Massimo Valsecchi: «In anni schiacciati sul presente la mia Palermo è un’idea di futuro»
di Angela Manganaro
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In un caldo pomeriggio a Palermo Massimo Valsecchi spalanca le vetrate di una stanza al primo piano di Palazzo Butera. A sinistra si apre uno degli splendidi saloni di uno dei più bei palazzi nobiliari di Sicilia, a destra il balcone dà sulla stretta via della Kalsa, antico quartiere un tempo abbandonato ora rinato.
Ex broker, ex docente di storia del design industriale, collezionista assieme alla moglie Francesca, Valsecchi sta raccontando il suo ambizioso progetto che nasce prima della fine 2015, momento in cui acquista Palazzo Butera e si trasferisce in città.
La sua voce è all’improvviso coperta dalla musica a tutto volume di una macchina che si infila nella stradina; da siciliana quasi si vorrebbe chiedere scusa per l’irrispettosa esplosione che invade l’antica dimora, il ligure Valsecchi non cambia tono né si scompone, solo si interrompe e osserva «questa è una presa di posizione, è una umanità che non sa come esprimersi».
Valsecchi non è il ricco cosmopolita estraneo a una regione in un cui non aveva messo piede fino a quattro anni fa. Non è neanche solo l’investitore che dà vita a un importante museo (al pianoterra mostre temporanee, al primo piano conferenze e attività didattiche, al secondo la ricca collezione Valsecchi che riceverà i prestiti di due musei universitari, l’Ashmolean di Oxford e il Fitzwilliam di Cambridge, beneficiari delle sue donazioni temporanee).
Porta avanti un progetto rivoluzionario, almeno agli occhi di chi ha sempre visto i palazzi siciliani splendidi, decadenti e irrimediabilmente chiusi. Ha costruito una piccola rampa di scale che ora collega la Passeggiata delle Cattive che dà sul vecchio porto («non sempre aperta», si duole lui) alla caffetteria Tasca d’Almerita da poco inaugurata. La Passeggiata, le scale, il bar, si entra così nel cortile del Palazzo «lo si attraversa», dice Valsecchi: «non è necessario che le persone visitino il museo, è importante che possano entrare nel centro storico attraverso Palazzo Butera, che non deve più essere una fortezza».




