Mattarella: «Costruire l’Italia del dopo emergenza». L’affondo sulla giustizia
Uno sguardo in avanti, quello del presidente, nel quale alcuni hanno letto la ferma intenzione di non subire pressioni su una scadenza più breve del settennato
di Lina Palmerini
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I punti chiave
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Un lungo discorso, reso più lungo dalle continue interruzioni dell'Aula per gli applausi. In tutto ne sono stati contati 55, una specie di record se non fosse che rispecchiano l’umore di un Parlamento che si sente finalmente libero da un pericolo scampato, quello di un tilt istituzionale e di una fine traumatica della legislatura. Del resto è la fotografia che ne fa lo stesso Sergio Mattarella quando, proprio all’inizio del suo intervento, parla di come il «prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni» avrebbero potuto «mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese». Dunque è stata «questa consapevolezza la ragione del mio sì».
Così, dice, «si sono conclusi giorni travagliati per tutti, anche per me». Sappiamo, infatti, come avesse fatto piani di vita differenti ma è arrivata «una nuova chiamata - inattesa - alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi».
Volendo però dare un titolo al suo bis sarebbe “l'Italia del dopo emergenza” e con un passaggio chiave sulla riforma rimasta inattesa nel suo primo settennato: quella della magistratura. Ma, come dicevamo, la “missione” è «disegnare e costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza». Uno sguardo in avanti, quindi, nel quale alcuni hanno letto la ferma intenzione di non subire pressioni su una scadenza più breve del settennato. Pressioni inaccettabili secondo la lettera della Costituzione.
L’Italia del dopo emergenza
E questa Italia del dopo emergenza, Mattarella la vede «al centro dell’impegno di ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale». Dà atto alle imprese italiane «dello straordinario impegno» grazie al quale «l’economia ha raggiunto risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione». Ma non basta, quello che serve ora è dare attuazione al Pnrr con «progettualità, innovazione, investimenti nel capitale sociale e un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese». Le difficoltà si vedono già, inflazione, caro energia, il tema dell'occupazione che continua a lasciare indietro donne e giovani, tuttavia la possibilità di rilancio è scritta in Europa, nel Next Generation Eu.
Il tema giustizia
Se c’è un filo che lega il suo prima mandato al secondo è il tema-giustizia. «Un profondo processo riformatore deve interessare il versante della giustizia», dice e praticamente da qui in avanti, ogni capoverso del suo discorso avrà applausi scroscianti da tutte le parti politiche. «L’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini». Il punto in cui sferza i giudici è proprio il clima di sfiducia nella società dopo gli scandali delle correnti che mette all’indice. «È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Csm possa svolgere appieno le funzioni superando logiche di appartenenza». Sarà un caso ma “l'immediatezza” di cui parla trova riscontro in un faccia a faccia tra Draghi e la ministra Cartabia proprio di ieri.
