Marche, 2023 un anno di lavoro sul piano di rilancio industriale della Regione
Messa in campo una strategia per una nuova solidità strutturale e un forte dinamismo imprenditoriale capace di nuove sfide tecnologiche e competitive
di Daniela Casciola
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Nel 2023 sono stati realizzati interventi per porre le basi del rilancio industriale delle Marche, una Regione da sempre con forte vocazione industriale e portatrice di un originale modello di sviluppo diffuso per tanti decenni, prima di attraversare recentemente un decennio difficile, condizionato, oltre che dall’indebolimento di alcune rilevanti filiere produttive, da numerosi shock esogeni, da catastrofi naturali ed epidemiologiche, da crisi finanziarie e bancarie. Una fase che aveva portato le Marche al declassamento a livello europeo come regione “in transizione”, al pari, in Italia, di Abruzzo e Umbria.
Il tessuto imprenditoriale marchigiano si è mantenuto in tutto questo tempo dinamico e pronto a cogliere le nuove sfide dell’innovazione, partendo dalle vocazioni produttive tipiche e apportando nuovi contenuti tecnologici, nuovi concetti produttivi e organizzativi. Era necessario dare una accelerazione a questi processi e accompagnarli dal recupero e l’espansione della base produttiva e occupazionale.
L’azione complessivamente messa in campo, in gran parte delineata nella nuova Strategia di Specializzazione Intelligente e sostenuta dalle nuove risorse FESR 2021-27, si è articolata nei seguenti punti: riorganizzazione delle filiere, accesso al credito, innovazione finanziaria e ricerca, innovazione e rigenerazione del tessuto imprenditoriale.
RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI PRODUTTIVI E SPINTA ALLA RIORGANIZZAZIONE DELLE FILIERE
1. Già dal 2022 è stato attivato un bando per sostenere nuovi piani industriali di espansione produttiva da parte delle imprese industriali. Sono state intercettate e approvate proposte di 25 imprese che hanno presentato investimenti per oltre 176 milioni di euro e in grado di generare un impatto occupazionale diretto pari ad almeno 800 posti di lavoro a tempo indeterminato. Si tratta di una sicura sottostima prudenziale, a cui va anche aggiunto l’impatto indiretto sull’indotto di fornitura e di servizio. Gli investimenti riguardano per la maggior parte gli investimenti produttivi in senso stretto costituiti dalla realizzazione di nuovi impianti, dall’espansione di quelli esistenti o dalla riattivazione di quelli inutilizzati. Per oltre il 55% essi ricadono in quelle che sono le aree di crisi conclamate della Regione: l’area fabrianese colpita dalla crisi del gruppo Merloni, quella del distretto calzaturiero fermano-maceratese, quella del Piceno. Oltre a questo, l’ammontare degli investimenti comprende la ricerca e sviluppo, l’innovazione organizzativa e digitale (nelle sole PMI), l’innovazione energetico-ambientale e infine sulla formazione dei lavoratori e sulle assunzioni di lavoratori appartenenti a categorie fragili. Vengono coinvolte molte delle filiere strategiche delle Marche: la cantieristica, il sistema pelle e calzature, l’arredo e il sistema casa, l’elettronica e la meccatronica. In gran parte si parla di investimenti delle imprese locali lanciate verso la crescita, ma non manca qualche investimento da parte di soggetti extra-regionali, che confermano l’attrattività e l’interesse per attivare unità produttive nel sistema marchigiano.t
2. Di fianco a questo è stato fatto un primo intervento volto a promuovere progetti in rete tra PMI per ottenere una maggiore dimensione economica e sviluppare congiuntamente nuove funzioni strategiche. 11 progetti con il coinvolgimento di 54 imprese sempre sulle stesse filiere, ma un intervento che verrà sicuramente ripetuto perché ritenuto da tutti necessario.
3. Altro intervento sul rilancio degli investimenti è rivolto a sostenere operazioni di minori dimensioni per le piccole e medie imprese, per andare incontro all’impegno delle imprese minori per il loro ammodernamento tecnologico, riqualificazione e, se del caso espansione. Su questo sono stati attivati tre bandi distinti con l’obiettivo di dare risposte alle diverse tipologie produttive. Il settore artigianale, estremamente diffuso nei tanti borghi, le PMI industriali, maggioranza del tessuto produttivo, le imprese cooperative di produzione, importanti per mantenere il radicamento sul territorio. Per i primi due bandi sono già state presentate le domande, circa 1150. Il terzo resterà aperto fino alla fine del febbraio 2024.
ACCESSO AL CREDITO E INNOVAZIONE FINANZIARIA

