime di Confindustria e di altre agenzie governative. «Per l'Italia l'implementazione delle tecnologie per la decarbonizzazione costa 1.100 miliardi di euro, quindi una enormità e non sempre questo è chiaro».
Su decarbonizzazione niente approcci ideologici
Insomma, per la numero uno di Marcegaglia Holding, la strada che porta alla neutralità carbonica non può essere abbandonata, ma va portata avanti con studi seri su costi e benefici, valutando l’impatto sulle filiere industriali, nonché i prezzi di energia, materie prime e terre rare, «su cui - aggiunge - rischiamo di aumentare la nostra dipendenza dalla Cina e lì fanno questo usando energia a carbone». La Commissione Europea, ragiona la Marcegaglia,«dice che l'Europa deve essere all'avanguardia e ha ragione, ma non mi piace l'approccio ideologico in cui non si calcola il costo e l'impatto sulle filiere industriali italiane. Le scelte sulle auto elettriche, per esempio, possono distruggere la filiera auto, che in Italia è un'eccellenza. Se andiamo avanti così rischiamo di non fare la decarbonizzazione, rischiamo di distruggere delle filiere». C’è un tema di sostenibilità aziendale, incalza, «che va coniugato con un tema di sostenibilità sociale. Abbiamo un’opportunità in Europa, perché abbiamo una leadership mondiale sulle tecnologie green che ci viene riconosciuta, ma dobbiamo agire in modo serio».




