Gruppo Reda

Marginalità a rischio per il Gruppo Reda

La difficoltà di prevedere i costi di produzione a causa dell’oscillazione dei prezzi dell’energia rende difficile adeguare i listini

di Marika Gervasio

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Otto milioni di euro in più in bolletta da febbraio 2022 a oggi: tanto stanno costando al gruppo Reda, storico lanificio piemontese, gli incrementi dei costi energetici. «Da febbraio a oggi il prezzo per megawattora è raddoppiato arrivando a 570 euro, ma la media del 2020 era di 120-130 euro - spiega il ceo Ercole Botto Poala -. Il che significa che dal 2020 a oggi i costi sono saliti di 4,7 volte. Il problema è che in questo contesto la maggior parte degli operatori non fa contratti con le aziende che quindi sono sul libero mercato e pagano l’energia al prezzo giornaliero che fa la Borsa. Questo comporta la difficoltà di riuscire a calcolare i costi di produzione per poi adeguare i listini». Il paradosso è che «in un momento in cui il mercato si è ripreso e il mondo dopo la pandemia aveva voglia di ripartire c’è una parte della filiera che ha difficoltà a fare i conti con precisione a danno della marginalità. Dietro alla crescita del fatturato si nasconde, infatti, una forte riduzione di cassa che per aziende che in due anni di pandemia hanno avuto solo costi e non ricavi, come quelle della moda, vuol dire mancanza di risorse per poter finanziare la ripresa. Gruppo Reda chiuderà l’anno con ricavi oltre i 100 milioni di euro, ma sulla marginalità non riesco a fare previsioni».

I rincari dei prodotti finiti si stanno già vedendo in vari settori. «Per quelli della moda arriveranno nelle prossime stagioni - avverte Botto Poala -. Qualcuno deve intervenire urgentemente a livello europeo su questa questione».

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