Meccatronica alla sfida dell’intelligenza artificiale
Legame con il territorio, innovazione e internazionalizzazione spiegano una competitività record. Ora le aggregazioni
di Ilaria Vesentini
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Il distretto della meccatronica di Reggio Emilia è difficile da fissare in un’istantanea. Non solo perché sono sempre più sfumati i confini delle aziende che operano mescolando tradizione metalmeccanica, innovazione elettronica e avanguardia informatica, ma perché la velocità della crescita e del cambiamento è rapidissima. «Il futuro della meccatronica si declinerà in un nuovo mix di competenze che includono l’infinitamente piccolo, ossia fisica e chimica, e l’infinitamente grande, il cloud e l’intelligenza artificiale. Non c’è azienda manifatturiera che oggi possa esimersi dalla meccatronica, perché o la produce o la utilizza e noi, qui a Reggio Emilia, ci giochiamo l’asso di un distretto storico e baricentrico che vive in forte connessione con gli altri poli specializzati, che operano nel raggio di poche decine di chilometri nella pianura padana e dove troviamo tutte le soluzioni e il know-how». Così Alberto Rocchi, ingegnere elettronico di Walvoil, dal 2019 alla guida del Club Meccatronica di Unindustria Reggio Emilia, sintetizza la forza e le prospettive di un cluster che secondo l’associazione conta oggi 635 imprese per 41mila addetti e 16 miliardi di euro di fatturato, trainato da un export che incide per quasi i due terzi ed è cresciuto del 60% negli ultimi dieci anni, il doppio della meccanica nazionale.
Non è solo il legame con il territorio a spiegare la competitività record, ma anche il tasso di internazionalizzazione (tra export e investimenti diretti) e di innovazione delle imprese, come ben fotografato in un recente focus sulla meccatronica reggiana del Centro studi Intesa Sanpaolo: l’export per addetto supera i 224mila euro nel distretto, a fronte di 182mila euro per addetto nella meccanica italiana; il 7,2% delle imprese meccatroniche locali è in mani estere ma una quota quasi doppia (13,9%) ha acquisito realtà oltreconfine (percentuali superiori alla media); il 21,8% delle imprese del distretto brevetta, oltre 4 punti sopra il dato nazionale. «In quanto a brevetti possiamo fare meglio – ammette Rocchi – ma sull’innovazione, anche se non formalizzata, stiamo investendo tutti moltissimo, grazie a un legame sempre più stretto con le università, a partire da quella di Modena e Reggio Emilia. E il merito va anche ai bandi pubblici che hanno imposto, come condizione per avere contributi, la collaborazione con atenei e centri ricerca. Questa contaminazione fa bene a tutti: i professori fanno consulenza, gli studenti vengono a fare tesi e noi abbiamo uno strumento in più per attirare giovani risorse, la carenza di profili è diventata un’emergenza».
Nel 2023 c’è stato un aumento del 7% degli addetti nel distretto, mentre sono calate del 5% le aziende, per aggregazione in atto, dove ancora più della metà delle aziende ha meno di dieci dipendenti. Il 70% della forza lavoro è nelle realtà medio-grandi, dai big reggiani come Comer Industries, la holding Interpump, E80 Group, ai colossi esteri come l’americana Dana, che otto anni fa ha rilevato Brevini. «Dopo gli anni bellissimi seguiti alla pandemia, la corsa sta rallentando e incide anche la difficoltà a trovare personale, pure quello non qualificato. Restiamo comunque ottimisti – conclude Rocchi – non solo perché si stima un secondo semestre di recupero ma perché abbiamo mercati geografici molto diversificati e il dinamismo degli Usa (primo bacino di sbocco della meccatronica reggiana, ndr) e dell’Asia compenserà l’eventuale calo in Europa».
Gli ultimi due anni record per fatturati e profitti, nonostante i rincari energetici, «sono stati teatro di lotte sindacali per la redistribuzione di marginalità senza precedenti - conferma il segretario provinciale Fiom, Simone Vecchi – ma da fine 2023 si è ricominciato a parlare di ammortizzatori sociali, con una diffusione preoccupante nelle aziende artigiane, primo anello e sentinella della filiera: significa che i committenti stanno reinternalizzando lavorazioni e assemblaggi. E le richieste di Cig stanno arrivando ora da tutti i big delle pompe, dell’oleodinamica, della trasmissione di potenza e anche della meccanica agricola».


